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Figurine azzurre: Flavio Gioria
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di Massimo Barbero

In un momento così grigio e preoccupante… abbiamo bisogno di rispolverare proprio le figurine azzurre più “vere”: i giocatori a cui perdonavamo anche qualche sconfitta perché sapevamo che sul campo avevano comunque dato tutto per la maglia che sentivano come una loro seconda pelle. Flavio Gioria da Nebbiuno era stato portato a Novara nel 1978 dall’appassionato dirigente Nuvolone che l’aveva visto giocare nel Verbania.

Sarebbe dovuto far parte della rosa della Primavera ed invece debutta in C1 sin dalla prima giornata di campionato con la squadra di Bolchi impegnata (e sconfitta) sul campo del Piacenza. E’ un inizio difficile per gli azzurri che devono fare i conti con una serie di infortuni e raccolgono poco nei primi incontri di una stagione che ci vedrebbe ancora tra i favoriti per il ritorno in B. “Maciste”, vista anche l’emergenza, sposta così il giovane, appena ventenne, a fare il mediano con il compito di francobollare il regista avversario.Il pubblico novarese, mai tenero con chi dà la sensazione di non sudare la maglia, si affeziona presto a quel ragazzo baffuto che non lesina certo l’impegno. L’unico tormento è rappresentato dal suo cognome che viene spesso storpiato sui tabellini dei giornali nazionali: per i novaresi è rigorosamente Gioria, per la “Gazzetta” o “Tuttosport” quando si gioca in trasferta spesso diventa Gloria o Gioira.Sta di fatto che dalla vittoria (1-0) di La Spezia nasce un Novara diverso, capace di scalare la classifica con una lunga serie positiva.

E’ la squadra che lancia Genzano ed il portiere Boldini, che schiera ancora Giannini, Jacomuzzi e Veschetti e ritrova Vivan. E’ il Novara del centravanti Basili che colpisce una serie impressionante di pali e traverse. Chi scrive non ha seguito dal vivo quel campionato e perciò mi perdonerete errori e/o omissioni.Sta di fatto che ad interrompere la nostra imbattibilità arriva un’inattesa sconfitta interna (1-2) con il Piacenza alla prima di ritorno che, come spesso accade, incrina le nostre certezze.  Il 2-0 al passivo di Como di inizio marzo sembra già una sentenza sulle speranze novaresi ed invece sarà il “pesce d’aprile” di Lecco a risultarci fatale. Dopo l’1-1 sul campo dei blucelesti il portiere Troilo accusa il nostro Scandroglio di aver tentato di aggiustare il risultato prima della gara. Comincia un mese e mezzo terribile per il Novara che deve provare a rimanere attaccato alla zona promozione con la spada di Damocle di un’accusa che, se provata, potrebbe costarci addirittura la retrocessione. Per fortuna i nostri reagiscono subito superando il Casale con un netto 3-0. Gioria viene sgambettato in area da Legnani per il rigore della sicurezza poi trasformato da Genzano. Le cose per Flavio vanno decisamente meno bene a Parma perché dopo nemmeno 120 secondi l’arbitro punisce con la massima punizione un suo contatto in area con il giovane Carlo Ancelotti. Sembrava uno scontro banale, uno dei tanti che si vedono tra due avversari nei sedici metri. Nemmeno i padroni di casa sono convinti della decisione ed esitano qualche secondo prima di portarsi dal dischetto con lo specialista Bonci per la rete che da il “la” ad un chiaro 2-0.La vera “partita” del Novara però si gioca il 25 maggio quando a Firenze dobbiamo respingere l’accusa di illecito sportivo.

Viene convocato anche il giovane Gioria, indicato da Troilo quale presunto testimone di un colloquio tra lui ed il nostro Scandroglio. Finisce con una condanna a 6 punti di penalizzazione (con squalifica per Scandroglio) che ci permette di salvare la categoria, ma compromette definitivamente ogni speranza di promozione.E’ un giorno destinato a fare da spartiacque nella storia azzurra perché per quasi trent’anni da quel 25 maggio 1979, fino all’avvento della proprietà De Salvo, non potremo più permetterci di sperare concretamente nel ritorno in B.All’inizio della stagione successiva parte Genzano destinazione Sampdoria e la rosa affidata a Canali non è competitiva per il campionato di vertice che Tarantola e la piazza si aspettano. A novembre ci togliamo almeno la soddisfazione di battere il Piacenza (2-0) che nella stagione precedente ci aveva sconfitto 2 volte con Gioria che sforna un cross vincente per la testa del solito Basili. A gennaio dopo il disastroso 6-1 di Varese viene chiamato “Peppino” Molina a salvare la barca che affonda e finiamo almeno senza rischi di sorta. Dopo le 27 presenze della stagione precedente Gioria ne colleziona altre 25 a conferma di una continuità di rendimento. In Coppa Italia arriviamo fino alle semifinali dove veniamo eliminati dal Padova.Nell’estate del 1980 Flavio è uno dei pochissimi confermati di una rosa quasi per intero rinnovata nel tentativo di risvegliare un ambiente ampiamente deluso. Durante la preparazione a Gozzano (!!!) Gioria viene indicato tra gli scontenti al momento di discutere le proposte di rinnovo di un Tarantola che guarda sempre al budget con comprensibile attenzione. La prima “sgambata” il Novara la gioca sul campo di San Maurizio d’Opaglio contro una mista locale. Gioria segna uno degli ultimi gol davanti a tantissimi tifosi azzurri che pregustano un campionato di vertice. Un infortunio in amichevole a Savona fa temere il peggio per il generoso ragazzo di Nebbiuno che invece recupera puntuale per la prima di C1 in Viale Kennedy contro il Parma.Lo 0-0 coi ducali inaugura una parte inziale di campionato soffertissima nella quale non vinciamo nemmeno una partita. Bui viene esonerato per far posto a Binacchi, ma le cose non migliorano granchè.

Il primo successo arriva soltanto l’11 gennaio contro la Reggiana in una partita incredibile ribaltata (2-1) in inferiorità numerica. 4 affermazioni interne di fila ci danno un refolo di speranza che viene spazzato via dalle ingloriose sconfitte di marzo. Ad un certo punto si parla persino di Josè Altafini nuovo general manager azzurro… ma il campione brasiliano finirà con il dedicarsi alle telecronache dai microfoni dell’emergente Telemontecarlo. Finiamo il campionato in maniera almeno dignitosa con l’orgoglioso 5-4 di Reggio Emilia (eravamo sotto 4-0 dopo mezzora ed abbiamo lottato fino alla fine) e qualche vittoria purtroppo inutile. con tanti giovani in campo.Comincia un nuovo, lunghissimo, capitolo chiamato C2 con Gioria ancora protagonista in una squadra che crede di essere in quella categoria solo di passaggio. Nel precampionato propizia un gol alla Vogherese con un gran tiro da fuori che si insacca dopo aver incocciato sulla schiena di Seveso. L’illusione si consuma alla prima in casa contro la Casatese: sull’1-0 Calloni toglie Gioria per inserisce l’estroso Morgia e Zanotti va a segno più volte per un 6-0 che ci fa credere che quello sia il reale valore della categoria. Invece c’è da soffrire, maledettamente. Ne fa le spese Vittorino Calloni, sostituito da Galbiati che dà inizialmente una scossa alla squadra proprio mentre Flavio deve star fuori per qualche settimana per un infortunio in amichevole a Borgoticino. Gennaio si apre con una sconfitta a La Spezia che ci allontana dal duo di testa Carrarese-Pro Patria.

La domenica successiva però cogliamo un bel successo contro l’ambiziosa Vogherese con Gioria ancora decisivo nel procurare il gol del 2-0 con il portiere ospite che di pugno spinge in porta un calcio di punizione del cursore di Nebbiuno. La rincorsa non basta per andare al di là di un platonico terzo posto, senza reali speranze di promozione. Flavio conclude con 29 presenze, come nella stagione precedente.A 24 anni si guarda intorno alla ricerca di una collocazione diversa. E così comincia la stagione 1982-83 ai margini della rosa di Galbiati. Il Novara, che pure ha cominciato molto meglio rispetto alla stagione precedente, però non può fare a meno di lui e lo reintegra ai primi di novembre dopo una brutta sconfitta interna con il Fanfulla. “Gioria è un giocatore che quando c’è non te ne accorgi, ma appena manca capisci quanto ti sappia dare abitualmente…” diceva di lui mister Galbiati.  Un elemento generoso come Gioria però patisce il fatto di non aver svolto la preparazione con i compagni e fa una certa fatica, specialmente fino a Natale. Nemmeno l’ultimo ritorno di Peppino Molina ci consente di “aggiustare” una stagione guastata dagli infortuni di Elli e Scienza. Finiamo quarti, superati anche dal Mantova che ci nega le ultime speranze vincendo a Novara alla penultima. Flavio chiude la stagione con un gol decisivo al “Moccagatta” in una sfida vinta per 1-0 e valida per un suggestivo torneo del “quadrilatero”.E’ una rete che gli consente di sbloccarsi anche in fase realizzativa. Comincia a prenderci gusto nel centrare le porte avversarie e nell’estate successiva segna addirittura due volte ad Omegna in Coppa per un 2-2 strappato in extremis che ci vale la qualificazione. Il cammino nella manifestazione parallela ci regalerà qualche emozione in una stagione che ci vede sempre abbastanza lontani dalla zona promozione. Gioria firma un altro gol alla Reggiana nel rotondo 5-1 in Viale Kennedy che sancisce un netto passaggio nel secondo turno preliminare contro un avversario imbottito di giovani. Ben più pesante la rete, di collo su passaggio di Luciano Masuero, che ci vale la vittoria (1-0) contro il Pordenone il 23 ottobre.

Nel Novara di Massei Gioria gioca quasi sempre. In tutto sono 32 partite di campionato con il suggello dell’1-1 a Rho, di sinistro, dopo un primo tiro di Scienza rimpallato.E’ la fine della prima era Tarantola, la più lunga ed importante. In estate si riparte con nuovo Direttivo galvanizzato dalla presenza del ministro Nicolazzi. E soprattutto con un tecnico che ha appena stravinto il campionato di C2 come Maroso. Gioria comincia giocando da titolare le prime partite, ma la squadra non ingrana. A mercato di riparazione ormai chiuso arriva Cuccureddu ed il buon  “Peo” ridisegna la squadra con Di Marzio e Catena cursori. Il nuovo Novara vince ed entusiasma fino a metà gennaio quando il 2-0 al Fanfulla nella neve segna l’apice dell’illusione.Nel ritorno la musica purtroppo è molto diversa e Gioria appare decisamente uno degli uomini più in forma di una squadra che ha perso la brillantezza dei primi mesi. La partita contro il Mantova (1-0 gol di Scienza) è la migliore per Flavio che sembra non patire i primi caldi primaverili. Purtroppo è solo l’ultimo colpo di coda perché le tre sconfitte consecutive contro Pergocrema, Ospitaletto e Gorizia ci eliminano ancora prima del tempo dalla corsa promozione. Gioria firma il suo regalo d’addio segnando il gol del platonico 1-1 su punizione a Mestre.

Con Maroso il feeling non è mai scattato e nell’estate successiva Flavio resta ai margini della rosa fino all’ultimo giorno del mercato autunnale quando si accasa al Ravenna insieme ad Arrighi. Un paio di anni dopo tornerà ad avvicinarsi a casa, giocando in un Varese che, tra mille problemi, si salverà grazie ad uno 0-0 a Novara sotto il diluvio.Una specie di cerchio che si chiude per un ragazzo che ha giocato 186 partite di campionato in maglia azzurra. Sempre con la generosità e l’entusiasmo del primo giorno. E che oggi soffre da tifoso per i destini di quella che rimane più di tutte le altre la “sua” squadra…

Massimo Barbero

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