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lunedì 09 aprile 2018 - 09:19
di Massimo Barbero

Mai come stavolta la partita più importante è la prossima…

Non è una frase fatta, ma un semplice calcolo matematico. Se dovessimo centrare (finalmente) i 3 punti con la Ternana che non battiamo dall’era Discepoli… manderemmo forse definitivamente fuorigioco due squadre: le “fere” stesse innanzitutto e verosimilmente anche una Pro impegnata sul campo della capolista Empoli.

Con ogni probabilità guadagneremmo qualcosa anche su qualcuna delle dirette concorrenti che nell’ultimo week end sono andate fortissimo. E persino questo 0-0 nel derby che prolunga il nostro digiuno di successi nella sfida più attesa assumerebbe così un senso che, sfumata l’adrenalina della trasferta più breve e condivisa, adesso francamente ci sfugge…

La lunga settimana che ha fatto seguito al dolce venerdì sera con il Cesena ci aveva lasciato l’inconscia illusione di poter chiudere presto la pratica salvezza: “6 punti con Pro Vercelli e Ternana eppoi andiamo a raccogliere in giro quello che ci manca” pensavamo tra noi, senza dirlo ad alta voce per umanissima prudenza. Il risveglio così è stato duro e crudele perché quello che è successo sugli altri campi ci ha ricordato che esistono i risultati di fine stagione (quando la fame di punti conta più di aspetti tecnici e classifica).

E l’andamento del derby ci ha restituito la consapevolezza che non siamo in questa precaria posizione di classifica per caso. Dopo 34 giornate i valori sono ben delineati. Il Novara è questo, con tutti i suoi difetti che la cura Di Carlo sta provando a correggere pian piano, ma che non potrà mai eliminare.Dopo il secondo derby stagionale senza gol azzurri abbiamo la sensazione che la Pro Vercelli abbia messo tutto quello che aveva in questo campionato.

E che invece il Novara stia recitando la parte dello studente discolo… che non ha studiato abbastanza nel primo quadrimestre e che ora che vorrebbe (e dovrebbe) recuperare se la fa sotto. Adesso che l’impegno non manca è subentrata la strizza di chi sa che non può più permettersi di sbagliare. Il grosso guaio per entrambe è che il livello medio della B si è terribilmente alzato nel corso degli ultimi anni. Non ci sono più matricole di passaggio, vittime designate sin da gennaio, né società che scontano penalizzazioni destinate a condizionarne serenità, rendimento e classifica. Così diventa un problema per tutte lasciarsene 5 alle spalle (o anche semplicemente 3). Nel mischione c’è finita persino la Cremonese che sino ad un mese fa lottava per i play off.

Tra Novara e Pro rimane più o meno il gap di punti che separava le due squadre un anno fa di questi tempi.  Ma entrambe, ahinoi, sono scivolate sensibilmente indietro, un proporzione ai rispettivi obiettivi.Ieri il Novara ha provato a fare la voce grossa presentandosi in campo con un atteggiamento ben diverso da quello (di attesa e di controllo) della sciagurata gara d’andata. Per una ventina di minuti effettivamente abbiamo costretto la Pro a ridosso della propria area. Poi, sul rovesciamento di fronte successivo al primo tiro di Maniero, i bianchi sono riusciti a portarsi con estrema facilità dalle parti di Montipò e da quel momento la partita è cambiata. La squadra di Grassadonia ha preso coraggio, i nostri hanno cominciato ad avere paura.

Abbiamo perso il controllo del centrocampo, subito passivamente una serie di contrasti anche in zone chiave del terreno di gioco che potevano costarci carissimi, patito la manovra dei padroni di casa allorchè allargavano il gioco sui due esterni. Nel miglior momento dei ragazzi di Grassadonia però abbiamo fruito anche degli spazi per colpire in contropiede che ci erano stati quasi sempre negati quando eravamo noi a fare la partita. Purtroppo Maniero e Moscati hanno sciupato in tandem due ghiotte opportunità. Il gong dell’intervallo è arrivato provvidenziale perché continuando a giocare in quella maniera, con ogni probabilità, la partita l’avremmo persa. Per fortuna nella ripresa ci siamo messi almeno a battagliare.

La crescita di Casarini è un po’ l’emblema di un Novara finalmente calato nel clima di una sfida senza appello per i bianchi. “Soffrire e colpire” ripetevo in diretta radio in avvio di secondo tempo. In effetti abbiamo saputo soffrire e dopo l’ingresso in campo di Sansone avremmo avuto anche la possibilità di colpire, ma ahinoi abbiamo sprecato due o tre potenziali occasioni in contropiede davvero ghiotte. Così lo spavento più grosso di tutto il secondo tempo ce l’ha procurato Morra con quella conclusione a lato da posizione favorevolissima. In tribuna stampa abbiamo vissuto i 5 minuti di recupero con l’ossessione del fantasma di Emmanuello, senza renderci conto che in quel frangente ci sono state due-tre situazioni in area vercellese nelle quali siamo arrivati ad un passo da un colpaccio che sarebbe stato probabilmente immeritato, ma proprio per questo memorabile e soprattutto di fondamentale per il nostro destino.

D’accordo, un punto fa poca classifica, ma una sconfitta avrebbe avuto ripercussioni forse catastrofiche sul morale di squadra ed ambiente alla vigilia di una sfida di importanza capitale come quella con la Ternana. Sabato avremo il vantaggio di affrontare un avversario a cui il pareggio serve davvero a poco. Stavolta però dovremo sbagliare il meno possibile per portare a casa il risultato che ci interessa. Fa bene Di Carlo a caricare giocatori e tifoseria sottolineando in sala stampa le cose positive che si sono viste in questo miniciclo di partite (8 punti nelle ultime 5 partite) seguite alla desolante resa di Frosinone. Non ci si salva piangendosi addosso, né sottolineando ad ogni refolo di vento “come siamo scarsi”. Fiducia ed autostima sono le migliori medicine possibili in questo momento della stagione in cui nessuno può avere la bacchetta magica per risolvere di colpo una situazione delicata. A patto di analizzare sempre le cose con oggettiva obiettività, almeno lontano da telecamere e microfoni.

Chiudo salutando con un po’ di magone Beppe Vaccarone. Purtroppo il destino l’ha strappato all’affetto della sua Daniela troppo presto. All’inizio di quello che dovrebbe essere il capitolo più sereno della nostra vita, con tanto tempo da dedicare alle cose più piacevoli, senza l’obbligo di dover puntare la sveglia ogni mattina.
L’intervista realizzata da Fabrizio Gigo prima della finale con il Padova che l’ottimo Depa ha rispolverato dal suo vastissimo archivio rimane il testamento più genuino ed autentico dell’amore di Beppe per i colori azzurri. Alle porte del sogno di un ritorno in A che aspettava da 55 anni aveva gli occhi di un bambino che nel giorno di Natale sta per scartare il suo regalo più desiderato, ma in cuor suo teme ancora di non trovare nel pacchetto ciò che voleva fortemente.

Da novaresi dobbiamo ringraziarlo per aver portato avanti… per quasi trent’anni… la tradizione del “Fedelissimo” che ci fa compagnia sugli spalti da quando eravamo fanciulli spensierati e che rappresenta un motivo d’orgoglio per tutta la tifoseria azzurra per una continuità nelle pubblicazioni che ha pochi eguali negli stadi italiani.Personalmente lo ringrazio per avermi coinvolto, assieme a Giuseppe Cortese, nel lavoro di ricerca che è sfociato nel libro “un amore lungo 90 anni” uscito nel 1998, nel periodo forse più buio della nostra storia, quando quasi tutti in città si erano dimenticati di un Novara Calcio maltrattato anche dalle istituzioni.

In quei mesi “post laurea” passati a reperire storie e tabellini ho assimilato sfumature della storia azzurra che mi hanno legato ancora di più alla nostra squadra del cuore. Ed ho imparato da Beppe che il Novara rappresenta comunque la stessa emozione. Uno come lui l’aveva visto grande nelle categorie superiori non smetteva di seguirlo con identica passione pure nel pantano di una bassa C2. Sarebbe stato bello dedicargli la vittoria nel derby, ma sarà ancora più dolce dedicargli la salvezza a maggio… Forza Ragazzi, fateci almeno questo regalo…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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