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domenica 26 novembre 2017 - 09:10
di Massimo Barbero

La serie B è un lungo romanzo a puntate dagli sviluppi non sempre facilmente decifrabili… Ancora una volta questo Novara ha saputo smentirci e stupirci. I segnali di risveglio che si erano già visti contro il Bari, pur vanificati da un esito infausto, hanno avuto piena conferma in Laguna dove la squadra di Corini ha sfoderato la propria prestazione esterna stagionale più convincente. Meglio il Novara di ieri di quello, pur attento, cinico e concentrato, che ad inizio ottobre aveva sbancato Brescia e Palermo e di quello, ancora in rodaggio, che a settembre aveva confermato la tradizione positiva ad Ascoli, tra tante pericolose pause.Un tempo non troppo lontano le squadre di ogni categoria, specialmente in casa loro ed allorchè favorite dal pronostico, andavano in campo con l’idea di sbranare l’avversario.

Ricordate quando abbiamo giocato contro la Juve di Conte allo Stadium? Pronti via ed i bianconeri sembravano leoni usciti dalla gabbia. Ci aggredivano in ogni parte del campo, sbucavano da ogni dove. Giocavano al 3’ del primo tempo con la stessa rabbia agonistica che avrebbero messo all’87’ sul punteggio di 0-0. Ora la filosofia di molti allenatori (e delle squadre costruite a loro immagine e somiglianza) pare diversa e fin troppo ragionata. Si comincia con l’idea di attendere, studiare chi ci sta di fronte, concentrati soprattutto a non commettere errori, aspettando un episodio o una giocata risolutiva… per poi innescare la quinta, quando se ne è in grado, nell’ultima mezzora.

Il Venezia del primo tempo di ieri mi ha ricordato il Novara visto contro la Pro Vercelli: una squadra sterile ed incapace del cambio di passo in grado di creare qualche apprensione a chi gli stava di fronte. I padroni di casa cercavano di servire i loro attaccanti unicamente con palloni lunghi che esaltavano la voglia, il temperamento e le qualità migliori di Troest. La stessa, prolungata, sceneggiata di Garofalo nei confronti dell’ex compagno Dickmann  mi è sembrata un segnale di debolezza da parte di Agostino… evidentemente preoccupato di non riuscire ad arginare le accelerazioni di Lollo.

Domenica pomeriggio, per ritemprarmi dall’ennesima delusione casalinga, ero andato a Novarello per vedere dal vivo il grande Max Brizzi nei panni di allenatore azzurro in un derby (per fortuna vinto) con la Pro Vercelli. Passeggiando, in cerca di un po’ di sole, mi ero imbattuto nella saggezza e nell’ottimismo di “Mino” Fortina, un dirigente, ma soprattutto un cuore azzurro abituato, almeno dallo spareggio di Ferrara contro la Triestina in poi… a credere sempre in uno sviluppo positivo delle vicende pallonare novaresi. Tra gli spunti che mi aveva dato c’era un “Vedrai quando potremo schierare con continuità Maniero con Da Cruz al suo fianco…”. Il fresco ricordo di Alessio che usciva zoppicante e sofferente dal “Piola” dopo le gentili cure dei difensori baresi… mi faceva temere che, ahinoi, non fosse ancora giunto il momento di vederli in campo assieme… Quella frase del Dottore però mi è tornata alla mente ieri pomeriggio alla consegna delle distinte ed ho pensato: “Vediamo che combinano… che combiniamo… con Da Cruz e Maniero quasi per la prima volta in campo contemporaneamente là davanti…”.

In effetti le cose sono cambiate moltissimo nell’interpretazione del classico 3-5-2. Finalmente la nostra manovra è tornata ad avere uno sbocco, una finalizzazione che rendesse meno lezioso ed improbo il lavoro di centrocampisti e cursori di spinta. Tutti potevano dedicarsi al loro compito e limitarsi solo a quello, senza che le nostre ripartenze fossero uno sterile esercizio meramente dilatorio per allentare la pressione altrui. Nei primi 45 minuti abbiamo gestito molto bene la palla, dando la sensazione di poter colpire da un momento all’altro come in effetti è avvenuto.Sullo 0-2 all’intervallo era impensabile illuderci di dormire ancora sonni tranquilli contro un Venezia che prima o poi sarebbe certamente entrato in partita. Oltretutto il vivo ricordo dei ribaltoni del venerdì sera (a Frosinone ed a Piacenza…) ci rendeva evidente che ci sarebbe stato parecchio da soffrire. Come in effetti è stato. Con un tempo di ritardo… abbiamo visto il “vero” Venezia di Pippo Inzaghi, squadra ad un solo punto dalla testa della classifica prima del turno in programma questo week end.

La traversa colpita in apertura da Falzerano ci ha fatto capire presto da che parte sarebbero venuti i pericoli nella ripresa. Il consueto assopimento da inizio di secondo tempo per fortuna è finito lì. Sarebbe potuto essere 1-2 già allora, ma anche 0-3 perché subito dopo Bruscagin ha salvato una palla strana sulla linea e Rapuano ha annullato il secondo gol di Da Cruz per una scorrettezza di Maniero sul primo palo. Il calcio di serie B è questo, fatto di episodi che spezzano equilibri precari su cui tutti a bocce ferme poi sputano sentenze inappellabili. E così il gol della speranza veneziana è arrivato quando sembrava che il peggio fosse passato, che stessimo per scollinare verso un finale di gara di relativa tranquillità. Dopo l’1-2 di Falzerano abbiamo trascorso 5 minuti terribili con l’esterno di casa che pareva imprendibile. Per fortuna Corini ha rimesso le cose a posto con l’ingresso di Di Mariano e lo spostamento di Dickmann e Moscati sulla sinistra a riequilibrare i rapporti di forza. Il Venezia ha conquistato angoli in serie ed ha avuto almeno un’altra occasione nitida per pareggiare (colpo di testa di Gejio). Ma gli azzurri hanno ricominciato a ripartire con convinzione per allentare la pressione di un avversario sempre più stanco ed allungato. Nei minuti di recupero abbiamo avuto almeno altre 3 grosse occasioni prima del liberatorio 3-1 di Macheda.

“Avete fatto due tiri in porta…” urlava, livido di rabbia, un signore a fianco della tribuna stampa. Non direi… La nostra produzione offensiva legittima un successo che è lo specchio di una semplice considerazione: il Novara ha saputo costruire opportunità “pesanti” anche nel miglior momento del Venezia, la squadra di Inzaghi no.Siamo (di nuovo) sulla strada giusta? Le sensazioni (con un Maniero in più) sono positive, ma la riprova, nel bene o nel male, l’avremo solo nelle prossime partite casalinghe contro l’Empoli dei gol (fatti e subiti) a raffica e contro la Cremonese del Komandante.Questa settimana, cominciata tra il pessimismo diffuso e finita con un sorriso splendente nell’umidità autunnale della Laguna, mi lascia una considerazione che facevo tra me e me nelle serate pre Venezia. Nei commenti, nelle analisi e nelle valutazioni da giornalisti o da tifosi non dobbiamo mai dimenticarci di essere, nel bene o nel male, il Novara. Le 3 semifinali play off per la A nel giro di 4 anni forse hanno illuso qualcuno che questi risultati rappresentassero il minimo sindacale per la nostra realtà.

Invece tutte le nostre conquiste più belle nei recenti campionati di serie B sono nate da altrettante strizze collettive: nell’anno di Tesser ci siamo affacciati al campionato cadetto con l’umiltà dei debuttanti chiamati a sfidare dopo tanto tempo l’Atalanta o il Torino, la “remuntada” di Aglietti è nata sul baratro delle 6 sconfitte consecutive d’autunno, la rincorsa autunnale di Baroni è arrivata dopo i processi del dopo Terni quando tutti volevano mandare a casa il tecnico. Ogni volta in cui siamo partiti a testa troppo alta… abbiamo buscato sonore mazzate. Se smarriamo il retaggio di conquiste afferrate dopo un percorso lastricato anche di sofferenze perdiamo la nostra identità sportiva ed ovviamente non possiamo trasmetterla a giocatori più o meno di passaggio. Non siamo il Bari, né il Palermo e nemmeno il Parma cinese. Noi siamo il Novara, siamo i 20, 50 e/o 100 o 200 che dal settore ospiti sfidano con orgoglio i 30 o 50 mila del “San Nicola” di Bari o i 25 mila del “Granillo” di Reggio Calabria… Siamo il Novara un club mai fallito in quasi 110 di storia che si misura con un Venezia che dal 2005 in poi è stato cancellato per tre volte dalla mappa dei campionati professionistici. Dunque, come scrivevo la scorsa settimana, ben venga il margine di strizza se serve a farci tirare fuori le nostre qualità migliori… in campo e sugli spalti… Strizza sì, ma sempre orgogliosi di tifare per una squadra che da Fiorenzuola in poi… ci ha regalato soddisfazioni inimmaginabili negli anni più bui dei play out di C2 in serie…  Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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