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di Massimo Barbero

“Siamo vivi, siamo vivi!!!” L’urlo di Danny Faranna in diretta radio al fischio finale è il miglior “attacco” possibile dopo questa vittoria. Sarebbe deleterio ora caricarla di significati che vadano al di là della grande gioia (sollievo) per i tre punti strappati ad una diretta concorrente.

Contro un Cesena all’altezza della situazione  per circa due terzi di partita, però abbiamo saputo tirar fuori le unghie ed il coraggio di provare a vincerla a tutti i costi e ciò, per oggi, basta ed avanza.

E’ un segnale incoraggiante a soli cinque giorni dalla resa dell’“Arechi” anche pensando ai prossimi scontri diretti da affrontare quasi tutti in casa. Il resto è ancora tutto da scrivere e dobbiamo evitare di passare con eccessiva facilità dalla depressione all’ottimismo sfrenato, dalle bocciature di massa all’esaltazione collettiva. E viceversa.

L’1-0 al Cesena lo dobbiamo a due protagonisti su tutti. Il primo è Montipò che contro i bianconeri di Romagna di solito dà il meglio di sé. “Ma quel portiere para sempre così?” ci aveva chiesto un collega locale l’anno scorso dopo il fortunoso successo al “Manuzzi” d’inizio maggio, Lorenzo, appena promosso titolare a spese di Da Costa, era stato determinante, specialmente nella ripresa. Anche stavolta i suoi interventi, sullo 0-0 eppoi sull’1-0, sono stati almeno altrettanto decisivi in una serata vissuta sul filo dell’equilibrio.

L’altro ovviamente è Maniero. Ancor prima del gol partita il suo ingresso aveva dato la scossa ad una squadra fin lì spesso incerta ed impaurita. Con un secondo centravanti di peso sono crollate di colpo le certezze di un Cesena che sino a quel momento stava facendo la partita che voleva: prudente, ma non rinunciataria. Dopo i due interventi nel primo quarto d’ora, Fulignati non aveva più dovuto compiere parate significative. Sull’altro fronte invece Montipò aveva negato il vantaggio bianconero con due deviazioni fondamentali su Dalmonte e Laribi. Sono particolarmente contento per il gol e la prestazione di Riccardo (diversissima da quella di Salerno) perché ritrovare un giocatore così potrebbe essere determinante per noi nel finale di stagione.

Qualche giorno fa Fabrizio Gigo l’aveva intervistato per il “Fedelissimo” ed aveva colto nei suoi occhi quello che onestamente noi (che lo vediamo settimanalmente in campo per scampoli di partita spesso disperati) non riuscivamo nemmeno ad immaginare.

“Vedrai stasera segna…” mi scriveva ieri mattina l’Amico-collaboratore.  Temevo che quel vaticinio si fosse stampato sul maledetto palo che ha respinto il primo colpo di testa dell’ex Bari. Ed invece il bello, per fortuna, doveva ancora arrivare…Il primo tempo mi ha ricordato quello della gara con il Brescia. Buon inizio azzurro eppoi ospiti sempre più pungenti in contropiede sino a sfiorare il vantaggio che ad un certo punto pareva imminente.

Avevo visto Donkor in chiaro imbarazzo in fase difensiva a Foggia e mi aspettavo che Di Mariano potesse metterlo ancora in seria difficoltà. Invece, dopo un avvio promettente, Francesco si è smarrito risultando meno intraprendente rispetto alle ultime due gare casalinghe. Sull’altro fronte combinavamo ancora di meno. Castori aveva piazzato su quel versante Dalmonte con il chiaro intento di tenere sempre sottopressione Golubovic. Con uno Sciaudone tanto volenteroso quanto pasticcione, lasciavamo quasi sempre Moscati in inferiorità numerica di fronte ai raddoppi bianconeri.

Là davanti Puscas, orfano di Sansone, rimaneva quasi sempre solo, nella vana attesa di un inserimento dei centrocampisti per supportarlo in area di rigore romagnola.L’inizio di ripresa è stato davvero bruttino con tanti errori da una parte e dall’altra. Per fortuna in quel frangente il Cesena non ha approfittato delle nostre paure e di qualche ingenuità che poteva costarci carissima. Come detto, l’ingresso di Maniero ha cambiato la partita. Di Carlo ha dato un segnale chiaro alla squadra: dobbiamo vincerla e bisogna fare di tutto per provare a vincerla. Ha rinunciato ad un centrocampista per avere un uomo in più in area di rigore avversaria a mettere in difficoltà una retroguardia che nelle settimane precedenti si era sgretolata proprio nella ripresa facendosi rimontare da Pro Vercelli, Foggia e Perugia.

Il pubblico ha colto immediatamente che il vento era cambiato e si è messo a spingere con convinzione gli azzurri verso la vittoria. “E’ maturo, è maturo” avevamo urlato in diretta radio, quasi all’unisono (seppur dai microfoni di due emittenti concorrenti) io e Paolo Molina pochi secondi prima del memorabile gol di Della Rocca all’Arezzo.

Ieri non mi sono spinto a tanto, ma la sensazione nell’ultima mezzora era la stessa. Con due saltatori di professione in area avversaria ogni palla inattiva rappresentava un serio pericolo per Perticone e c. E dall’ennesimo calcio d’angolo è scaturito il gol che ha fatto impazzire di gioia, finalmente all’unisono, squadra, panchina e stadio. E’ come se la sfortunata congiuntura (orario e giornata decisamente infelici, delusione di Salerno e previsioni meteo catastrofiche) avesse fatto una selezione naturale riguardo alle presenze al “Piola”: ieri sugli spalti c’erano davvero “i migliori” coloro che, al di là del pessimismo della ragione, al momento di fare i fatti (cioè andare allo stadio) ci credono sempre e comunque. La squadra ha beneficiato sin dai primi minuti di un bel sostegno che è diventato gran tifo nella mezzora finale quando il Novara ha dato finalmente la sensazione di poter vincere la partita.Sull’1-0 Castori ci ha spaventato con l’ingresso di Cacia e Chiricò e per qualche minuto abbiamo cominciato ad indietreggiare pericolosamente. Montipò ha compiuto l’ultima parata della serie, forse la meno difficile, ma la più importante.

Poi Troest ci ha ridato sicurezza dietro e Seck ci ha garantito quello sprint nelle ripartenze che serviva per tener lontano un Cesena sbilanciato. Nasca ha decretato un recupero “onesto”, di quelli che di solito subiamo in trasferta quando siamo sotto di un gol ed il tempo passa troppo velocemente.

In un certo senso abbiamo onorato degnamente la memoria del “Mondo” chiudendo finalmente una partita senza prendere gol come non ci capitava dal 20 gennaio (1-0 al Carpi, ultimo squillo dell’era Corini). Al di là della gratuita retorica di qualcuno, sono convinto che nel cuore del generoso baffo di Rivolta d’Adda ci fosse un posticino anche per quel Novara che gli ha restituito l’adrenalina delle ultime panchine di A in un momento molto delicato della sua vita.
Ed il buon Emiliano ci ha regalato la gioia di espugnare San Siro, alla sua maniera, contro un Inter che schierava ancora tanti campionissimi appena reduci dalla memorabile stagione del “triplete”.

Leggendo un sito che segue abitualmente il Verona mi sono accorto che una società gloriosa come l’Hellas nella propria lunga storia non ha mai vinto in trasferta contro Inter o Milan. A noi è capitato e ricapitato. Anche nell’era del calcio che si regge sulla disparità dei diritti televisivi.Tornando all’argomento che più ci interessa, martedì sera verso le 20, minuto più o minuto meno, potremo finalmente leggere una classifica attendibile, con tutti i recuperi giocati. In questo turno abbiamo mantenuto le distanze invariate da Ascoli e Brescia e recuperato 3 punti a tutte le altre, dalla Cremonese in giù.

Sul derby… che dire? Innanzitutto che stavolta lo affronteremo con un potenziale offensivo decisamente superiore rispetto alla gara d’andata quando non avevamo né Maniero né Puscas né Sansone. A fare la differenza però saranno, probabilmente, gli episodi. E per portarli dalla nostra parte dovremo sfoggiare quella grinta, quella determinazione e quella voglia di vincere che erano clamorosamente mancate a novembre e che per fortuna almeno con il Cesena (e non solo) abbiamo ritrovato.

Di tutte le pericolanti la Pro, fatta salva forse la parentesi Atzori, è la squadra maggiormente calata nella mentalità che serve per lottare la salvezza. Per fare risultato con le “bianche casacche” dovremo essere alla loro all’altezza anche sotto quest’aspetto senza presentarci con un’ingiustificata presunzione, ma anche senza smarrirci in quella timidezza che all’andata è sfociata in una non-prestazione. Avremo tempo e modo per pensarci.

Per ora Buona Pasqua a tutti ed ovviamente… Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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