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di Massimo Barbero

Quattro mesi e mezzo dopo Novara e Bologna non sono più le squadre che si affrontarono lo scorso 16 ottobre in Viale Kennedy. Allora i rossoblu erano una formazione piena di complessi che affidava tutte le proprie fortune ad una tattica ostruzionistica al limite del lecito ed alle invenzioni dei propri talentuosi giocatori d’attacco. Gli azzurri, per contro, cercavano il risultato attraverso il gioco, convinti di poter imporre, almeno in casa, anche in A la sinfonia calcistica che aveva incantato tutti nella serie cadetta. Il loro limite maggiore era quello di non aver adottato adeguate contromisure per contenere la forza di avversari decisamente di altro livello rispetto a quelli affrontati nelle stagioni precedenti. Quel giorno, per un tempo, il Novara triturò il Bologna sul piano del gioco. Il risultato arrise agli ospiti unicamente per una serie di ragioni: la maggiore qualità felsinea degli uomini di attacco, la scriteriata tattica novarese ad inizio ripresa (tutti all’arrembaggio per pareggiare, come fossimo già al novantesimo) un arbitro troppo permissivo con gli ospiti (ieri si è vista una tutela ben maggiore per la squadra di casa…) ed un dose innegabile di sfortuna (leggi infortuni) che nel calcio si rileva spesso determinante. In questo lasso di tempo Pioli ha plasmato un Bologna decisamente diverso. Partendo dalla classe dei propri elementi più avanzati, ha costruito una squadra con gioco e personalità. Ed a gennaio ha saputo inserire ancora un innesto azzeccato (Rubin al posto dell’incerto Morleo) che ha aggiunto ancora qualcosa. Non a caso da Natale in poi ha perso una volta sola, domenica scorsa in casa contro l’Udinese. Per contro il Novara ha cominciato a perdere per strada le sue incoscienti certezze, sin da quell’amarissima domenica di ottobre. Si è reso progressivamente conto di non riuscire a salvarsi con il gioco ed ha imboccato una strada diversa. In ultimo con un allenatore che predica un calcio tremendamente distante da quello di Tesser (che ha aggiunto innegabilmente un po’ più di solidità alla retroguardia). Catenaccio e contropiede, come ripetevamo festanti dopo l’impresa di San Siro. Sono nato calcisticamente parlando (come spettatore, s’intende…) nell’era in cui imperava il credo trapattoniano e queste parole non mi spaventano di certo. Anzi, il contrario. Però per fare il contropiede bisogna avere anche gli uomini giusti. Ecco, questo è il maggior rimprovero che muovo a Mondonico dopo la partita ieri. Dopo l’uscita di Caracciolo e Jeda (e la rinuncia a Mascara) non avevamo più elementi per impostare delle vere e proprie ripartenze. L’ultimo cambio azzurro ha ridato coraggio ad un Bologna che ha capito di avere di fronte un avversario votato solo a portare a casa lo 0-0 e si è gettato nuovamente all’assalto con tutti i propri effettivi. Catenaccio e contropiede? Mi sta benissimo… ma come a San Siro… quando già nel primo tempo…. ci eravamo presentati almeno tre volte dalle parti di Julio Cesar… E quando lo stesso gol partita è stato anche il frutto della voglia matta di Ujkani, Pesce e Jeda di rilanciare subito dopo l’intervento del portiere su Lucio… Ieri la tattica di attesa era forse la più corretta contro un avversario determinato ed in salute (e micidiale negli spazi) come il Bologna. Ma dopo un’ora passata senza danni bisognava provare a vincere. A costo di perdere (come è comunque accaduto). Anche perché un punticino avrebbe aggiunto davvero pochissimo alla nostra classifica… mentre un colpaccio sarebbe stato importante, anche dal punto di vista psicologico… A fine gara si è accesa (anche nella nostra auto di inviati-tifosi) una disputa tanto sentita quanto amara… Meglio (o meno peggio) le sconfitte dell’era Tesser o quelle dell’era Mondonico? Al di là dello stucchevole quesito… l’unica certezza è che da qualsiasi parte la si voglia tirare… la coperta si rivela sempre troppo corta… Personalmente, nell’attuale posizione di classifica, preferisco sconfitte come quella di Palermo (dopo aver creato tre occasioni nitide nella prima mezzora) a rinunce totali al gioco come quella vista ieri, ma è solo un opinione personale e prendetela come tale… Ci restano (salvo miracoli) 12 gare da giocare nella massima serie… Mettiamo da parte l’innegabile delusione, per utilizzarle come un’ulteriore vetrina… Abbiamo ancora la possibilità di far vedere all’Italia intera per almeno due mesi abbondanti le nostre qualità (in campo, sugli spalti, in… cabina radio). Sarebbe un peccato sprecarla ancora… per affogarla troppo presto nel rimpianto di quel che poteva essere e non è stato… Sotto con l’Udinese, dunque. Fare risultato forse non ci cambierebbe la vita… ma ci restituirebbe un po’ di orgoglio per urlare comunque… Forza Novara sempre!

Massimo Barbero

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