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30 settembre 1984: Novara-Venezia 3-0

Sono le piccole grandi-cose che accendono in un ragazzino la passione per una squadra di calcio. Il mio amore per il Novara è nato grazie ai racconti di mio padre, alle radiocronache di Gianni Milanesi, alla maglietta regalatami da Elli, alle scorribande di un Fabio Scienza imprendibile… 
Ma tra i cimeli del mio tifo da dodicenne metto in primo piano una bandiera regalatami dai vicini di casa a fine estate del 1984. L’aveva cucita una madre per un figlio, negli anni belli della serie B. Ed era rimasta impolverata per tanto tempo, in un angolo della casa di gente che ormai aveva perso la via dello stadio. Ma che non aveva dimenticato quel vessillo che sarebbe diventato il mio orgoglio da esibire in Viale Kennedy.

Il debutto della nuova bandiera, semplice ed un po’ antica, è datato 30 settembre 1984. Siamo a fine settembre, ma il campionato è cominciato da una sola settimana. E nel peggiore dei modi per noi. Con un vistoso 3-0 al passivo sul campo del Montebelluna. Uno smacco inaccettabile per una squadra che dovrebbe vincere il campionato.
 “E’ stato l’inizio più disastroso della mia carriera” aveva commentato “Peo” Maroso, un tecnico che due anni prima aveva dominato la scena con il Legnano dei record.

Si teme già la prima contestazione stagionale contro il Venezia dell’ex Marzio Lugnan e di un Francesco Guidolin, allora centrocampista di qualità. Abbandono i distinti per accompagnare in curva Flavio Borsetti che, un po’ più grandicello di me, ha fatto l’abbonamento in quel settore. Io ovviamente ancora non pago, anche perché di aspetto sembro ancora più “giovane” dei miei 12 anni ancora da compiere.
Lo speaker continua a ripetere: “ricordiamo che per ragioni di sicurezza non è più possibile passare da una curva all’altra”. Fino all’anno prima la gente era abituata a fare la spola tra la “Nord” e la “Sud” a seconda di dove attaccasse il Novara. Non c’erano tornelli, né Daspo, né settori ospiti. Qualche volta la “scazzottata” ci poteva scappare se non si stava buoni nella tana degli altri, ma tutto finiva lì.

Comincio a sventolare la mia bandiera nella “Nord” mentre il Novara attacca verso la “Sud”. I giocatori sono molto più piccoli di quanto mi apparissero quando assistevo alle partite dai distinti, con mio padre e vicino al leggendario trio Cassina-Margara-Varotto. Dopo la batosta di Montebelluna il Novara ripropone le due punte. Accanto a Scienza gioca Grossi, il prototipo del centravanti di peso, vecchio stampo. In porta c’è Marchese. Pioletti ed Arrighi sono i marcatori, il dottor Volpi fa il libero. Gioria e Di Marzio agiscono da cursori, mentre De Lorentis, Catena e, soprattutto, Balacich dovrebbero dare qualità alla manovra.

Non ci sono ultras né cori. L’ambiente del palazzetto è un’utopia per quegli anni di C2, almeno nelle prime giornate. Onestamente c’è più folla nella “Sud” che nella “Nord” perché la gente si accomoda nel settore vicino alle biglietterie. La “Gazzetta” riporta il dato dei 3000 paganti. Nel corso del campionato ci sarà il doppio del pubblico.

Maroso sa che una partenza fiacca risveglierebbe i fischi latenti. Già si è dovuto sorbire i primi brontolii in Coppa Italia. Ed invece stavolta al via di Ciaccio di Napoli gli azzurri partono forte. Gioria fa il diavolo a quattro e sfiora subito il gol. La prima rete arriva già al 7’ sugli sviluppi di un calcio di punizione di Grossi, la sfera rimpalla su Venturi, numero 4 del Venezia e resta nell’area piccola dove Fabio Scienza si avventa più lesto di tutti sul pallone e sigla il gol del vantaggio. Umberto Cassina ha preparato uno striscione dalla scritta “C1 Fabio Goal” che sembra davvero di buon auspicio. L’esultanza nella “Nord” arriva con una frazione di secondo di ritardo. Prima si vede la gente nella “Sud” alzarsi in piedi eppoi il boato si propaga nel resto dello stadio. Quando al 12’ il Novara raddoppia mi convinco in maniera definitiva che la mia bandiera porta fortuna e che con questa squadra andremo dritti in C1: su cross dalla destra del solito Gioria Grossi incorna da centravanti vero mandando la palla a carambolare sul palo più lontano eppoi in fondo al sacco. Il primo ad abbracciarlo è Fabio Scienza. Le maglie tutte azzurre (pantaloncini compresi) brillano in una domenica di sole ancora tiepida. Il primo tempo scorre via veloce e già pregusto una ripresa con i miei beniamini ad attaccare ed a dare spettacolo sotto di noi. Ma c’è un episodio che spegne il sorriso a tutti. A 3 minuti dalla fine del primo tempo Venturi e Scienza sgomitano tra loro. L’arbitro Ciaccio di Napoli li ammonisce entrambi, ma il nostro Fabio ha già preso un cartellino giallo in precedenza e finisce sotto la doccia. Il pubblico è imbestialito perché il direttore di gara ha espulso il beniamino dei novaresi, il giocatore che di solito le prende e non le dà. Ci attende ancora più di un tempo da soffrire in dieci. Il tiro con cui Lugnan impegna Marchese sembra il preludio ad una ripresa di affanni. La terna guadagna a fatica gli spogliatoi con i distinti davvero sul piede di guerra.

L’intervallo è providenziale perché permette a Maroso di riassestare la squadra. L’ex tecnico del Varese progetta una gara di contenimento che riesce quasi alla perfezione. Il Venezia preme costantemente, ma senza creare grossi pericoli. La mia prima volta in curva non è stata fortunata dal punto di vista dell’osservazione: nel primo tempo attaccavano quasi costantemente sotto la “Sud”, nel secondo anche. Ma il risultato basta ed avanza  a soddisfarmi. Entra Serami al posto di De Lorentis a dare più nerbo ai suoi. E Maffioletti in luogo di Grossi per sfruttare l’arma del contropiede. Guardo nervosamente il cronometro, preoccupato per una rimonta che non arriverà mai. Col passare dei minuti la formazione di Mammì (quello di un famoso gol decisivo in un Catanzaro-Juve…) perde definitivamente la fiducia. Ed allo scadere la tensione si scioglie definitivamente. Balacich pennella una punizione dalla sinistra, Serami di testa sul secondo palo fa 3-0. 

Il giocatore con i baffi corre ad esultare sotto la curva e posso sfogarmi sventolando la mia bandiera che è già diventata un amuleto. Nel dopogara m’incanto nell’ascoltare Nicolazzi che disserta di calciatori avversari (ad esempio parla a lungo di un certo Catterina che io onestamente non conoscevo) con una preparazione che non pensavo potesse avere un Ministro ai Lavori Pubblici. Maroso si fa “confessare” dagli appassionati che sostano numerosi nel piazzale davanti allo stadio. Il postpartita è quasi più divertente della gara stessa. Rientro a casa felice, pregustando già quando potrò sventolare di nuovo la mia bandiera azzurra… Non la domenica successiva a Vercelli quando vedrò la partita mischiato ai tifosi di casa, nel rettilineo… E nemmeno due domeniche dopo contro l’Omegna, stavolta per colpa di un fastidioso raffreddore. Senza la mia bandiera “magica” faremo 0-0 colpendo 4 pali e sbagliando pure un calcio di rigore con Balacich, di solito infallibile dal dischetto…

Massimo Barbero

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