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lunedì 13 novembre 2017 - 10:41
di Massimo Barbero

Quando ieri mattina ho letto quelle dichiarazioni di Pochesci sulla Nazionale ho pensato un po’ ingenuamente… “Sta a vedere che oggi per fargli vedere chi comanda… ci fischiano finalmente il primo rigore a favore del nostro campionato…”. Macchè… “Se non vi danno nemmeno rigori come questo non ve ne danno più…” mi ha detto sottovoce, a caldo, un ex attaccante della Ternana che fungeva da commentatore tecnico per la radio locale. Nel calcio ci sono rigori e rigori. Ogni partita ne nasconde qualcuno… in una mischia… un contatto in area… una spinta reciproca… un mani galeotto. Poi ci sono i rigori solari per la dinamica dell’azione nella quale sono scaturiti…. Penso a quello di Carpi quando Troest è stato affossato mentre stava per colpire di testa ad un passo dalla porta o quello di ieri su Chajia. Sono casi in cui il difensore d’esperienza rischia il tutto per tutto pensando: “Tanto, se non intervengo, al 90 per cento è gol loro…”. Un azzardo premiato talvolta da direttori di gara senza personalità che per nulla al mondo fischierebbero un penalty contro la squadra di casa in pieno recupero…Discorso chiuso. Si tratta dell’analisi nuda e cruda di un episodio che avrebbe potuto decidere la gara. Senza fare del vittimismo o addentrarsi in astruse ricostruzioni di storie da palazzo. Perché se Valerio Marini avesse davvero voluto favorire la Ternana o affossare il Novara non avrebbe avuto bisogno di aspettare l’ultimo minuto di recupero… Gli sarebbe bastato fischiare uno dei due falli in area lamentati dalle “fere” nel primo tempo e nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo. Mi auguro solo che nel rientrare a casa, a Roma o dintorni, il buon Marini si sia imbattuto nella stessa coda che abbiamo incontrato noi prima di imboccare il casello di Orte, intasato da suoi concittadini reduci da una gita fuori porta nella sempre affascinante regione umbra…

Nel complesso il Novara a Terni ha fatto più fatica che in tutte le altre trasferte del campionato. La formazione di Pochesci, certamente inferiore per tasso tecnico e di esperienza, ci ha aggredito sin dalle battute iniziali rendendo impossibile quella gestione in fase di palleggio che forse era nelle intenzioni degli azzurri che le poche volte che hanno avuto lo spazio e la lucidità per manovrare qualche serio pericolo alla squadra di casa effettivamente l’hanno creato. Fuori Chiosa, abbiamo perso un punto di riferimento importante che ha tolto sicurezza anche a Calderoni, decisamente più impacciato del solito. I movimenti di Carretta risultavano difficilmente prevedibili per la nostra retroguardia improvvisata. Lo 0-0 all’intervallo era manna per un Novara che aveva rischiato seriamente di capitolare in 3-4 occasioni a fronte dell’unica bella azione ospite malamente sciupata da Macheda. Nella ripresa siamo riusciti a prendere un po’ di più le misure alla squadra di casa che però ha potuto calciare una quantità impressionante di corner. Quando concedi così tante palle inattive all’avversario prima o poi qualcosa succede. Non a caso il pareggio della Ternana è maturato da un batti e ribatti sugli sviluppi di una punizione dalla destra, appena dopo il vantaggio di Da Cruz che sembrava aprirci scenari insperati.La truppa di Pochesci ha dato tutto nel tentativo di vincere la partita. Ha buttato in campo ogni energia, ha cercato di sfruttare qualsiasi arma del proprio reparto avanzato. A costo di rischiare di perdere nei minuti finali quando le forze cominciavano a venir meno ed i padroni di casa, fatalmente scoperti per tentare l’ultimo assalto, sono stati graziati dal mancato fischio di Marini.Il Novara per larghi tratti si è accontentato del compitino. Un atteggiamento estremamente pericoloso alla luce dell’infortunio di Chiosa che ci ha tolto certezze nel reparto arretrato e della perduta concretezza di Macheda che quest’anno spreca anche le poche occasioni nitide che la squadra riesce a garantirgli. La Ternana risultava più determinata e convinta nei contrasti e negli affondi e questo è un atteggiamento che conquista i tifosi di ogni latitudine. Non a caso al “Liberati”, malgrado l’ultimo posto in coabitazione, quest’anno si respirava un’aria diversa.

Ho rivisto tra la gente che si avvicinava allo stadio un po’ dell’entusiasmo che da quelle parti avevo notato solo nei giorni migliori dell’era Toscano, appena dopo il ritorno in B dei rossoverdi. Dopo 14 giornate (un terzo esatto di campionato) il bilancio in termini di punti per Corini è assolutamente positivo se rapportato alle contingenze determinate dalla lunga assenza di Casarini e Dickmann e dall’emergenza in attacco che dura praticamente da inizio campionato (ai primi di ottobre quando sembrava che Maniero e Sansone fossero pronti per riprendere appieno… si sono invece infortunati seriamente). Da un altro punto di vista, invece, era lecito attendersi qualcosa di più. Sul piano della capacità di costruire gioco, di mettere sul campo quell’intensità che ogni tifoso vorrebbe vedere dalla propria squadra, onestamente non noto significativi passi in avanti rispetto alla scorsa stagione. Anzi. Dal vivo si ha spesso la sensazione che si potrebbe fare di più. Ieri un centrocampo a cinque come quello azzurro, con interpreti di qualità ed esperienza, avrebbe dovuto avere la meglio su una Ternana a trazione anteriore. Invece ciò è accaduto solo nel lembo finale di partita. Avete presente la progressione di Moscati che ha portato al gol di Da Cruz? Quante volte avete visto la stessa convinzione, la stessa decisione nell’affondare per far male all’avversario nel corso della gara? Nelle interviste Corini ripete spesso la frase “siamo stati in controllo”. Un atteggiamento che probabilmente ha trasferito alla propria squadra che raramente perde la bussola. Che però, così pensando ed agendo, non riesce a cambiare marcia nemmeno quando si trova obbligata a farlo come contro la Pro Vercelli.Il calcio è strano. Ieri abbiamo giocato sicuramente peggio di quanto avessimo fatto a Terni nelle ultime due stagioni (con Baroni e Boscaglia intendo) quando pure eravamo tornati a casa con le pive nel sacco.

Ed invece stavolta siamo arrivati ad un passo dal vincere una partita che a lungo abbiamo seriamente rischiato di perdere. Forse una spiegazione logica c’è. Montalto, Carretta, Albadoro, Tremolada e Finotto… per quanto motivati e determinati e con ampi margini di crescita, non valgono ancora predecessori del calibro di Ceravolo, Avenatti, Falletti o Ragusa…  che spesso non ti perdonavano neanche un errore. L’originale Pochesci sta tirando fuori il massimo dal materiale a propria disposizione. Corini va ringraziato per aver valorizzato ragazzi come Da Cruz, Chajia e Di Mariano che stanno dimostrando di valere la categoria… Però ritengo che ci si possa aspettare qualcosa di più in fase di personalità e costruzione di gioco da un centrocampo (unico reparto attualmente al completo, facendo gli scongiuri) in grado di alternare gente del calibro di Orlandi, Ronaldo, Casarini, Moscati, Sciaudone ed un giovane davvero maturato dall’esperienza di Modena quale Schiavi.

Sia benedetto questo punto del “Liberati”… a patto che sia preso nella maniera giusta. Con la consapevolezza che si tratta di un punto guadagnato, con un po’ di sofferenza e cinismo, in una domenica in cui l’avversario per larghi tratti è sembrato più brillante, convinto ed intraprendente di noi. Non è uno scandalo esultare (o tirare un sospiro di sollievo) per un pareggio in trasferta (o anche in casa), difeso con le unghie in una giornata di patemi. Non sempre si può giocare meglio degli altri e bisogna saper cogliere il massimo anche delle situazioni più complicate. L’importante è essere coscienti che si può e si deve dare di più per racimolare, da qui al 28 dicembre, almeno quei 9-10 punti che ci consentirebbero di passare un Capodanno sereno.

Giocando sempre come a Terni fare risultato è complicato contro chiunque e fare risultato pieno risulterebbe un’impresa simile a quella centrata da Mondonico a San Siro.

Sabato prossimo, pugliesi al Nord a parte, staremo più larghi. Non ritroveremo sugli spalti quelli che vengono solo con la Pro Vercelli per poi dire l’indomani “non metterò mai più piede allo stadio…”. Ci saranno i veri cuori azzurri. Quelli disposti anche a soffrire contro un avversario più forte. A patto che anche la squadra in campo con i nostri colori addosso sia capace di soffrire e lottare con la medesima intensità… Non chiediamo la luna, ma vogliamo vedere la stessa rabbia, la stessa grinta e la stessa convinzione di quella sera con il Frosinone…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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