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Figurine azzurre: Maurizio Gilardi
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L'editoriale Azzurro
• di Massimo Barbero
lunedì 27 novembre 2017 - 10:39
di Massimo Barbero

C’era una volta in Spagna la “quinta del buitre”, la generazione che si trasferì in blocco dal Castilla al Real Madrid con Butragueno in testa. Nel suo piccolo Ospitaletto rovesciò su Bologna, al seguito di Maifredi… Cusin, Monza, De Marchi, Strada e Gilardi

Era la stagione 87-88, quella del clamoroso ritorno in A dei rossoblu dopo una cavalcata ricca di gol e spettacolo… Dei cinque arancioni trapiantati in Emilia l’unico a non aver proseguito una carriera pari alle attese è stato proprio Maurizio Gilardi, approdato poi in azzurro con grandi aspettative nell’estate 1989, a poco più di un anno dalla promozione in A con i felsinei.Gilardi arriva con l’incognita di uno strano campionato ad Ischia (perché mai un giocatore che ha appena conquistato la A sul campo dovrebbe scendere in C1?) interrotto per un serio infortunio al ginocchio, ma nel ritiro di Selvino sfoggia già le sue notevoli qualità tecniche, pur nel contesto di una lentezza giustificata dalle gambe imballate dalla dura preparazione.In Coppa il Novara passa il turno con 4 vittorie e 2 pareggi, ma senza mai entusiasmare.

La sera tristissima (per l’annuncio della morte di Gaetano Scirea) del 3 settembre Gilardi al “Chinetti” di Solbiate ci propone quello che diverrà il pezzo forte della sua stagione in azzurro: il palo (o traversa o incrocio dei pali) colpito su calcio di punizione. Dal limite propone traiettorie a girare che sembrano attratte, come se ci fosse una calamita, ai pali della porta avversaria.Sta di fatto che il secondo Novara di Fedele comincia il campionato con tante speranze ed altrettante difficoltà. La squadra è lenta, imballata, come se fosse vittima di una fatiche estive troppo pesanti da assorbire. Gilardi è stato acquistato con l’idea di aggiungere qualità ad centrocampo che nella stagione precedente era composto quasi esclusivamente da corridori, ma con Alberto Marchetti a fianco finisce col pestarsi i piedi.

Dopo lo 0-1 con il Ponsacco Fedele viene esonerato e nella domenica di interregno con Fugirai in panchina Gilardi colpisce il primo legno del suo campionato in quel di Tempio, sul punteggio di 0-0, prima della beffa di tal Corellas. Arriva “Domenghini” e nella partita di esordio del “messicano” il Novara sembra capace di andare al cross con la stessa elegante naturalezza che in campo apparteneva al suo nuovo tecnico: assist di Negri e testa di Gilardi sulla traversa, poi invito di Diodicibus per la conclusione di controbalzo di Gilardi che si stampa sul palo prima di un affannoso salvataggio sulla linea di Zerpelloni. Non riusciamo proprio a segnare il primo gol del nostro campionato, né a sbloccare uno sfortunato 0-0 contro un Livorno alle prese con l’ennesima crisi societaria.Alla sesta giornata arrivano il primo gol su azione e la prima vittoria (1-0 all’Oltrepo con prodezza di Marchetti nel finale) ma senza Gilardi sostituito in avvio di ripresa per lasciar spazio ad un cursore generoso quale Mario Tacca. Pare non esserci spazio per questo Gilardi nel Novara che arranca, già lontanissimo dalle prime posizioni di classifica e da una Pro Vercelli che vola.

A fine ottobre il bolognese si ferma per un guaio muscolare, ma senza di lui le cose non migliorano granchè. Quando rientra la domenica prima di Natale contro la Rondinella il Novara è quasi nei bassifondi e si affida al suo aiuto, nel serrate finale, per scardinare il muro toscano che resiste per l’ennesimo 0-0 della serie. “Andiamo in campo troppo contratti e non sappiamo rischiare” commenta il regista cresciuto nella Cremonese dinanzi al taccuino di Renato Ambiel.Un Novara così povero… che ha gli attaccanti che non segnano nemmeno per sbaglio… non può permettersi di rinunciare a questo Gilardi che potrebbe risolvere le partite in qualsiasi momento.... con una punizione o una singola giocata. Per dargli spazio Domenghini prova persino ad arretrare Marchetti nel ruolo di libero. Una mossa che manda evidentemente in confusione il buon Alberto che sbaglia due rigori ravvicinati, a Ponsacco ed in Coppa a Modena.Per vedere la prima vittoria azzurra degli anni novanta bisogna attendere i primi di marzo contro il Poggibonsi. E dire che anche stavolta le punizioni di Gilardi paiono telecomandate contro i pali della porta avversaria. Ne colpisce uno, due… soltanto nel primo tempo, facendo imprecare lo sparuto pubblico presente sugli spalti… Ed invece dopo il secondo legno… la palla rimbalza proprio addosso a Diodicibus che la spinge in porta segnando il suo primo (ed unico) gol in maglia azzurra.Insomma sembra che il Novara più brutto di sempre debba concludere tra gli sbadigli un campionato di C2 anonimo, ma senza rischi di sorta.

Ed invece qualcosa si rompe definitivamente  a Siena dove Domenghini schiera una squadra stranissima che nulla può contro la capolista.La società prova a dare uno scossone promuovendo Loris Fugirai (che sta facendo benissimo con la “Berretti”) ad allenatore della prima squadra. Lo fa la settimana prima dell’arrivo in Viale Kennedy del fanalino di coda Cuioiopelli che si presenta a Novara imbottito di giovani e giovanissimi e che resta a guardare quasi incredulo la sterile pressione dei padroni di casa che non riescono a segnare nemmeno stavolta. A 8 minuti dalla fine entra anche Gilardi al posto di Negri, ma il portiere dei toscani Scarabelli gli nega il gol partita neutralizzando un colpo di testa a colpo sicuro quando dagli spalti sono già cominciati i fischi dei pochi coraggiosi.Da questo momento la nostra stagione diventa un vero e proprio incubo per le sconfitte negli scontri diretti e lo 0-0 casalingo contro un La Palma che si trincera dietro un muro quasi insuperabile per un Novara che non sa fare gol. Bisogna battere il Cecina all’ultima giornata se no sarà Interregionale.

La società concede l’ingresso gratuito e gli spalti tornano a riempirsi. Gilardi sbaglia due facili occasioni in apertura, ma i toscani non hanno più stimoli di classifica e ci concedono un 3-0 abbastanza comodo. Purtroppo non basta perché il Pontedera ha travolto per 6-1 una Pro Vercelli in piena corsa per la C1 ed ha agguantato un incredibile spareggio grazie ad una prodigiosa rimonta nelle ultime giornate.Come siano andate le cose a Modena in quel pomeriggio a poche ora dal via dei Mondiali di Italia 90 lo sapete bene… Gilardi gioca con la maglia numero 8, comincia discretamente, poi si perde nel dramma sportivo di una squadra che dopo nemmeno mezzora è già sotto per 2-0. Chiude la sua esperienza in azzurro con 23 presenze e nemmeno una rete. Sarebbe bastato che uno solo di quei pali colpiti in un campionato sfortunatissimo fosse andato a segno per evitarci almeno l’epilogo più doloroso…Maurizio torna ad Ospitaletto dove Onofri lo arretra a regista basso per sfruttarne qualità tecniche e visione di gioco.

La sua piccola rivincita è quella di battere due volte da ex il Novara di Nicolini nella tribolata (ancora!) stagione 1991-92, ma la sua carriera è comunque agli sgoccioli. Si arrende dopo un’ultima annata all’ambizioso Treviso in Interregionale, portandosi dietro il rimpianto di quello che avrebbe potuto fare senza quei ripetuti guai al ginocchio che l’hanno condizionato nel momento più bello della sua scalata…

Massimo Barbero

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