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Ghirelli: "Calcio a rischio. Deve capire suo posto dopo emergenza"
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martedì 17 marzo 2020 - 08:57
fonte: tuttoc

E' arrivato il decreto "Cura Italia" che ha ufficializzato gli aiuti messi in cantiere dal governo per lo sport. Ne ha parlato ai microfoni di TMW il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli: "Nella misura in cui di questi tempi si può parlare di soddisfazione, sì. Non c'è dubbio che il risultato sia positivo: il lavoro del ministro Spadafora è stato estremamente significativo, ha avuto una sensibilità notevole, molto attenta alle nostre istanze. E devo dire che anche noi ci siamo presentati bene, uniti. I risultati sono tanti: le scadenze fiscali portate sino a giugno, la possibilità di rateizzare, la cassa integrazione in deroga. Con un lavoro dell'ultima ora, abbiamo dimostrato quale onere rappresenti per i club l'uso degli stadi e degli impianti sportivi. Questo riconoscimento non era nemmeno facile da ottenere, anche se è un intervento tampone".

Il calcio resta comunque a rischio: "Ma lo è anzitutto perché è un prodotto obsoleto per le generazioni più giovani. Penso alle modalità e ai tempi di svolgimento, alla poca interattività. I giovani sono lontani dal calcio come lo intendiamo noi, guardano gli highlights. Poi, il problema economico: c'era già, ora rischiamo di trovarci con un calcio sdraiato per terra. Come dicevo prima, il calcio deve capire che nel senso comune, nell'immaginario collettivo, sta mutando un sistema di valori, nel quale si deve rapidamente collocare. Pensi al Colosseo: ha visto andare in scena il più grande spettacolo dell'umanità. È durato 450 anni, adesso ci vanno i turisti. Il calcio ha 120-130 anni: chi l'ha detto che è immortale e invincibile? Ci dobbiamo interrogare su questo, anche perché molto probabilmente i turisti non andranno nei nostri stadi in futuro: che ci andrebbero a fare? Dobbiamo capire quali cambiamenti introdurre".

Sulla possibilità che i campionati si chiudano in maniera regolare Ghirelli ha evidenziato: "Vogliamo chiuderli con promozioni e retrocessioni. Per due motivi: da un lato non possiamo dargliela vinta a questo maledetto virus. Dall'altro, non possiamo permetterci che il campionato si chiuda nelle aule dei tribunali. Sarebbe un disastro: la gente pensa alle mascherine e ai ventilatori, noi non possiamo pensare di creare un contenzioso di questo tipo. È una cosa che voglio evitare a tutti i costi: lì davvero ci darebbero un calcio nel sedere. E ce lo saremmo meritato. Il calcio viene già visto come supponente. Ora siamo riusciti a far passare il messaggio che sia qualcosa che fa bene al Paese, non possiamo farlo tornare indietro. La data per la ripresa della Serie C. Noi abbiamo già detto che giocheremmo fino al 29 giugno, proprio perché io vorrei concludere il campionato regolarmente. Ho letto che c'è l'idea di andare anche oltre il 30 giugno, vedremo".

"Io credo che avrebbe fatto meglio a denunciare con più precisione. Dire dove e cosa si stava verificando. Io prendo a esempio le nostre società: la Serie C si è fermata prima di tutti, e le confesso che speravo di sbagliarmi, di esagerare. Le nostre sono state le società che hanno sospeso gli allenamenti prima ancora che il governo decidesse di bloccare il Paese. Non è una cosa bella che anche loro si debbano sentire colpite da questa denuncia dell'AIC. Le nostre società di Lega Pro, ripeto, sono ferme addirittura da prima che il governo adottasse queste restrizioni. Se l'assocalciatori avesse detto in maniera esplicita chi ha violato le norme non avrebbe colpito la sensibilità delle mie 60 società".

Fonte: tuttoc

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