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martedì 29 ottobre 2019 - 17:58
21 aprile 2002: Alessandria-Novara 0-1

Te lo do per certo… domenica ad Alessandria si pareggia. E’ sicuro”.

Da buon “aspirante giornalista alle prime armi” mi fidavo ciecamente delle parole del mio Direttore e così quando Beppe Cortese mi aveva detto che al “Moccagatta” sarebbe finita con un segno “X” non avevo minimamente messo in dubbio le sue “fonti privilegiate”.

Soltanto col tempo ho capito che quella che mi aveva spacciato come “notizia certa” altro non era che il pretesto per concedersi una domenica di vacanza, al seguito della “sua” Inter, impegnata al “Bentegodi” per una sfida che valeva la quasi certezza dello scudetto.

Sta di fatto che per Alessandria parte, di primo pomeriggio, un insolito quintetto: alla guida ci sono io, a fianco Secondino Lo Curto. Dietro sua figlia Stefania, l’amica Silvia ed un giovanissimo Daniele Piovera che mi aiuterà nella stesura dei pezzi per “Tribuna”.

Sono teso, tesissimo, sin dall’ora di pranzo e stresso in maniera particolare il boxer di nome Kira che, quando proprio non ne può più, una morsicata a tradimento, come faceva spesso, prova a darmela.

Più che per la partita sono agitato per le incombenze lavorative: la radiocronaca e tutti gli articoli da scrivere in un ambiente che non sempre si è rivelato tranquillo nel recente passato.

Ero stato per la prima volta ad Alessandria (ovviamente da tifoso) nel lontano 1986 e da allora il copione di quel pomeriggio di inizio ottobre si era ripetuto più volte: tante sconfitte, soprattutto al “Moccagatta”, troppo spesso determinate da sviste arbitrali evidenti. Cornuti, mazziati e con la comoda patente di “piangina” rifilataci talvolta dai grigi, con un certo atteggiamento di superiorità.

L’1-2 dell’andata al “Piola” era suonato davvero come il punto di non ritorno del Novara di Borgo e Civeriati. Per un’ora avevamo dominato la partita segnando due gol validi, entrambi firmati da Rubino, di cui uno solo, purtroppo, convalidato. Dopo l’1-1 in fuorigioco) di Zirafa la capolista Alessandria però l’aveva fatta da padrone e nel finale era riuscita a trovare anche il tiro della vittoria che mortificava prestazione e speranze azzurre.Da allora però era cominciato un altro campionato. Per il Novara capace di inanellare un’inattesa serie positiva, esaltata poi dall’arrivo di mister Di Chiara.

Ma anche per l’Alessandria, non più padrona del girone, anzi sorpassata dal Prato e costretta ad un clamoroso esonero del tecnico Piantoni per affidare le residue speranze ad un signore autentico quale Sergio Caligaris. Un uomo formidabile nel saper dare equilibrio, motivazioni ed una condizione atletica invidiabile alle proprie squadre.

Intanto però il Prato di Maiolo aveva preso il largo e sulle rive del Tanaro erano cominciate a trapelare delle crepe societarie impensabili nei giorni in cui Boiardi veniva indicato addirittura come il possibile compratore del Toro.Quello che si reca ad Alessandria è un Novara piuttosto rimaneggiato. Non c’è Brizzi squalificato e nemmeno Braiati, fermo per un guaio muscolare. Dino oltretutto ci riferisce che neanche Ciuffetelli si è messo in viaggio per un problema dell’ultima ora. All’epoca Di Chiara aveva 11 giocatori eccellenti, altre 3-4 alternative di buon livello e poco altro. Così la formazione è praticamente obbligata. Davanti a Bini presentiamo una difesa a quattro con l’ex Guida, Polenghi, Notari e Colombini.

A centrocampo ecco Bigatti sulla destra, Dal Moro sulla corsia opposta con Iuliano e Di Chiara junior. Davanti i “Calypso Boys” Palombo e Rubino. In panchina non c’è nemmeno Di Chiara senior (non è stato accolto il ricorso contro le due giornate di squalifica). L’allenatore lo fa Borgo che finora da tecnico ha sempre e soltanto vinto.Arriviamo in zona stadio con un certo anticipo ed accosto lungo la strada, nel primo spazio utile. La macchina sta per essere cambiata e qualche riga oggi non risulterebbe nemmeno drammatica.

C’è da camminare un po’ ed il primo caldo primaverile si fa sentire. Non devo nemmeno montare l’attrezzatura che è già pronta da casa.

In realtà si tratta di una cuffia ed un microfono collegati ad un normalissimo cellulare.Noi giochiamo alle 16, la A ancora alle 15. All’intervallo l’Inter è sotto sul campo del Chievo, ma la Juve non riesce a passare a Piacenza. Ve lo racconto perché per tutto il primo tempo di Alessandria-Novara le vere emozioni arrivano dalle radioline più che dal terreno di gioco.

Accanto a me c’è un Piovera che non sta più nella pelle e si dispera per l’uno-due con cui la Beneamata capovolge il risultato grazie ai gol di Dalmat e Ronaldo in avvio di ripresa.

Io penso piuttosto a cosa potrebbe servirci questo 0-0 nella corsa per difendere il quinto posto, l’ultimo utile per giocare i play off, dalla rimonta del Pavia. La squadra di Torresani ha segnato subito (gol di La Cagnina alla Pro Patria) e si porterebbe a soli tre punti alla vigilia dello scontro diretto da giocare al “Piola”.

Sul terreno di gioco il ritmo è lento, sugli spalti l’atmosfera non è quella delle grandi occasioni. C’è delusione per un primato lasciato per strada con eccessiva arrendevolezza dopo un grande girone d’andata. Iuliano prova il tiro dal limite su appoggio di Colombini, ma non inquadra lo specchio della porta. Sull’altro fronte Zirafa costringe Bini alla prima parata dopo fuga di Scaglia dalla sinistra. Quando Palombo dal limite arriva a centrare la bandierina con una conclusione da dimenticare comincio a pensare che lo 0-0 stia davvero bene a tutti.

Un’idea che si rafforza allorchè Fasce calcia una punizione debolissima verso la nostra porta. Max non inquadra il bersaglio nemmeno di testa su azione in tandem Colombini-Dal Moro dalla sinistra. Più pericoloso il tentativo di Spader con parata decisiva di Bini.Nel frattempo comincia la partita di Piovera che s’illumina quando arriva la notizia del gol del vantaggio di Nedved a 2’ dalla fine.

Non fa tempo a dire: “ora ci vorrebbe anche il pari del Chievo…” che arriva la notizia del 2-2 di Cossato proprio allo scadere. Un degno anticipo di quello che accadrà il 5 maggio, due settimane dopo.

Nel secondo tempo posso contare finalmente sul “vero” Daniele Piovera al mio fianco, un collega già molto brillante a cui chiedere commenti mirati ad ogni sosta di gioco.

Il palo colpito da Sesia su punizione sveglia finalmente il Novara che capisce che c’è il rischio di perdere la partita da un momento all’altro.Il gol, in effetti, arriva, ma dall’altra parte, sotto la curva di casa. Rubino fa da sponda per la fuga di Dal Moro sulla sinistra, assist per Palombo che appoggia in porta dal limite dell’area piccola. Non esulto in maniera particolare. Più per lo spettro di un risultato “scontato” che per una sorta di “galateo” che all’epoca non ero solito rispettare, nemmeno lontano da casa.Invece è partita vera, me ne accorgo dalla tensione che sale in campo e sugli spalti. Ogni volta che Borgo sbuca fuori dal tettuccio dalla panchina c’è un signore accanto a me che si alza ad insultarlo. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che l’insultatore è un collega che ho visto spesso in tribuna stampa.

Caligaris non ha molte scelte in panchina e si affida a Daniel Bresciani al posto di Spader. Di Chiara (o Borgo) vuole pungere in contropiede e propone Bigatti al posto del più compassato Dal Moro. Poi entra un altro ex, Lussjen Corti, a sostituire Guida. E’ Bigatti ad avere la palla buona per il raddoppio, ma scarica addosso al portiere Malatesta. I grigi invece ci provano con Modesti e con due conclusioni del neo entrato Troiano.Ad un certo punto esclamo: “Ma è il momento del debutto di “Ciccio” Evola!!!”.

Il numero della lavagnetta mi ha tratto in inganno, ad entrare è infatti un altro ragazzo della “Berretti” Mariani. Per fortuna Piovera è tempestivo nel correggermi

L’ultimo brivido lo crea Rubino che sfiora il raddoppio in contropiede. Poi è festa sotto il settore ospiti.

Anche noi facciamo festa (in maniera contenuta ovviamente) con Borgo ed i colleghi del Corriere di Novara, Pdl ed Enrico Lombardi.

E’ il momento di prendere la strada di casa, il più in fretta possibile, per andare a scrivere in redazione dove Secondino scaricherà le sue foto.

In auto chiamiamo Beppe Cortese per sfotterlo un po’, ma lui non si scompone minimamente, malgrado la beffa del doppio gol che ha rimesso in gioco lo scudetto quando si era ormai al novantesimo: “ Oggi abbiamo fatto il punto scudetto” ci risponde con una serenità disarmante.

Mister Di Chiara si aspetta dei caroselli ed un’accoglienza festosa a Novara. “Al Sud sarebbero tutti in piazza dopo una partita del genere. Stamattina quando siamo arrivati al campo e mi han detto che Ciuffetelli era assente ho risposto secco “non c’è problema”. Ormai siamo arrivati a questo punto, se manca qualcuno nessuno si scompone”.

Il Novara della prima vera “remuntada” sembra davvero inarrestabile.

Ed invece il sogno finirà di colpo, meno di un mese più tardi, in un “Piola” gremito come negli anni dell’illusione Armani.

Massimo Barbero

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