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sabato 19 maggio 2018 - 11:39
di Massimo Barbero

In ormai 35 anni da tifoso del Novara non ho mai sofferto come in questo campionato. Perché la salvezza era sempre lì, tanto vicina quanto irraggiungibile per una squadra che non è stata in grado di vincere nemmeno una partita nelle ultime nove giornate ed è scivolata in zona retrocessione proprio a 20-25 minuti dalla fine del turno conclusivo.

Lo 0-1 con l’Entella è lo specchio di una stagione nella quale abbiamo sempre puntualmente perso in casa con tutte le ultime della classe. E puntualmente alla stessa maniera, incapaci di affondare l’avversario ed incapaci di raddrizzare la partita una volta incassato il gol per il solito buco fatale.

E’ stata una lenta agonia, cominciata in quel triste pomeriggio d’agosto con il Piacenza e finita ieri sera quando Crimi ci ha negato anche l’ultimo appiglio dei play out. Con in mezzo la sola illusione dei 9 punti consecutivi di inizio ottobre che hanno tenuto in vita la nostra classifica fin tanto che è stato possibile.

Non mi dilungo a parlare dei giocatori perché non lo meritano. Quasi tutti verranno confinati nel dimenticatoio, in un angolo buio della nostra storia. Quattro anni fa me l’ero presa con qualcuno dei “veterani” perché nella squadra retrocessa a Varese si nascondevano alcuni protagonisti del doppio salto che con quel flop avevano parzialmente tradito innanzitutto pagine luminose di storia scritte proprio da loro stessi. Stavolta non vale la pena di spendere una sola parola per i “protagonisti”. Se non dispiacermi per la seconda retrocessione vissuta sul campo dai nostri due Lorenzo, giovanissime comparse a Masnago ed oggi ragazzi del 1996 sul punto di esplodere (glielo auguriamo di cuore). Con ogni probabilità altrove.
Eppure la retrocessione di Varese era stato un incidente di percorso, determinata da sciagurati innesti nell’estate precedente (i due greci, Mori e Comi per fare degli esempi) e da seri infortuni agli uomini chiave nel girone di ritorno.

Questa invece sembra la conseguenza quasi naturale di una parabola discendente cominciata circa due anni fa, all’indomani dell’illusione della semifinale play off strappata a Bari. Il sogno poteva durare ancora un anno, due, forse tre… ma il trend era delineato sin dal gennaio 2017 quando, a fronte delle cessioni onerose di Faragò e Viola, eravamo andati a scovare prestiti all’ultimo giorno di mercato. Allora ci era andata bene… (malgrado molti mugugnassero nei confronti di Boscaglia per il nono posto finale) ma il margine di errore nelle scelte si stava riducendo drasticamente… L’amico Paolo Lampugnani ricorderà che in quei giorni… mi ero a messo a prenotare a raffica voli e treni… per non perdere un solo minuto di quel campionato di B…. a costo di andare da solo a Frosinone a Pasquetta… “Me la voglio gustare finchè dura…” gli dicevo… Ed in effetti, a mente fredda, posso dire di averlo fatto… In 7 campionati (6 di B ed 1 di A) ho saltato in tutto 8 trasferte, quasi tutte nell’era Baroni… quando la fiaba appariva ancora di lunga durata…

In questi mesi ho seguito il Novara in B con l’affetto dovuto ad un nonno sempre più stanco e malconcio, che sai bene che prima o poi dovrai salutare… ma che invece ti illudi di avere accanto a te per sempre…

Ho fatto sforzi settimanali (insieme a tutti i collaboratori) per allestire il “Fedelissimo” e diffondere in città l’amore per i colori azzurri in vista delle gare casalinghe. Ho offerto a società e squadra una critica sempre benevola e costruttiva nella convinzione che lo sport ed il calcio devono essere innanzitutto entusiasmo. E se non porti entusiasmo è difficile che poi l’entusiasmo ti possa tornare sottoforma di energia positiva. Ho sbagliato a relazionarmi così con le vicende azzurre? A giudicare dai fatti si direbbe di sì, ma non esiste la controprova.

Oggi sono retrocesso anch’io perché sono retrocesse le mie idee e le mie convinzioni. Ma non le rinnego e non scendo dal carro perdente. Continuo a ritenere che questo Novara Calcio… pur con tutti i suoi difetti… fosse (sia) la migliore realtà possibile per la nostra città “grigia metalizzata”.

In realtà prendendosela con Mds perché “non caccia piu i soldi…” facciamo indirettamente un grande complimento all’attuale proprietà. Perché è soprattutto grazie ad investimenti corposi dal 2006 in poi che ci siamo assestati su livelli nemmeno immaginabili sino all’era del generoso Pippo Resta quando la C1 era un obiettivo e non un incubo.

Sarebbe popolare da parte mia oggi sparare su Mds perché “non caccia più i soldi…”. Da tifoso del Novara ovviamente vorrei un Presidente che investe come la nuova proprietà del Parma… Ma un conto sono i sogni, un altro è la realtà. E l’attuale realtà imprenditoriale (italiana e/o novarese) è quella che conosciamo tutti benissimo…

Alla società Novara Calcio muovo due rimproveri molto più mirati. La logica del “pareggio di bilancio” può reggere solo in determinate condizioni. Per ragionare in quest’ottica non si può prescindere da due punti di forza quasi completamente assenti nelle ultime stagioni azzurri…

Il primo è rappresentato da una guida tecnica stabile. Ho desiderato (invano) la conferma di Toscano eppoi quella di Baroni.. ed ancora di Boscaglia… ed arriverei persino ad auspicare quella di Di Carlo in serie C se l’idea fosse quella di un rilancio ambizioso… perché un allenatore che conosce rosa ed ambiente sin dal 15 luglio… rappresenta un valore aggiunto da spendere sin dalle primissime giornate di campionato… Altrimenti il rischio è quello di vendere Viola e Buzzegoli perché tanto a Boscaglia non serve quel tipo di giocatore… per poi essere costretti ad andare ad inseguire il Ronaldo della situazione soltanto sei mesi dopo…

L’altro è di natura ambientale. Questa società ha fatto davvero pochissimo (in termini di iniziative, rapporti coi club organizzati e la gente in generale) per creare un ambiente che potesse aiutare la squadra nei momenti difficili. A Novarello forse pensavano che i risultati (obiettivamente eccellenti fino all’estate 2016) fossero sufficienti per mantenere nel tempo un feeling almeno accettabile con la piazza. Ma non è stato così… e non si è fatto quasi nulla per correggere una rotta che stava diventando preoccupante sin dalla primavera di un anno fa. Con un “Piola” sempre caldo come quello che abbiamo avuto ieri sera… forse nemmeno Sciaudone e c sarebbero riusciti nell’impresa di perdere 10 partite in casa in un solo campionato…

La terza critica è legata alla contingenza attuale. Dopo la cessione di Da Cruz a gennaio bisognava reinvestire almeno parte delle somme incassate da un’operazione imprevista (nella tempistica) per aggiungere un difensore ed un centrocampista di esperienza e sostanza ad una squadra che aveva già imboccato una china già allarmante. Anche ragionando nella mera ottica imprenditoriale…  quell’indugio si è rivelato una pessima scelta… perché la C rappresenta ora un bagno di sangue dal punto di vista finanziario.

Questo “day after” mi ricorda tantissimo quello di Pistoia 1997. Perché la partita di Perugia, quella fatale per noi (perché un Novara siffatto si sarebbe potuto salvare solo affrontando un Entella già retrocessa) ci aveva lasciato delle sinistre analogie con il ritorno dei play out in terra toscana per quell’occasione fallita da Puscas sull’ 1-1 (l’uomo che ci aveva tenuto in piedi con i suoi gol proprio come Giordano allora). Perché anche nel giugno 1997 la priorità di molti azzurri (a torto o a ragione ora non importa) era il “dagli alla proprietà”. L’addio di Bossetti e Montipò poi avrebbe determinato l’inizio del periodo più buio della nostra storia dal quale ne siamo usciti indenni (4-5 anni dopo) solo grazie alla generosità di pochi novaresi (il dottor La Rocca in primis), ad un pizzico di innegabile fortuna nei momenti decisivi ed all’arrivo di Sergione Borgo che ha finalmente cambiato il nostro destino.

Ora la palla passa a Massimo De Salvo che deve prendere scelte chiare, dirette, immediate, qualunque esse siano. Se c’è un insegnamento che ci lascia questo campionato assurdo è che vivacchiare… nel calcio è sempre molto pericoloso e controproducente, in qualunque categoria.

La serie C fa male, malissimo (ho in mente le parole di Guido 63 una settimana dopo Lumezzane “Massimo lì non ci torniamo più…”) ma non è ancora il peggio. Il peggio sarebbe disperdere tutto quello che è stato creato in questi ultimi 12 anni: le strutture, un settore giovanile all’avanguardia, una ritrovata credibilità sportiva nel panorama del calcio italiano, la passione di coloro che sono diventati tifosi del Novara nei momenti più esaltanti ed ora non hanno comunque intenzione di mollare.

In fondo il Livorno, malgrado tante traversie ed un po’ di pasticci nell’attuale stagione, in B ci è tornato in soli due anni. E’ questo l’esempio più consolante all’indomani di una retrocessione che ricorda molto il suicidio dei toscani nel maggio 2016.

Ed allora Forza Massimo De Salvo… Chi ama lo sport sa che le vittorie più belle sono quelle che arrivano sulle ceneri delle delusioni più cocenti… quale è stata certamente quella di ieri… Chi ama lo sport… deve accettare le sconfitte ed i fischi per trarne la carica per ripartire più carico e convinto di prima… Forza Novara sempre!!!

Ps: un grazie di cuore a Jimmy Fontana per essersi seduto accanto a me e Marco Foti nel momento della dolorosa incredulità. In quel frangente l’ho sentito Azzurro quanto noi ed ho riscoperto la magia di una squadra indimenticabile.

Una magia che forse potremmo ritrovare presto nella carica, nella professionalità e nell’attaccamento ai colori di “Charly” Ludi. Chissà…


Massimo Barbero

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