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mercoledì 18 aprile 2018 - 15:35
Di Massimo Barbero

Sono tornato dall’intensa trasferta di Bari arrabbiato come mi capita di rado. E’ pacifico, il solito Marini ci ha messo un po’ del suo, ma non è tutto.

“Mi arrabbio”  (sottolineo le virgolette) nel vedere il Novara giocare così perché mi rendo conto che se avessero giocato (quasi) sempre così ora lotteremmo per un posto nei play off e non per evitare il precipizio. Mi arrabbio (tolgo le virgolette) quando non chiudiamo partite del genere perché non sempre ci capiterà di dominare per un’ora buona sul campo di formazioni del calibro del Bari…

Paradossalmente, al di là del diverso valore specifico delle due avversarie, questo pareggio mi disturba di più di quello di Vercelli perché nel derby avevamo fatto davvero pochissimo per vincere e non ci potevano essere grandi recriminazioni. A 6 giornate dalla fine tutte le occasioni vanno colte e quella di ieri, per come è stata la partita, era una gran bella occasione per dimenticare il pomeriggio da incubo vissuto contro la Ternana.

Marini a parte
, siamo stati davvero troppo poco concreti là davanti  per sperare di tornare dal “San Nicola” con i tre punti in mano. Il “golletto”, a dispetto di una grande produzione offensiva, non poteva bastare contro una squadra che aveva in panchina gente del calibro di Brienza, Floro Flores, Improta, Tello, Nenè… uomini in grado, soprattutto in casa, di risolvere una partita complicatissima anche con una sola palla inattiva come purtroppo è successo…

Vengo al tasto dolente: la direzione di gara. Dal vivo l’episodio che più mi ha sconcertato è stato quello della mancata espulsione (o mancata seconda ammonizione) di Cissè per un gesto di reazione tanto plateale.
Assurdo… come è assurdo che non sia stato accordato un rigore clamoroso come quello da fischiare per il mani di Floro Flores. I numeri sono eloquenti: da quando siamo tornati in B (2015) abbiamo avuto 2 soli rigori in trasferta: a Frosinone nel 2017 subito dopo un penalty regalato da Abisso ai padroni di casa ed a Parma lo scorso gennaio… in pieno recupero sul 3-0 per gli altri quando non contava più. In mezzo, con un piccolo esercizio di memoria, ritroverete una serie di episodi da urlo: alla rinfusa mi vengono in mente il fallo su Faragò a Brescia, ovviamente quello su Chajia a Terni, un paio di affossamenti clamorosi su Troest a Carpi ed Avellino… Senza dimenticare ciò che è successo al “Piola” dove non calciamo dagli undici metri dal 3 dicembre 2016… una vita fa!!!

Alt, basta così, non sprechiamo energie preziose in dietrologie o alibi. Dobbiamo solo pensare a salvarci e sappiamo che sarà ancor più dura di quanto non dica la classifica che pure ci ha visto ieri sera (in un turno apparentemente poco proficuo per noi) guadagnare un punticino su diverse dirette concorrenti.Molti sottolineano correttamente (ed ahimè non è un gran presagio…) che a 6 giornate dalla fine abbiamo gli stessi punti (40) della maledetta stagione 2013-14. Allora ci fu sufficiente chiudere a 44 (appena 1 vittoria ed 1 pareggio nelle ultime 6 gare) per cogliere l’obiettivo minimo di play out da giocare da sfavoriti. Sappiamo bene com‘è finita… ma di veramente diverso quest’anno c’è che ora sono tante le squadre coinvolte in questa lotta crudelissima. Quattro anni fa ad inizio maggio in fondo stazionavano in pianta stabile Juve Stabia e Reggina, ormai spacciate.

Ce la giocavamo punto a punto solo con Padova e Cittadella perché tutte le altre apparivamo ormai lontane dalla zona rischio (compreso il Varese poi sprofondato con una serie incredibile di sconfitte). Per contro c’erano in giro troppe squadre quasi tranquille (o con timide speranze di play off) che rappresentavano altrettanti bocconi facili per i classici risultati “da fine stagione”. Con 4 vittorie consecutive (o qualcosa di simile) il Cittadella aveva spiccato improvvisamente il volo e nelle ultime 3 giornate (2 punti sui 9 a disposizione) la squadra di Foscarini si era limitata semplicemente a  gestire il piccolo, ma significativo, margine di vantaggio accumulato nelle 4 giornate in cui i granata avevano raccolto 12 punti (e noi soltanto 1).

Stavolta la situazione è decisamente differente perché dal Brescia in giù nessuna può dirsi davvero serena. E tantomeno ci sono formazioni rassegnate. Basti pensare che alla Pro Vercelli è bastato vincere una partita dopo 2 mesi e mezzo (ultimo successo il 3 febbraio) per trovarsi di nuovo in piena corsa alla vigilia della trasferta di Chiavari. Ed altrettanto dicasi per la Ternana che fino a due settimane fa aveva vinto appena 4 volte in tutta la stagione. Dunque al momento i risultati “scontati” sembrano ridotti al minimo.

C’è tanto equilibrio e questo dato potrebbe anche abbassare la quota salvezza (o alzare la quota terzultimo posto che vuol dire retrocessione). E’ troppo presto però per fare i calcoli… Ed allora concentriamoci sulle cose positive che la trasferta di Bari ci ha detto. Per la prima volta il Novara ha dato la sensazione, per quasi tutti i novanta minuti, di avere assorbito il carattere, la personalità e l’equilibrio che da avversari abbiamo sempre riconosciuto alle formazioni allenate da Domenico Di Carlo. Nel momento più difficile della stagione i nostri “eroi” (sottolineo di nuovo le virgolette) non hanno mollato la presa in una serata in cui di alibi spendibili indubbiamente ce n’erano (il valore del Bari, le assenze, etc…) ed anzi hanno offerto una reazione d’orgoglio che alimenta di nuovo la fiammella della speranza.

Inoltre questo ciclo di partite dagli esiti alterni qualcosa di ben definito sulle potenzialità della nostra rosa ce l’ha comunque detto: il centrocampo a rombo delle ultime settimane può reggere se a fare il vertice alto  è un elemento dalle caratteristiche di Moscati.

Le due punte centrali sono un “lusso” che non possiamo permetterci, almeno dall’inizio. Maniero non ha ancora 90 minuti di autonomia ed allora meglio impiegarlo per scampoli di gara nei quali può dare tutto (come nel finale col Cesena, ma anche nelle prime battute con Pro Vercelli e Ternana).

Sciaudone e soprattutto Casarini sono in crescita e, pur nella loro stagione meno brillante, stanno dimostrando di essere efficaci come mezzali per riequilibrare un centrocampo siffatto.

Ed infine il rientro di Dickmann (dopo 6 gare in cui non partiva titolare e ben 5 nelle quali non ha giocato nemmeno un minuto) ci ha ricordato che abbiamo un elemento dalle grandi potenzialità da spendere in questo finale. Tutto sommato, per una ragione o per l’altra, Lollo ha giocato sinora molto meno che nelle ultime 3 annate e perciò potrebbe avere maggiori energie da piazzare (oltre che una personalità accresciuta dalle esperienze internazionali) proprio in questo sprint finale.Non ci resta che sperare… sapendo che sarà comunque dura… ma rinfrancati dalla prestazione di Bari che ha dimostrato che qualcosa di significativo da giocarci sul tavolo verde di  questo campionato ce l’abbiamo ancora…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero       

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