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di Massimo Barbero

Lunedì pomeriggio, nel bel mezzo di un corso di formazione troppo lungo per essere sopportato senza un’aria condizionata all’altezza, mi sono distratto piombando su “Magica Pro” per seguire la conferenza stampa del presidente Secondo.

Vi risparmio i dettagli, ma “in soldoni” le sue parole sono state, più o meno, queste: “la società è in vendita da più di un anno, ma finora le trattative iniziate non si sono mai concretizzate. Allora ho iscritto la Pro al campionato un’altra volta. Se non arriverà nessun compratore serio e solido, andremo avanti con una rosa di giovani, con l’obiettivo iniziale di contenere i costi e mantenere la categoria”.

Per qualche minuto ho persino invidiato i “cugini” vercellesi per l’onestà e la chiarezza nelle parole di un presidente sempre presente in casa ed in trasferta e sempre pronto a dire la sua per difendere la Pro in qualsiasi contesto (fino a sfociare qualche volta in una punta di vittimismo).

Poi ho fatto un giro sui due “forum” che seguono con maggiore partecipazione le vicende delle “bianche casacche” e mi sono accorto che il gradimento per l’operato e le dichiarazioni del loro massimo dirigente aveva raggiunto i minimi storici.

Tutto il mondo è paese e gli “aficionados” dei “bianchi leoni” stroncavano senza mezzi termini lui e Varini (e pensare che da esterno mi verrebbe da dire che in questi 6 campionati a Vercelli il ds reggiano ha raccolto il meglio possibile, compatibilmente con i mezzi a disposizione) ed ovviamente anche i giornalisti locali, colpevoli di nonsapreidirechecosa.

La morale è una sola: che i tifosi di ogni latitudine vogliono, anzi pretendono, unicamente i risultati. Non c’è altra ricetta per guadagnare il loro consenso o, quantomeno, il loro rispetto. E quando i risultati vengono meno non c’è gratitudine o memoria che tenga. Conta solo il presente.

Novara e Pro Vercelli, vicine e rivali (le tifoserie da sempre, le società lo sono diventate soprattutto durante la bagarre ripescaggio) stanno vivendo la naturale parabola discendente di un ciclo sportivo particolarmente felice senza più il conforto delle rispettive piazze che si erano abituate, troppo presto, a ben altri palcoscenici ed ora rifiutano a priori l’idea di una C nuovamente da outsider o comprimari.

In comune hanno il rimpianto di aver perso (o buttato via) la serie B al termine di un campionato nel quale sono state precedute da ben 5 società che sarebbero saltate in aria, al massimo, nel giro di un anno. Niente alibi, per carità, ma un po’ di rabbia (5 “fuorilegge” su 19 piazzate davanti alle due “cugine” sono davvero tante) è umanissimo provarla…

Ora però Novara e Pro sono accumunate anche da un’altra situazione, decisamente meno spiegabile e giustificabile.

Entrambe si affacciano alla fatidica scadenza del 1 luglio (giorno del compleanno del direttore Faranna e del “Marione”) senza un allenatore in panchina.

E se la “sindrome da pancia piena” è in assoluto abbastanza deprecabile, in concreto ora un po’ di disaffezione conseguenza di tanta indecisione nelle scelte chiave è invece ampiamente comprensibile e condivisibile.

Io lavoro per dare solidità e credibilità ad una realtà a cui tengo molto. Ed anche per renderla appetibile agli occhi di chi potrebbe garantirle possibilità superiori”. Così diceva Mds in una delle sue ultime dichiarazioni in pubblico. Eravamo attorno al 20 di marzo (nella settimana delle dimissioni di Ludi) con ancora una fetta di campionato (già compromesso) da onorare.

Nulla da obiettare sulla solidità e sulla credibilità della società azzurra, ma ad un paio di settimane scarse dal ritiro… mi vien da dire che di cose da fare per rendere questa realtà almeno un po’ più appetibile agli occhi degli appassionati rimasti, obiettivamente, oggi ce ne sarebbero ancora moltissime e piuttosto impellenti…

Eppure c’è un Novara che vince, che continua a vincere. Nell’era De Salvo abbiamo vinto 4 titoli giovanili nazionali.

Negli altri quasi 100 anni di storia azzurra in tutto ne avevamo conquistati soltanto 2…

Aggiungeteci la promozione in Primavera 1 del 2018, la Semifinale Nazionale sfiorata per differenza reti nella classifica avulsa (dopo aver battuto l’Inter poi Campione d’Italia) dai Giovanissimi nel 2015, i play off dell’anno scorso con Under 17 ed Under 16 contro Milan e Juve, il lancio di diversi giocatori in prima squadra che spesso poi hanno spiccato il volo ancora più in alto…

Vi renderete conto che il settore giovanile azzurro era e continua ad essere una gran bella realtà.

Dunque non tutto è da buttare a Novarello…Ma perché in prima squadra non si riesce mai a costruire quello che Borghetti e, prima, Massola e Massimo Venturini hanno saputo fare, a pochi metri di distanza, nel vivaio?

Non è un discorso così semplice, sono due realtà molto diverse tra loro. Di sicuro il fattore impiantistica e centro sportivo ha un impatto ben maggiore per le “giovanili” rispetto che per i grandi per i quali il posto dove allenarsi quotidianamente non fa poi così tanta differenza.

Il Novara poi sul vivaio investe ed ha investito davvero parecchio, non solo a parole, come fanno quasi tutti quelli che s’insediano nel calcio, sbandierando tante belle frasi fatte.

Al di là delle differenze e della retorica, c’è però un messaggio che questi successi giovanili ci lasciano. La programmazione nel calcio paga sempre. E’ difficile, forse impossibile, vincere improvvisando scelte e strategie come è stato fatto nell’ultima stagione e sembra essere stato ripetuto, in maniera ancora più marcata, in questo mese di giugno scivolato via senza alcuna certezza.

La disaffezione creatasi, purtroppo, attorno al Novara Calcio ci lascerebbe in cambio almeno un piccolo vantaggio: quello di poter lavorare senza pressioni di alcun genere e senza particolare attese. Ci sarebbe persino la possibilità di costruire qualcosa nel tempo senza il rischio di scottarsi subito.

Però dall’esterno l’impressione è che, ad oltre 13 mesi da quel maledetto Novara-Entella e ad ormai 45 giorni dalla notte carica di rimpianti di Arezzo, non si sia mai cominciato a ricostruire qualcosa con piena convinzione di farlo…

Un’ultima parentesi per chiudere con un triste saluto ad un grande uomo di sport quale è stato Alberto Allesina.

Alla vicinanza ai famigliari si aggiunge, da parte mia, il dispiacere che patron Allesina non abbia fatto in tempo a godersi quello che aveva costruito: un campionato di serie C da vivere in casa, a Gozzano… Da sportivi lo ringraziamo per quello che ha dato ad un’altra realtà della nostra provincia…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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