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L'intervista a Marco Rigoni
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giovedì 09 novembre 2017 - 20:56
attuale "Brand Manager" del Novara e doppio ex

Ternana-Novara non può non riportare alla mente le gesta di Marco Rigoni, l’ex centrocampista azzurro con un passato anche in rossoverde. In una rubrica dedicata all’ex di entrambe le squadre, questa chiacchierata con Marco risulta però un po’ atipica in quanto il rapporto professionale con il Novara per lui è proseguito nonostante abbia terminato la propria carriera qualche anno fa, ora nelle vesti di dirigente.

Con lui, una piacevole carrellata di ricordi iniziata però da quello più recente, il derby perso sabato scorso contro la Pro Vercelli “dalla tribuna l’ho vissuto con grande sofferenza. Rimane una forte delusione ed è da questa che bisogna ripartire. Bisogna rialzarsi subito, deve essere un nuovo punto di partenza. Sabato molte cose non hanno funzionato, dopo una settimana d’intenso lavoro, di grande concentrazione. E’ stata una sconfitta che va oltre gli zero punti. Deve servire a dare ancor più senso di appartenenza a tutto il team. Deve essere uno stimolo, dobbiamo tutti tirarci su le maniche per dimostrare che è stato un caso isolato. Lo dobbiamo ai nostri tifosi, che sabato hanno subito una forte delusione. Sono convinto che con il duro lavoro quotidiano si riuscirà ben presto a far tornare quell’entusiasmo che c’era prima del derby”.

Archiviato il match contro le bianche casacche, il pensiero è ora rivolto esclusivamente alla trasferta di Terni contro la Ternana, compagine nella quale hai giocato 3 stagioni, totalizzando 67 presenze e 19 gol. Che ricordi hai di quegli anni rossoverdi? “In Umbria sono stato in due tranche: il primo anno è stato un passaggio lampo dalla Triestina; una stagione un po’ strana condita da mie buone prestazioni ma con risultati scadenti che hanno portato un po’ di sconforto nella tifoseria. I due anni successivi mi hanno formato come calciatore: penso di aver dato il meglio di me stesso, siglando anche gol pesanti che hanno contribuito alla salvezza”.

Con la maglia della Ternana, nel 2008, hai anche siglato una doppietta nella vittoria per 3 a 0 rifilata al Novara di mister Discepoli, esonerato proprio al termine di quella gara. Quel giorno avresti immaginato il futuro “roseo” del Novara culminato persino con l’approdo in Serie A qualche anno dopo e che un giorno saresti diventato un calciatore azzurro? “Assolutamente no, non l’avrei mai detto. E ad oggi è stata la scelta migliore della mia vita sportiva. Arrivato in Piemonte in prestito, ho fatto di Novara la mia casa, città nella quale mi sono tolto tantissime soddisfazioni a livello professionale. Riguardo l’impressione che questa Proprietà potesse scrivere la Storia l’ho capito non da avversario ma appena sbarcato a Novarello. Fin dal primo colloquio con il dottor De Salvo ho percepito che c’erano le basi per costruire qualcosa di davvero importante. Novara mi ha cambiato la vita, l’ha cambiata alla mia famiglia. Ho vissuto due stagione grandiose con emozioni uniche”.

Tornando alla gara di domenica pomeriggio al Liberati: il Novara troverà la propria bestia nera, su di un campo che l’ha visto uscire sempre sconfitto o al massimo con qualche pareggio. Il fattore “derby” potrebbe ancora incidere sulla testa degli azzurri o secondo te tutte le scorie sono state smaltite in questa settimana? “Sono sicuro che dentro la testa di ogni singolo calciatore ci sarà voglia di rivalsa. Il derby non cambia la stagione ma l’umore. Su questo aspetto bisogna focalizzarci, perché i buoni risultati arrivano quando c’è entusiasmo, energia positiva. Sono certo che i nostri ragazzi non deluderanno e fin da Terni torneranno a far punti, a giocare con quella grinta e vivacità ammirate in molte gare”.

Soffermiamoci ora sul Marco Rigoni azzurro: tutti ti ricordano per quel magico gol contro la Reggina ma forse la rete più importante siglata con la maglia del Novara fu quella del due a zero in finale contro il Padova. Ti sei mai domandato il perché quella rete venga ricordata di meno? Se dovessi fare un podio dei tuoi ricordi da giocatore con la maglia del Novara quali sceglieresti? “Il gol alla Reggina è uno stampo nell’almanacco dei ricordi. Ma mi fa piacere ripensare alla rete che ho siglato al Padova: quel giorno mi sono messo a piangere perché avevo capito che ce l’avevamo fatta. Dopo 46 giornate e due stagioni fantastiche, dopo tanta attesa, dopo una rincorsa storica eravamo riusciti a conquistare il sogno. Contro la Reggina, è vero, sono stato io a segnare ma in quel tiro, su quello scarpino c’erano tutti coloro che lavoravano nella Società; investimento di fatica, sudore e pazienza. C’erano i nostri tifosi con la loro passione. C’era un connubio così importante da trovare un gol così bello quanto impossibile. Anche l’anno della serie A  è stato denso di soddisfazioni personali che però non le ho godute a pieno perché l’obiettivo salvezza non è stato raggiunto”.

Prova a riavvolgere il nastro della tua carriera: sei soddisfatto o hai qualche rammarico per qualche “treno perso”? “Sicuramente soddisfatto ma nello stesso tempo un po’ arrabbiato con il mio ginocchio sinistro per qualche crack di troppo. Se sono riuscito a giocare bene in azzuro lo devo anche a seri professionisti che tuttora lavorano dietro le quinte: Lorenzo De Mani, i dottori Francese e Fortina. Soprattutto grazie a loro ho avuto grande continuità di rendimento”.

Hai appeso le scarpette al chiodo da qualche anno, diventando Brand Manager del Novara Calcio. Un ruolo importante, che con il passare del tempo ti ha permesso di relazionarti ancor di più con sponsor, istituzioni e tifoseria. Soffermiamoci sull’aspetto del marketing: numeri alla mano sono diversi i partner legati all’azzurro, grazie ad un capillare lavoro svolto in questi anni… “lo sai, ne abbiamo parlato tante volte insieme: la mia è stata una scelta dolorissima, abbandonare il campo dopo una stagione a dir poco deludente. Per mesi sono stato male perché per diversi motivi sono diventato parte integrante di quella terrribile retrocessione. Il momento più brutto della mia carriera da calciatore. Una delusione così cocente da farmi persino odiare ciò che avevo amato per anni: il pallone. Devo dire infinitamente grazie a Massimo De Salvo, perché nonostante quei mesi così bui, mi ha permesso di continuare a rendermi utile verso questi colori in una veste “dirigenziale”. Figura che ancora oggi mi permette di legarmi molto al territorio. Gli sponsor non ci hanno mai abbandonato, ogni anno crescono con noi; il progetto è legato all’ ambizione. Chi sposa un progetto lo fa con grande professionalità e i partner sono sempre stati importanti. Tra gioie e dolori non ci hanno mai lasciato soli”.

Daniele Faranna

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