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martedì 18 aprile 2017 - 07:06
di Massimo Barbero

Lo ammetto… fino alle 16.45 di ieri la classifica la guardavo contando quanti punti avessimo di vantaggio sulla quintultima. Gli anni “tranquilli” mi spaventano sempre un pò nell’era dei play off e dei play out. Non era “tranquillo” anche quel campionato che poi concludemmo in maniera ingloriosa con il Prato, in quanto preoccupati dalla prospettiva di essere agganciati in extremis da Torres e Reggiana? Ed ancora… non era tranquilla anche quella stagione invece terminata con gli affannati calcoli di “classifica avulsa” dopo un soffertissimo 0-0 casalingo con il Padova?

Meglio così… non ci avevo capito proprio nulla! Nel momento più delicato, con una rosa ridotta dalla prima vera serie di infortuni muscolari a catena… il Novara ha tirato fuori l’eccellente secondo tempo visto con il Verona e la prestazione autoritaria di Frosinone.  Dovremmo ormai averlo imparato… quando pensi o scrivi una cosa della squadra di Boscaglia… puntualmente lei ti smentisce combinando l’esatto contrario! E’ capace di dare il proprio meglio ed il proprio peggio nell’arco di una singola partita… figuriamoci da una settimana all’altra! Basti pensare che quella che in autunno era considerata (dai numeri) una formazione “materasso” in trasferta, nel corso della stagione si è tolta la soddisfazione di vincere a Verona ed a Frosinone (e di uscire imbattuta da Bari e Perugia). Senza dimenticare le affermazioni di Latina ed Ascoli in un momento caldissimo del campionato.

Eppure c’è un filo conduttore che lega il gran finale (purtroppo amaro) con l’Hellas all’esaltante vittoria di Frosinone. La flessione di Orlandi e Sansone (intervenuta ancor prima dei rispettivi infortuni) e la mancata conferma di Adorjan sembrano aver chiuso (almeno per il momento) l’era del trequartista. Adesso il Novara si esprime meglio con un centrocampo robusto, fatto di gente alla Cinelli e Casarini (e l’ultimo Selasi). A patto che la manovra trovi sfogo in due attaccanti “di peso” quali Galabinov e Macheda in grado di concretizzare anche la spinta degli esterni. L’ultima prestazione esterna degna di questo nome l’avevamo fatta (per un tempo) ad Avellino quando i due avevano agito insieme. Poi l’ingresso di Federico in corsa aveva mandato fuorigiri la difesa del Verona (e per qualche minuto anche quella della Ternana, seppur nel contesto di una partita bruttissima).

Tra i meriti principali del Boscaglia novarese c’è quello di aver sempre cambiato modulo nonappena le circostanze lo suggerissero, anticipando la possibile crisi con qualche azzeccata innovazione. E’ passato senza indugiare dal 4-2-3-1 baroniamo al 4-3-1-2 che esaltava l’Adorjan d’inizio stagione. Eppoi al 3-5-2 dell’impresa di Verona ed al 3-4-1-2 della lunga serie utile. Ora, ai primi segnali di flessione di qualche elemento, non ha esitato a fare marcia indietro senza correre il rischio di infilarsi in una crisi che finora è durata solo il tempo della brutta figura con la Ternana.

La partita del “Matusa” è stata piacevolmente sorprendente per chi come me temeva di vedere un Novara timido e rinunciatario al cospetto di un avversario che si giocava una bella fetta di chances di promozione diretta davanti ai propri tifosi. Invece sin dai primi minuti gli azzurri hanno dato l’impressione di essere più in palla dei quotati avversari. All’andata la difesa di Marino aveva praticamente annullato un Galabinov che si era smarrito dopo pochi minuti di inutile battaglia. Stavolta i gialloblu laziali non sono mai riusciti a prendere le misure ai nostri attaccanti che hanno disputato una partita straordinaria anche dal punto di vista del sacrificio. In mezzo al campo ho rivisto il miglior Cinelli, quello delle primissime partite, stavolta molto pericoloso anche negli inserimenti. Ed al suo fianco un Selasi finalmente ritrovato, un giocatore estremamente concreto ed essenziale nei suoi movimenti, ieri mai frenetici come invece lo erano stati nelle prestazioni meno convincenti d’autunno. Un plauso lo merita anche Scognamiglio, sfortunato protagonista nell’episodio del rigore, ma determinante in tantissime occasioni nel cuore nella nostra area.

Già, il penalty… Quando ho visto Abisso indicare il dischetto non volevo credere ai miei occhi… pensavo di avere le traveggole perché dal vivo avevo avuto la sensazione di un fallo ai danni del difensore e ritenevo che i padroni di casa protestassero per questo. In quel frangente mi è cascato il mondo addosso… perché c’era il rischio, come a Ferrara, di dover commentare due partite diverse: quella giocata bene da noi fino al regalo arbitrale alla formazione locale e l’altra successiva, dall’esito imprevedibile.

Per fortuna nemmeno sull’1-1 il Novara ha perso la spietata lucidità. Ed Abisso ha presto compensato le cose restituendoci un vantaggio che, al netto dei due fischi azzardati in area di rigore, stavamo indubbiamente meritando.

Ad inizio ripresa pareva mettersi male perché la fisicità di Mokulu ci impensieriva più dei movimenti di Dionisi e Ciofani. Ed ovviamente c’era il rischio che il calo alla distanza di Macheda e Selasi ci togliesse dei punti di riferimento importanti. Nel momento di maggior pressione del Frosinone però abbiamo piazzato un contropiede micidiale con un Cinelli irresistibile ed un Macheda impalcabile. Un gol che ha pesato tantissimo anche dal punto di vista psicologico nell’economia della gara perché ci ha ridato energie perdute ed ha fiaccato i ciociari nel loro momento migliore. Sarebbe finita per una volta senza affanni… se non fosse stato per quell’infortunio quando già pregustavamo di poter vivere finalmente i minuti di recupero in relativa tranquillità.

La squalifica di Da Costa era una spada di Damocle che pendeva sulla nostra testa da inizio marzo. Speravamo che David resistesse indenne fino alla fine come l’anno passato quando si era trascinato la “diffida” dallo 0-0 di Brescia di fine marzo fino ai play out. Quest’anno l’aveva scampata persino in occasione dei rigori provocati contro Pro Vercelli e Avellino ed addirittura in occasione della beffa contro la Spal… Soltanto Abisso (che già l’aveva espulso l’anno scorso a Vercelli) evidentemente è riuscito a farlo andare davvero fuori dai gangheri! Eppure mai come adesso… un turno di riposo potrebbe far bene al nostro portierone che anche ieri è stato determinante in tante uscite. Il ruolo del numero uno è il più delicato… a volte per la smania di volersi fare perdonare per un errore (o mezzo passo falso come quello che è valso il gol-capolavoro di Pazzini) si finisce con il commetterne un altro proprio nel tentativo di voler osare qualcosa di più del consentito… Dunque a David potrebbe fare bene una serata sugli spalti a tifare per uno dei giovani compagni (Stavolta tocca a Lorenzo?) cresciuti alla scuola di mister Cataldi. Come un anno fa dopo la squalifica con il Cagliari… lo ritroveremo tra una settimana al “Menti” più convinto e determinante che mai.

Per il resto mi sto affezionando alla genuina simpatia di Macheda, un ragazzo che dice quasi sempre quello che pensa, che è naturale anche quando risponde alle interviste in radio… Ha giocato con Cristiano Ronaldo, ma si è presentato a Novara con l’umiltà di chi era reduce dal far la riserva a Balesini… e questo atteggiamento (ancor prima che le sue doti calcistiche che nessuno hai ) gli sta permettendo di vincere la sua scommessa in azzurro che vale una bella fetta di rilancio in carriera.

Voglio anche fare i complimenti al Frosinone ed a Frosinone, una piazza ed una società che sono cresciute tantissimo in questi anni. Nel dicembre 2010 al “Matusa” avevo trovato tanta confusione ed un po’di nervosismo esagerato in tribuna nel contesto di una situazione logistica approssimativa. Ora per il club di Stirpe lavora gente preparata ed estremamente disponibile. Ed il pubblico ha sfogato la propria delusione… semplicemente caricando la squadra in vista dei prossimi impegni. La serie A ha lasciato molto da queste parti. La gente per strada e nei bar parla sempre del Frosinone. I bambini vanno in giro con la maglietta di Dionisi e sbavano per un “selfie” con Mokulu. Checchenepensi il Lotito queste realtà fanno bene al nostro calcio più dei Chievo e dei Sassuolo di turno che non hanno un territorio effettivo alle loro spalle.

Con i 50 punti in tasca si dorme indubbiamente meglio… ma non è tempo di cullarsi sugli allori. Questo aprile interminabile è ancora lunghissimo e riprenderà già venerdì sera con la sfida a quel Perugia che a novembre ci era parso di un altro pianeta e che oggi è nostro avversario diretto. Nonostante le defezioni e le assenze… non dovremo perdere lo spirito guerriero e la voglia di vincere che hanno divertito la gente con il Verona ed esaltato i 33 immancabili “eroi” che si sono spinti fino a Frosinone anche a Pasquetta… Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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