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lunedì 26 marzo 2018 - 05:45
di Massimo Barbero

Dopo 15 sconfitte così, quasi tutte simili tra loro, non so più davvero cosa scrivere di questo Novara… 

Abbiamo perso 14 partite di misura, quasi sempre per un’inezia, un rimpianto, un’esitazione. Quasi sempre meritatamente perché nulla, alla lunga, accade per caso e se gli avversari, nella maggior parte delle volte, riescono a portare dalla loro parte gli episodi vuol dire che hanno qualcosa di più. Se non in termini di gioco e qualità, quantomeno sotto l’aspetto della cattiveria, della concentrazione, della determinazione e dell’attenzione per tutti i 95 minuti di gioco.

Al “Piola” la Salernitana ci aveva messo decisamente sotto sul piano del gioco. Con la rapidità ed i movimenti di Sprocati e Rossi che erano risultati incontenibili per la nostra difesa. Ieri alla truppa di Colantuono invece è stato sufficiente un gol su palla inattiva per vanificare una partita sin lì attenta da parte dei nostri. E perfino propositiva nella prima mezzora nella quale avevamo sfiorato il vantaggio con la traversa di Del Fabro e la successiva, fortunosa, deviazione di Radunovic e Pucino nell’unica licenza concessa in tutto il pomeriggio a Puscas.

Fino allo svantaggio si era visto un buon Novara, quantomeno all’altezza di una Salernitana annunciata nel miglior momento di forma stagionale. Sotto per 1-0 e con ancora mezzora davanti da giocare (più recupero) ci siamo invece consegnati con troppa rassegnazione all’ennesima sconfitta di misura. Per carità ci abbiamo provato, ma non ho mai visto il cambio di marcia che si impone quando in campo non si avrebbe più nulla da perdere. Non voglio andare troppo lontano del tempo, ma mi sarebbe piaciuto vedere almeno il Novara rabbioso di Carpi di fine agosto quando eravamo usciti dal “Cabassi” dopo averle provate tutte per pareggiare.Purtroppo stavolta non ci hanno aiutato nemmeno i cambi di Di Carlo.

La sostituzione di Sansone (che poco prima aveva fatto ammonire Minala con una bella discesa) si è rivelata particolarmente sfortunata perché nell’azione successiva siamo andati sotto, vanificando sul nascere anche gli eventuali benefici di una scelta che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto proteggere maggiormente la nostra corsia laterale destra. Onestamente sullo 0-1 avrei provato la carta del doppio centravanti di peso.

Forse, e sottolineo forse, Maniero e Puscas assieme avrebbero potuto combinare quello che Puscas  eppoi Maniero da soli non sono mai riusciti nemmeno ad abbozzare. Anche perché il nostro gioco, fuori Sansone, non prevedeva null’altro che la scontata discesa dell’esterno con annunciato cross dal fondo. Un esercizio tanto banale quanto basilare per qualsiasi squadra di calcio che in questo momento pare riuscire bene al solo Moscati, peraltro ieri sacrificatosi per necessità a fare il terzino.Quando presentiamo un centrocampo così, con Orlandi in luogo di Ronaldo con l’intenzione primaria di limitare gli avversari, una volta passati in svantaggio abbiamo grosse difficoltà a rientrare in partita. Perché il brasiliano, con tutti i suoi limiti, pare l’unico in grado di verticalizzare il gioco, di azzardare il lancio illuminante, di non sprecare tutte le palle inattive con esecuzioni banali o peggio maldestre.

L’ultimo capitolo, ahimè doloroso, è dedicato a Maniero e Macheda (in rigoroso ordine di ingresso in campo all’Arechi). Un attaccante che sta in panchina per 70 o 80 minuti e che viene buttato nella mischia nel finale con la propria squadra proiettata in avanti nel tentativo di raddrizzare un risultato che la vede sotto dovrebbe entrare in campo con la voglia di spaccare il mondo, senza dare l’idea di limitarsi a fare il compitino. Al Novara di quest’anno manca tremendamente la spinta di coloro che entrano dalla panchina e che dovrebbero garantire il cambio di passo almeno per il limitato tempo del loro impiego.

All’epoca di Corini era obiettivamente anche una questione numerica. Ora, malgrado l’infortunio di Chajia, le alternative ci sarebbero, ma purtroppo solo sulla carta. In certe partite, quando siamo sotto, rimpiango di non avere in campo Troest perché nelle mischie finali fa più casino Mag in area avversaria di alcuni suoi compagni di squadra, centravanti di mestiere…Ieri sera prima di addormentarmi, sfinito per la lunga giornata, mi sono inflitto un ulteriore “sofferenza”.

Mi sono messo a guardare il secondo tempo di Cesena-Perugia nel terrore che anche i bianconeri ci superassero in classifica prima dello scontro diretto.Per mezzora ho visto un buon Cesena che (in quel frangente) stava meritando il vantaggio, al di là dell’innegabile fortuna avuta sulla punizione dell’1-0 di Schiavone. Nel quarto d’ora finale invece, dopo l’1-1, gli ospiti sono andati più volte vicini alla vittoria, evitata soltanto da una “culata” provvidenziale di Scognamiglio nella penultima mischia originata da un Fulignati non irreprensibile.

Però, al di là degli episodi, ho avuto la sensazione che sul campo la squadra di Castori con i propri limiti e contro un avversario in uno straordinario momento di forma, abbia dato davvero tutto, al punto da arrivare nel recupero sfinita. E sospinta dall’entusiasmo di un pubblico che nei 90 minuti di gioco ha dimenticato le contestazioni iniziali per sostenere la squadra. “Dopo il gol c’è stato un boato assordante” ha detto in diretta Sky Compagnoni che ha esaltato l’aspetto ambientale del “Manuzzi”.

Il Cesena e Cesena hanno dimostrato di volere fortissimamente la salvezza. Il Novara e Novara, per avere delle chances concrete, dovranno mostrare almeno le stesse motivazioni venerdì sera in uno scontro diretto da giocare in casa nostra. 32 giornate di campionato sono un lasso di tempo sufficiente per dare per pacifico che questa squadra ha dei limiti, soprattutto caratteriali, accentuati da alcune scelte di mercato sbagliate negli uomini chiave.

Non serve ora autoflagellarci ulteriormente con il pessimismo della ragione. Siamo ancora padroni del nostro destino, forse per l’ultima volta in questa stagione. Con 7 punti all’attivo nel trittico Cesena-Pro-Vercelli-Ternana non sarebbe impossibile raggiungere quota 50, nonostante tutto. Con un bottino minore nelle prossime tre partite… sarà davvero dura uscire dalle trasferte ravvicinate di Bari, Empoli e Cremona con ancora delle speranze reali di sfangarla.

L’esempio più concreto arriva proprio dalla Salernitana. Ero già a Napoli la sera dello 0-3 di La Spezia ed avevo ascoltato i processi in diretta alla squadra granata già in silenzio stampa da parte delle numerose tv locali che seguono quotidianamente il club di Lotito, tra mille limitazioni. La sconfitta interna di tre giorni dopo contro il Parma (dopo un pessimo secondo tempo) pareva l’anticamera del precipizio per Colantuono ed i suoi… Ed invece sono arrivati 10 punti nelle successive 4 partite… che ieri sera facevano dire agli stessi simpatici opinionisti “Per fortuna il mister, che sappiamo ci segue con grande attenzione, ha ascoltato i nostri consigli… ed adesso possiamo fare un pensierino ai play off…”.

Personalmente non ho la presunzione per insegnare a Di Carlo cosa dovrebbe fare in questo frangente… ma un’idea la butto lì… difesa a 4 con Calderoni riproposto a sinistra e Dickmann pronto ad avvicendare Golubovic a destra nel caso non la dovessimo sbloccare… centrocampo a 3 con Casarini e Sciaudone a supportare Ronaldo e tridente con Moscati e Di Mariano alle spalle di Puscas…

E soprattutto testa, concentrazione, equilibrio e tanta voglia di vincere. E possibilmente tifo rabbioso dagli spalti perché venerdì sera i punti valgono triplo. Non so se ce la faremo… Ma so che una salvezza dopo cotanta agonia ci darebbe una gioia almeno pari a quella della promozione strappata il 1 maggio di tre anni fa al Bassano eppoi suggellata dalla vittoria di Lumezzane… Comunque vada ed a dispetto di protagonisti dall’azzurro tremendamente sbiadito…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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