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Di Massimo Barbero

Apro con un doveroso in bocca al lupo a mister Tedino che mi auguro che nel frattempo si sia già pienamente ristabilito. Dalle numerose testimonianze dirette che ho sentito però l’ipotesi che sia stato colpito dagli spalti mi pare altamente improbabile. Nessuno ha visto o raccolto nulla. E che motivo avrebbe avuto per un gesto tanto deprecabile un pubblico che aveva appena accolto il proprio ex allenatore con applausi sinceri?

Ieri per un tempo ho visto il miglior Novara della stagione: una squadra attenta, concentrata, propositiva. Abbiamo concesso ai rosanero soltanto un tiro di Gnahorè dal limite ed un paio di pericolosi affondi di Rispoli dalla destra. Per contro ripartivamo sempre in maniera pericolosa, con un Ronaldo sontuoso nelle giocate, un Moscati onnipresente, un Di Mariano micidiale negli affondi, un Sansone generosissimo nei ripiegamenti, un Puscas sempre implacabile in area avversaria malgrado il grande lavoro svolto a pressare i potatori di palla avversari.“Sta a vedere che la vinciamo…” pensavo tra me e me nell’intervallo cullandomi sul dato della “sterilità” offensiva dei rosanero, unica squadra a non averci segnato fino a quel momento ed a secco di gol in trasferta addirittura da prima di Natale (vantaggio a Cesena prima dell’1-1 bianconero).Ovviamente c’era da aspettarsi la reazione del Palermo, ma nessuno si sarebbe immaginato un ribaltone tanto implacabile e repentino. Invece dopo il gol di Rispoli i nostri sembravano paralizzati dalla paura.

Il secondo gol ospite era stato annunciato pochi secondi prima da un altro numero di Coronado con sfera sull’esterno della rete. Nell’azione del raddoppio i giocatori in maglia rosanero parevano un piccolo Barcellona trapiantato nella nostra area di rigore. Bravissimi loro, per carità, ma troppo timidi ed arrendevoli i nostri in una situazione nella quale non pareva impossibile riuscire a metterci una pezza. In quel frangente ho pensato all’Ascoli.. suonato al “Barbera” con un clamoroso 4-1 ad inizio ripresa dopo che i bianconeri avevano chiuso il primo tempo in vantaggio. Forse, per assurdo, mi dicevo sarebbe stato meglio non svegliar can che dorme… come avevano fatto le altre squadre che con il Palermo in casa propria erano riuscite a gestire fino alla fine uno scialbo 0-0…

Calo fisico da parte dei nostri? Quello sarebbe stato naturale visto il grande dispendio di energie… Ma da metà ripresa in poi, non dall’uscita degli spogliatoi, di colpo. Evidentemente è una questione di testa, di paure che riaffiorano tutte nonappena gli avversari sembrano prendere il sopravvento. Dopo la pausa per i soccorsi a Tedino è cominciata un’altra partita, difficilissima per noi. Abbiamo avuto una reazione rabbiosa, sfiorando subito il pareggio. Ma poi il Palermo ha avuto almeno tre opportunità per chiudere i conti. A differenza di Frosinone però non ci siamo mai arresi di fronte alla supremazia avversaria. Abbiamo sempre creduto nella possibilità di pareggiarla a costo di rischiare una “suonata” in contropiede perché di fronte avevamo una squadra che ha alcuni elementi da categoria superiore e tanta forza fisica in mezzo al campo. Ma a quel punto non c’era davvero più nulla da difendere perché a metà marzo contano solo i punti. Non la faccia.Nel serrate finale Di Carlo ha sostituito opportunamente Ronaldo per il quale si stava accendendo la spia nel serbatoio della benzina. I due uomini determinanti nella nostra rimonta sono stati Di Mariano e Sciaudone perché hanno trascinato i compagni portando su tanti palloni sulle corsie esterne dove il Palermo era comunque vulnerabile vista la dedizione quasi assoluta alla spinta da parte dei due esterni. Il nostro pareggio era stato preceduto da un’altra opportunità sciupata abbastanza malamente da Maniero. E’ la seconda rimonta casalinga degli azzurri nei minuti di recupero e stavolta non c’è stato bisogno di un regalo simile a quello di Claiton Dos Santos per riprendere l’avversario che si sentiva ormai i tre punti in tasca. E’ questo quello che chiedevamo e chiediamo alla nostra squadra: di lottare fino alla fine per riuscire a strappare qualcosa anche nelle partite in cui gli avversari sono superiori e sembrano aver preso il sopravvento.

I punti determinanti potrebbero quelli che riusciremo ad andare a prendere (o meno) a Bari, Empoli, Cremona o Perugia, sfavoriti dal pronostico. Altrimenti il nostro finale sarà lastricato di “partite da vincere a tutti i costi” pericolosissime da giocare. L’anno scorso il Brescia si è permesso il lusso di lasciare per strada una vittoria casalinga quasi scontata alla penultima giornata con il Latina ormai retrocesso e fallito (ma in vantaggio sino al 94’) perché nel frattempo aveva collezionato una serie di risultati positivi che hanno permesso alla truppa di Cagni di evitare anche i play out. Sono particolarmente contento per la prestazione di Ronaldo e per l’impatto ed il gol di Sciaudone perché abbiamo davvero tanto bisogno di loro. Di tutti. Non possiamo permetterci di rinunciare a cuor leggero all’apporto di coloro che sarebbero dovuti essere gli elementi in grado di fare la differenza secondo le intenzioni estive. La carriera di Daniele Sciaudone è fatta di momenti del genere, di “meravigliose stagioni fallimentari” costruite sulle ceneri di una disillusa apatia collettiva, di fischi che si sono trasformati in ovazioni. E viceversa.

Abbiamo bisogno di tutti perché il traguardo finale da raggiungere è troppo importante. Al di là delle colonne d’Ercole dei 50 punti ci aspetta un Novara diverso, con Di Carlo che avrebbe finalmente il tempo di costruire e plasmare la squadra senza altri ribaltoni ed assilli di tempo. Ma a questi benedetti 50 punti bisogna arrivare e non sarà semplice. Per questo mi aspetto anche uno squillo, quanto prima, anche da Maniero e Macheda. E confido nel recupero, spero veloce, di Maracchi e Chajia che rappresenterebbero alternative tattiche importanti per lo sprint finale. Nel 2014, per diverse ragioni, siamo arrivati a quella maledetta primavera a corto di uomini e di alternative. Non deve riaccadere.

Ieri sul 2-2 Serra da Torino ha sfoggiato un esempio concreto del concetto di relatività dei minuti di recupero. Eravamo sotto e ne ha concessi soltanto 6, malgrado ne avessimo passati almeno 5 con il gioco fermo per soccorrere Tedino. Nonappena ha segnato Sciaudone… i minuti di recupero sono diventati 9… quasi 10… non si sa mai…

 D’accordo, nell’extratime il gioco si è fermato spesso, ma usando lo stesso metro di giudizio… con il Novara sotto allo scoccare del novantesimo la lavagnetta avrebbe dovuto indicare almeno 15 minuti ancora da giocare.

Altrochè Pasqua di resurrezione… nei 5 giorni che vanno dalla Domenica delle Palme al Venerdì Santo ci giochiamo una bella fetta di speranze salvezza. La Salernitana è una squadra difficilmente decifrabile. A Novara è stata quella che ha fatto vedere il miglior calcio, ma poche settimane dopo ha cambiato allenatore. L’avevo sbirciata in tv contro il Parma a fine febbraio e mi ero rincuorato per l’abulia granata dopo il vantaggio gialloblu. Ed invece da quel momento in poi i campani hanno raccolto 2 vittorie in altrettanti scontri diretti ed 1 pareggio meritato ieri a Frosinone.

Il momento è adesso… andiamo a Salerno convinti, determinati e concentrati per fare risultato a tutti i costi nonostante le assenze… perché le altre non aspettano e non ci aspettano… Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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