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“Tato” Lena, grande portiere
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lunedì 20 aprile 2020 - 09:53
di Gianfranco Capra

Il Novara calcio, nella sua lunga storia ultracentenaria, ha sempre avuto grandi portieri.

Dall’ungherese Feher ad Angiulin Caino; dal Modenese Corghi a Felice Pulici (scudetto con la Lazio). A Garella, scudetti con Napoli e Verona.

Ma senza dubbio il portiere che è rimasto nei cuori e nella mente dei nostri tifosi è quello di Fausto Lena, classe 1933, galliatese DOC, detto familiarmente “Tato”.

Arrivò un giorno del 1949 dalla vicina Galliate la squadra dei ragazzi della “Leonina”, e subito i galletti stravinsero il loro campionato mettendo in mostra ottimi elementi come De Gasperi, Murciano, Melli, e soprattutto un portiere longilineo agilissimo e di grande personalità.Si chiamava Lena e guidava la squadra da par suo. Immediatamente fu notato dai dirigenti del Novara e portato al campo di via Alcarotti con lo spartano Battioni, Collalti, Cernuschi, Bertolani, Bianucci.

Il Novara calcio stava costruendo un eccellente vivaio agli ordini dell’allenatore Volonté e dei dirigenti Borzino e Andoardi.Fausto si impose subito per la sua freddezza e per essere capace di sdrammatizzare ogni situazione. Non era un emotivo e presto si conquistò le simpatie di dirigenti e compagni di squadra.

In quegli anni di serie “A” il titolare fisso era il modenese Ivano Corghi, portiere di sicuro affidamento.Lena debuttò in serie A il 19novembre del 1953, ventenne, prendendo il posto della riserva designata Battioni che aveva avuto un improvviso malore prima della partita di Genova contro la Sampdoria. Prima partita, prima sconfitta ma tanta soddisfazione.Fausto Lena rimase a disposizione del Novara per tutta la vita, a parte una parentesi in prestito all’Alessandria nel 1954, dopo aver giocato cinque partite in serie “A” col Novara, quando Corghi era indisponibile.

Con gli azzurri disputò una ventina di campionati fra serie “A” e serie “B”, collezionando ben 352 presenze, terzo assoluto nella storia del Novara calcio.Ebbe un periodo oscuro con l’allenatore Facchini che gli preferì il suo protetto Fornasaro,ma quando arrivò Peppino Molina non ci furono più dubbi: Lena divenne il titolare fisso e contribuì alla promozione in serie “B” 1965.

E anche con l’allenatore Parola, Fausto mantenne il ruolo indiscusso da titolare con una seconda promozione in serie “B” nel 1970.A metà campionato, all’età di 37 anni compiuti, Fausto Lena compì una mossa intelligente: lasciò il posto da titolare all’emergente Felice Pulici e si sedette dietro ad una scrivania come segretario del Novara calcio, con presidente Tarantola.

E seguì Tarantola anche quando questo dirigente prese le redini della Sparta per condurla a quattro promozioni consecutive nei campionati dilettanti.Dopo aver definitivamente lasciato il calcio, Fausto Lena tornò nella sua amatissima Galliate con gli amici della “Verde Azzurra”, con i “Folliconi”, con la “Canottieri Ticino”, partecipando in prima persona a molte iniziative di volontariato della città sul Ticino.

E’ morto serenamente, anche se gli stava sul gozzo una partita del 26 febbraio 1961, Brescia-Novara, campionato di serie “B”, finita 8 a 0 per le “rondinelle”. Quel giorno maledetto la difesa novarese prese una clamorosa imbarcata (Zanetti, Scaccabarozzi, Udovicich, Testa, Baira): ogni tiro dei bresciani finiva negli angolini e da lì in rete.Lena ogni volta esclamava “Oh,‘l bel”. Da quell’infausto giorno qualcuno inventò il nomignolo di “Lenalotto!”. Ma Fausto non era tipo da perendersela…

Gianfranco Capra

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