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Figurine azzurre: Marco Saviozzi
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martedì 03 aprile 2018 - 12:37
di Massimo Barbero

Marco Saviozzi approda a Novara giovanissimo, non ha ancora compiuto diciott’anni.

E’ l’estate 1994, quella dei Mondiali Usa e dell’addio definitivo alla società azzurra di Santino Tarantola.

La Juventus l’ha mandato a giocare nella Sparta dove nella stagione precedente è esploso un certo “Ciccio” Grabbi. In ritiro il ragazzino pisano spende lacrime di nostalgia per la lontananza da casa e di dispiacere per essere finito “soltanto” in serie D.

Sotto la guida di Erbetta però disputa una stagione importante nella quale si mette in un luce (32 partite e 6 gol) in una squadra ricca di elementi di esperienza, alcuni di loro reduci dal biennio in azzurro con Del Neri.

Per Saviozzi si apre un’altra possibilità bianconera: una stagione nella Primavera con qualche allenamento con la prima squadra allenata da Lippi che a Roma infrange finalmente il “tabù” Champions.
Saviozzi parte poi in direzione Ascoli. E da lì al Fano dove conosce colei che diverrà la sua futura moglie. In C2 gioca regolarmente, ma nell’ambizioso Ascoli proprio non c’è spazio.E così ad ottobre 1997 rieccolo a Novara.

Stavolta per dar manforte alla truppa di Chierico che ha grosse difficoltà a tenersi lontana dalle sabbie mobili della bassa classifica. E’ un centrocampista dinamico, moderno, dotato di buon tempismo negli inserimenti. Una manna per una rosa malfatta nella quale Pensalfini non ha finora brillato come il precampionato lasciava sperare.Gli ultimi arrivi Corti e Saviozzi debuttano già al “Chinetti” di Solbiate dove il Novara capovolge il risultato con una mezzora incredibile (da 0-1 a 4-1) per una squadra che sin lì aveva segnato un solo gol in 7 giornate. Con i nuovi innesti prosegue per tutto novembre una serie positiva inaugurata dallo 0-0 del 5 ottobre a Leffe (rigore parato da Gandini).

Ma c’è sempre da soffrire. Contro la Pro Sesto al “Piola” rimaniamo presto in dieci per l’espulsione di Nicolini. A Voghera è proprio Saviozzi a farsi cacciare nei minuti di recupero dopo il pareggio di Lagati. Così Marco non partecipa alla prima vittoria interna della stagione, quella contro il Mestre quando Giordano firma il primo “storico” gol allo stadio appena intitolato a Silvio Piola.

Preziosissimo anche l’1-1 in rimonta di Castelfranco Veneto con Saviozzi giudicato migliore in campo dai corrispondenti locali.Si arriva alla sosta di fine novembre con un discreto ottimismo. Il peggio sembra alle spalle e qualcuno parla persino di play off malgrado l’infortunio di Tagliabue abbia ridotto ai minimi termini l’attacco azzurro. Saviozzi è uno dei personaggi più positivi di una squadra che si fa apprezzare per impegno e generosità. In campo Marco si fa notare anche per la sua folta chioma bionda, fuori non nega a nessuno un sorriso sincero e simpatico. E’ un ragazzo decisamente più maturo dei suoi vent’anni. E molto sensibile. Da sempre dedica una gran parte del proprio tempo al volontariato, a fare qualcosa per chi ne ha più bisogno.

A Novara vara un’iniziativa unica nel suo genere. Fa pubblicare sui tre giornalini da stadio (c’è anche “Lo Sport sotto la Cupola” dell’amico Mattioli) una serie di poesie scritte proprio da lui. Questo in cambio di un’offerta da parte dei tifosi-lettori per una raccolta fondi da destinare all’Orfanotrofio Santa Lucia. Sarà Marco ad andare personalmente a comprare i regali per i bambini meno fortunati ed a consegnarglieli in un pomeriggio di indimenticabile dolcezza.Sul campo però le cose vanno decisamente meno bene. Dicembre comincia con una brutta sconfitta contro il Sandonà.

L’unico pericolo per l’undici di Tedino lo crea proprio Saviozzi con una fortuita deviazione sul palo dopo slalom e tiro di Petrone. La domenica successiva al “Lamarmora” di Biella Marco va in gol firmando il provvisorio 2-1 per noi su assist di Galli dalla sinistra, ma nella ripresa i bianconeri di Bacchin ribaltano il risultato in meno di un quarto d’ora. Anche contro l’Ospitaletto ci facciamo raggiungere (1-1) nella ripresa malgrado il vantaggio firmato da Giordano reduce dalla pace (o tregua) con mister Chierico. Il nostro 1997, carico di sofferenze, si chiude con un grigio 0-0 a Vercelli. Saviozzi in realtà è tra i migliori in campo di un Novara che pensa soprattutto a non prenderle e l’ex spartano sfiora il vantaggio in avvio di ripresa con una gran bordata.Il 1998 di Marco comincia invece con una squalifica che gli fa saltare Novara-Albinese, il match che costa la panchina a Chierico, sostituito da Vallongo. Il nuovo tecnico, abituato a lottare per salvarsi, deve sfidare anche un calendario che lo mette subito di fronte a Varese e Pro Patria, le migliori del lotto. Il 2-2 in pieno recupero con i “tigrotti” a firma di Paratici rappresenta una vera e propria svolta positiva. La domenica successiva il gol vittoria a Mantova arriva ancora oltre il novantesimo. Lo realizza Bonetto.Il 4-4-2 di Vallongo è semplice ed essenziale. Nicolini fa il cursore di destra a centrocampo con Saviozzi-Paratici coppia centrale piuttosto complementare. I dolori arrivano quando dobbiamo far fronte a qualche assenza.

Come contro il Cittadella che vendica la sconfitta dell’andata imponendosi per 2-1 al “Piola”. L’1-1 sul campo della Triestina degli ex serve però a ridare subito morale alla compagine azzurra che torna a vincere in casa la domenica successiva contro il Leffe sotto il diluvio. Il gol partita (2-1) lo segna Pani che ad un quarto d’ora dalla fine corregge in porta una conclusione di Saviozzi.La strada verso la salvezza è ancora lunga. La complica il pareggio interno con il fanalino di coda Solbiatese al termine di una sfida che vede uscire Saviozzi acciaccato. L’ex spartano deve saltare anche i confronti con Pro Sesto (1-1) e Voghera (sconfitta interna per 2-1) che fanno sprofondare il Novara di nuovo verso i bassifondi.L’undici di Vallongo non può permettersi di abbassare il ritmo, né di calare d’intensità. Quando lo fa, come a Mestre, sono dolori. Al “Barcacca” matura un’altra battuta d’arresto, stavolta senza attenuanti. Consonni e compagni risorgono il sabato di Pasqua allontanandosi dalla zona play out grazie al successo per 1-0 sul Giorgione (punizione vincente del capitano) sotto la pioggia.A San Donà di Piave il Novara lotta, ma perde ancora per 2-1. Inutile il gol della speranza di Saviozzi al 18’ della ripresa con una bella girata al volo dal limite quando siamo ormai privi di attaccanti per l’infortunio di Giordano.Servirebbe un miracolo per evitare gli spareggi salvezza.

Ed il miracolo arriva. A cominciare dal fortunoso successo sulla Biellese con deviazione decisiva dell’ex Mascheroni. Gli spalti rimangono vuoti perché tutti sono a casa a vedere Juve-Inter (quello del rigore Iuliano-Ronaldo) che decide lo scudetto. Nel corso di tutta la stagione non siamo mai riusciti a vincere due partite di fila. Un tabù  che viene finalmente spezzato sul campo non più stregato di Ospitaletto: 2-1 con doppietta di Petrone.E così il derby con la Pro Vercelli diventa un vero e proprio spareggio. Chi lo vince si guadagna la certezza di rimanere in C2 con una giornata d’anticipo. E’ una partita tesa, equilibrata. La sblocchiamo a cinque minuti dall’intervallo proprio con Saviozzi che su azione di Grandini dalla sinistra riceve palla da Petrone e fionda Trombini con un gran destro per poi mimare un gesto d’esultanza alla Batistuta sotto la curva bianca ammutolita. C’è ancora un tempo davanti e bisogna completare l’opera. Anche perché i due gol precedenti del ragazzo pisano non hanno finora portato punti al Novara.

Dopo il pareggio di Cavaliere tremiamo per qualche minuto… ma abbiamo un credito “storico” con la buona sorte da riscuotere… E questo ci vale l’autogol del 2-1 di Rindone quando non c’è più tempo per recuperare.Il gol salvezza rappresenta il regalo d’addio per Saviozzi che in estate si sposta in direzione Biella. E’ un vero peccato perché perdiamo un ragazzo che si era fatto ben volere, oltretutto legato al territorio, per sostituirlo con colleghi che non sempre si riveleranno all’altezza della situazione.Anche la carriera di Marco ha una svolta negativa nell’estate del 2000 quando lascia la “comoda” procura di Alessandro Moggi per tentare altre strade che lo terranno lontano dal calcio professionistico per alcune stagioni.

Dopo una parentesi a Casablanca a rilanciarlo è ancora Erbetta con una serie di campionati di D esaltanti al Borgomanero che gli valgono una nuova occasione nella Valenzana dell’amico Abbate.  Nel 2010-11 l’ultima stagione dalle nostre parti, nel Borgosesia. Ora allena giovani calciatori senza avere mai smesso di scrivere poesie e di dedicare gran parte del proprio tempo a coloro che hanno davvero bisogno di un aiuto concreto…

Massimo Barbero

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