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L'intervista a Gianluca Freddi
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mercoledì 11 ottobre 2017 - 12:35
ricordi e aneddoti in questa piacevole chiacchierata

In azzurro, per lui, dieci mesi molto intensi: densi d'emozione, adrenalina e culminati con la grande gioia per la serie B ritrovata. Stiamo parlando di Gianluca Freddi, difensore centrale dell'era Toscano: la gara di sabato pomeriggio del "Rigamonti" per Gianluca avrà un sapore particolare essendo stato ex di entrambe le squadre.

L'abbiamo contattato telefonicamente per riavvolgere con lui il nastro della storia, ricordando con grande trasporto emotivo quella stagione densa di momenti agrodolci.

Brescia-Novara, due Società a te care. Quali sono le differenze per un calciatore nel modo di vivere la passione calcio della gente? "Le due piazze hanno in comune la grande passione per la propria squadra. A Brescia però a volte si passa da entusiasmo a depressione nel giro di una partita e questo porta a giocare con un po' troppa tensione con la paura di non centrare gli obiettivi e le aspettative stagionali. A Novara è diverso, i tifosi ti lasciano lavorare in tranquillità e grazie a ciò si riesce ad invertire la rotta, accantonando i momenti difficili, iniziando ad ottenere risultati importanti come accaduto a noi quell'anno. Quando sono arrivato in Piemonte la piazza era reduce dalla retrocessione dalla Serie B alla Lega Pro. C'era molto scoramento e depressione all'inizio ma poi si è creato un fortissimo legame e con il passare delle giornate l'ottimismo e l'unione sono diventati gli aspetti principali della nostra rincorsa".
 
C'è un fotogramma che racchiude la tua esperienza in azzurro? "quando ripenso alla maglia azzurra il mio cuore ricorda con grande affetto Lorenzo De Mani (lo storico massaggiatore). Ho un ricordo fantastico della città, dei suoi tifosi, di come sono stato accolto e trattato dalla Società ma Lorenzo è in cima alla lista. Per me e per i miei compagni è stato un istituzione, un confidente, il nostro migliore amico e il nostro portafortuna. A lui devo molto e non smetterò mai di ringraziarlo".
 
Hai giocato con Vicari che ora è uno dei difensori più interessanti della Serie A. Ti aspettavi la sua esplosione ed è vero che è più adatto a giocare in una difesa a tre? "Francesco era un giovane molto promettente ma quell'anno ancora un po' acerbo. Si capiva che aveva grandi qualità, doti tecniche pronte ad esplodere.  Quell'anno giocò poco da titolare ma quando il mister lo chiamava in causa e lo inseriva nella difesa a tre si capiva che si sentiva a proprio agio. Sono molto contento che sia arrivato in serie A perchè è un ragazzo con la testa sulle spalle, umile e molto serio. Ora dovrà essere bravo a stabilizzarsi in massima serie; a Ferrara sta facendo molto bene, deve continuare così".
 
Hai segnato quattro gol importantissimi nella rincorsa alla serie B...Qual è quello a cui sei più affezionato? "Il più importante? Il secondo gol con il Como. Il quella gara segnai addirittura una doppietta ma il secondo centro fu molto importante perchè permise di centrare una vittoria fondamentale, dopo un avvio di stagione un po' in salita. Quel successo ci diede una grande carica per i successivi incontri".

Cosa pensavi prima di addormentarti la sera degli 8 punti di penalizzazione? E in quei 5 minuti di attesa dopo la vittoria sull'Arezzo mentre in campo aspettavate l'esito del match del Bassano? "ricordo bene quella sera, ero a dir poco incredulo. Tutta la squadra lo era. Le prime ore dopo la penalizzazione eravamo spaesati, confusi. Perchè la Società era sempre stata seria e i nostri stipendi erano sempre arrivati puntuali. Il perchè di quella fortissima penalizzazione non riuscivamo a capirlo. Vedavamo tutto il nostro duro lavoro svanire e una classifica che non ci apparteneva. E' stato bravissimo patron De Salvo, il giorno dopo, a venire a parlarci. Chiusi nello spogliatoio il presidente ci ha spiegato nel dettaglio cosa era successo. Ci ha ripetuto mille volte che quella penalizzazione non aveva senso e che ci sarebbero stati restituiti molti di quei punti. Dovevamo solo continuare a vincere, ci chiese di entrare in campo ancor più affamati. E ebbe ragione perchè in appello furono restutuiti ben 5 punti. Anche i nostri tifosi ebbero una parte da protagonisti venendo a caricarci e spronarci in una sessione di allenamento. Così tanta passione, vicinanza da parte di Società e tifoserie fu la marcia in più per un finale di stagione da protagonisti. Beh il post Arezzo è ancora presente nel mio cuore e adesso che me lo fai venire in mente mi viene ancora la pelle d'oca. Che dire...Avevamo battuto un Arezzo che non ci aveva regalato nulla, giocando con il coltello fra i denti per tutti i novanta minuti. Il mister aveva addirittura schierato nel secondo tempo un super offensivo 4-2-4 inserendo Della Rocca che poi segnò l'importante gol vittoria. Al triplice fischio finale ricordo noi giocatori e staff tutti al centro del campo e tutti i tifosi ai loro posti ad aspettare il finale di Monza-Bassano. Ricordo perfettamente l'urlo del nostro speaker a certificare che a Lumezzane saremmo stati padroni del nostro destino. Eravamo una famiglia, un gruppo davvero eccezionale e ci eravamo conquistati con il duro lavoro un'opportunità unica".

Qual'è stata la svolta di quella stagione, dopo un avvio problematico? Il cambio modulo ad ottobre? "il cambio modulo ha fatto sicuramente la sua parte ma credo che siano stati due gare a dare la svolta, una nel girone d'andata e una nel ritorno: Como in casa e Mantova in trasferta. Anche la trasferta di Venezia ha rappresentato un bel crocevia. Match che aumentarono la consapevolezza della nostra forza, importantissimi per l'aspetto mentale".

Lumezzane: la festa in campo e in città al rientro. Che ricordi hai di quel giorno che sancì il ritorno in serie B del Novara? "Quella settimana per me iniziò molto male, con un infortunio muscolare che mi tolse dai convocati. Seguì i miei compagni a bordo campo. Fu una sofferenza immane perchè il gol tardava ad arrivare e una volta trovato con Corazza il cronometro non passava mai. Al termine ci siamo trovati in campo, con il bandierone. Ho visto tanta gente piangere di gioia, ho visto i nostri tifosi completamente impazziti. Al nostro ritorno in città abbiamo trovato molti tifosi ad attenderci in centro. Quel giorno è stato uno dei più belli della mia carriera".

Tornando a sabato prossimo, che tipo di gara ti aspetti di vedere? "Sarà un incontro tirato, una partita molto dura. Il Novara ha le potenzialità per far male ad un Brescia che comunque avrà dalla sua parte il grande calore del proprio pubblico e giocatori di esperienza capaci di risolvere il match da soli, in particolar modo Andrea Caracciolo".

Come è proseguita la carriera di Gianluca Freddi dopo Novara? "Salutato Novarello sono andato a Lecce per due stagioni mentre lo scorso Gennaio mi sono trasferito in prestito al Siena. L'ultimo anno è stato a dir poco sfortunato, costellato da alcuni infortuni che mi hanno tenuto ai box per un po'. Sono andato in scadenza di contratto lo scorso giugno ed ora sto cercando una nuova squadra, una nuova Società che mi faccia sentire importante. Ho 30 anni, sto bene e ho recuperato a pieno dagli infortuni. Non ho intenzione di appendere le scarpette al chiodfo; ho ancora molto da dare a questo sport".

Una bella chiacchierata con uno dei protagonisti della promozione in B che non può non concludersi con un saluto ai tifosi azzurri "li saluto con grande affetto e li ringrazio davvero tanto per come sono stato trattato. Dopo la Roma, il Novara è la mia squadra del cuore: in serie B tifo solo per voi. Spesso guardo le partite in TV e penso proprio di venire a Vercelli ad assistere al derby. Permettimi di salutare il presidente De Salvo, Domenico Teti, il dottor Francese e tutti coloro che ho avuto il piacere di conoscere e lavorarci insieme. Mando un fortissimo bacio a Marinella Ferrara, altra figura importante per noi giocatori. Grazie a te per questa intervista che mi ha permesso di ricordare un periodo molto felice della mia vita sportiva".

Daniele Faranna

 

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