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mercoledì 28 febbraio 2018 - 12:03
di Massimo Barbero

Se c’è una cosa da salvare della bruttissima serata di ieri… è il fatto che adesso tutti quanti abbiamo preso consapevolezza che di questo passo si retrocede.
Non ci sono più finestre di mercato o possibili cambi di allenatore a cui aggrapparci. Questa desolante consapevolezza ora ce l’abbiamo tutti. Ottimisti ad oltranza e pessimisti per scelta di vita.

E, a  giudicare dalle facce che ho visto ieri nel postgara, c’è l’hanno ormai anche coloro che lavorano attorno ed a fianco della squadra perché nessuno è cieco di fronte ai problemi (anche quando finge di esserlo).

Ahinoi… è finita l’epoca di… quelli in un campionato di B di media classifica si annoiano… Adesso siamo nella cacca, come mai lo siamo stati dal radioso pomeriggio di Lumezzane in poi. E dobbiamo far di tutto per uscirne.

Ora l’unica cosa che conta è che questa amara consapevolezza l’abbia maturata anche la squadra. Che ce l’abbiano soprattutto i giocatori perché soprattutto loro (adesso) possano tirarci fuori da questa situazione.
Mi appello ai Casarini, ai Mantovani, ai Dickmann, gli ultimi rimasti di quella magica notte di Bari del maggio 2016,  ad un passo da pAradiso.
A coloro che dovrebbero essere i leader in campo (anche se Lollo è molto giovane) quantomeno per senso di appartenenza.
A Montipò novarese dal sangue azzurro, l’estremo baluardo dell’ultima desolante trasferta di Varese. La consapevolezza dell’esistenza di un problema è la base essenziale per provare a risolverlo. A patto di trasformare questa consapevolezza in energia positiva. In rabbia, dedizione, carica.

Non nella frenetica paura che ieri ci ha messo fuori gioco innanzitutto di testa. A Novara ci sono tutte le condizioni perché un calciatore possa esprimersi al meglio: una società seria, una piazza che nemmeno nei momenti peggiori ha mai dato in escandescenze particolari, delle strutture per allenarsi e lavorare di primo piano. Dal vocabolario azzurro è dunque bandita la parola “alibi”. Almeno fino al 18 maggio compreso.

Sulla partita col Foggia c’è poco da dire. Quando giochi per più di un’ora in superiorità numerica sul tuo campo… ed il portiere avversario non deve praticamente sporcarsi le mani… non c’è molto altro da aggiungere se non preoccuparsi seriamente. Già una sconfitta sarebbe stata grave di per sé in termini di classifica. Averla rimediata dopo una prestazione del genere aggiunge inevitabilmente argomenti per un pessimismo stavolta dettato dalla ragione.Eppure non eravamo partiti male, fino alla mezzora abbiamo dato la sensazione di poter arrivare al tiro con una certa frequenza.

I primi segnali di un atteggiamento pericoloso li ho colti nei 10 minuti che hanno preceduto l’intervallo quando ho cominciato a vedere errori dettati dalla scarsa tranquillità. Confidavo che sorseggiando il the caldo Di Carlo sarebbe riuscito a rincuorare la squadra, a convincere i suoi che sarebbe bastato fare bene le cose semplici per avere grosse chances di ribaltare la partita.

Invece dopo il riposo ho visto un Novara ancora più confuso e svuotato che nel primo quarto d’ora della ripresa ha compromesso le chances di rimonta consentendo agli ospiti di gestire il vantaggio in assoluta tranquillità. L’ingresso di Maniero ci ha portato ad una tattica di gioco quasi scontata: affondo sistematico sulla fascia e cross “annunciato” da posizione non ottimale. Invece la superiorità numerica va sfruttata in maniera diversa: facendo correre il pallone, tentando di far salire l’avversario per infilarlo nei buchi che si creano, cercando soluzioni alternative alla prevedibile sovrapposizione sulle corsie esterne con pallone scagliato nell’area di rigore superaffollata.

Dickmann non stava facendo certo bene, ma chi l’ha sostituito sulla fascia destra ci ha portato poi a rimpiangere anche la sua quarta sostituzione consecutiva. Purtroppo a questa squadra mancano sempre velocità di palleggio, rapidità di esecuzione, brillantezza nello scatto degli interpreti individuali. Perdurando queste carenze, non c’è modulo che tenga.Dobbiamo ripartire da una considerazione. In poco più di 72 ore abbiamo sciupato due occasioni importanti. Pensate solo come sarebbe la nostra classifica adesso… se avessimo racimolato 4 punti nelle gare con Avellino e Foggia...

I rimpianti però devono far posto alla speranza. Quello che abbiamo lasciato per strada negli ultimi 2 turni lo possiamo andare a riprendere nelle prossime settimane. La situazione è difficile, difficilissima, ma assolutamente non compromessa. Alla peggio anche un quartultimo (meglio quintultimo…) posto varrebbe una chance play out da sfruttare.

Nel 2014 andò malissimo perché arrivammo alle sfide decisive con una rosa priva di alcuni uomini cardine (Buzzegoli e Sansovini in primis) e soprattutto logorata da una condizione atletica approssimativa e da un’evidente rottura tra il mister ed alcuni leader del gruppo. Ora, senza scorie pregresse, Di Carlo ha il tempo (non tanto tempo, ma un po’ di tempo sì) per assemblare un Novara molto diverso da quello di ieri in vista delle sfide senza appello che ci attendono in Primavera.

Mi rendo conto di come risulti estremamente impopolare fare appello all’unità di intenti dopo una controprestazione come quella coi rossoneri. Però nella malaugurata ipotesi…. In serie C ci andremmo noi ancor prima (e forse al posto) degli Sciaudone o Maniero di turno.

Esattamente come nel 2014 a Meda ci tornammo noi (con lo zoccolo duro e sano della squadra appena retrocessa) e non i vari Perticone, Lazzari e Lepiller

Il bene del Novara viene prima di tutto anche e soprattutto in questi momenti difficili. E salvarsi aprirebbe prospettive differenti nell’ottica del contratto pluriennale fatto sottoscrivere a mister Di Carlo ad inizio mese…

Dobbiamo però superare lo scoglio di questo campionato… “un dito nel c...” come direbbe Sergione Borgo con un’espressione poco elegante ma estremamente efficace…

Proviamoci almeno, tutti assieme, prima di ammainare bandiera (bianca mai!) e sfogare la nostra rabbia. Io non ho nessuna intenzione di arrendermi prima del tempo. E voi? Scrivevo 10 anni fa dopo l’ultimo Novara-Foggia: “Oggi ha vinto il pubblico del Foggia che ha riempito il nostro stadio con una passione ed una civiltà che valgono quantomeno la serie B. Quanta invidia che ho avuto dopo il 3-2 per quella corsa festante sotto la curva piena per una vittoria sofferta che significa una bella fetta di play off…”Nel frattempo, dal 2008 ad oggi, sono evidentemente invecchiato male, malgrado nel frattempo qualche bella soddisfazione sportiva me la sia goduta…  e ieri ho apprezzato meno… quel “Piola” più rossonero che azzurro… in una serata tanto importante, soprattutto per noi.

Però, a mente fredda, devo riconoscere alla tifoseria del Foggia  quello stesso sereno calore che mi aveva incantato allora. Con un distinguo irrinunciabile da fare.

Non è accettabile che in Curva ospite possano entrare i fumogeni… mentre ai nostri tifosi, di ogni settore, venga sequestrato di tutto (ci sono problemi persino per portare dei quotidiani in Tribuna Stampa!). I responsabili dell’ordine pubblico allo stadio devono scongiurare tali disparità di trattamento.

L’ultimo pensiero è per Massimo De Salvo: Presidente prenda la sua agenda… ed annoti subito come impegni irrinunciabili data e ora coincidenti con le 7 gare casalinghe che restano… La squadra ha bisogno di Lei, del suo carisma, della sua voglia di vincere. Le partite vanno giocate fino in fondo, al massimo delle possibilità. Lo sport non regala solo glorie ed applausi, ma anche fischi e momenti difficili da cui bisogna uscirne da Squadra Vera. Dentro e fuori dal campo…

Forza Novara sempre!!! 

Massimo Barbero

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