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• Sabato ore 14.30; C.S. Monteboro
domenica 19 novembre 2017 - 12:43
a cura di Massimo Barbero

5 minuti di supremazia biancorossa a fronte di 90 minuti di predominio azzurro. Il problema è che ha costruito più azioni nitide il Bari in quei 5 minuti che il Novara in tutto il resto di una gara fatta di volenteroso premere. La partita di ieri è tutta qui e le interpretazioni a senso unico di Pillitteri ne rappresentano solo un contorno fin troppo scontato alla luce dei trascorsi del personaggio (a Parma lo ringraziano ancora adesso…) e di un copione stagionale particolarmente irritante, specialmente in casa nostra.Corini l’aveva preparata in questo modo: per rubare palla in mezzo al campo ed innescare Da Cruz che in progressione avrebbe potuto mettere in grande difficoltà Tonucci e Gyomber. E’ stato così solo nei minuti iniziali quando il lavoro di Macheda risultava prezioso per innescare Alessio. Poi il Bari si è accontentato, sornione, di lasciarci un “controllo” della partita che ci è valso davvero molto poco in termini concreti: un paio di tentativi dal limite, un’opportunità per Da Cruz che non se l’è sentita di calciare al volo, un’azione sulla sinistra con Macheda anticipato al momento della deviazione vincente.

L’unica volta in cui il Bari si è fatto sorprendere ci ha pensato Micai con un intervento “kamikaze” su Da Cruz che ha garantito al barese l’impunità per tutto il resto della gara. Non ricordo di aver mai visto un portiere venire espulso per perdita di tempo… ma caspita… dopo lo 0-1 l’estremo difensore ospite ha potuto permettersi ogni tipo di manfrina senza venire nemmeno rimproverato dal celebre fischietto siciliano.

Siamo andati all’intervallo rinfrancati da un bel primo tempo azzurro e da un “Piola” ritrovato nel compattarsi a fronte delle nefandezze arbitrali. Ma anche con l’ansia per i minuti iniziali della ripresa che nelle ultime due gare casalinghe ci erano costati i tre punti. La spettacolare parata di Montipò su Cissè è suonata come un campanello d’allarme non abbastanza forte da ridestarci prima di incassare l’1-0 in maniera sin troppo simile alla dinamica dei gol presi ad inizio di secondo tempo con la Salernitana.Per fortuna stavolta, rispetto alle precedenti gare casalinghe, non abbiamo accusato il solito sbandamento post vantaggio avversario. La reazione c’è stata, rabbiosa, confusa, ma almeno a tratti pericolosa. La difesa ospite ha sbandato ripetutamente: Moscati ha fatto gridare al gol in un paio di occasioni, Di Mariano è stato incredibilmente rimpallato quando il pareggio sembrava cosa fatta, Dickmann ha ciabattato malamente al termine di un’azione tambureggiante ed insistita.Inevitabile a quel punto concedere qualcosa di importante in contropiede ad un Bari dalla panchina stracolma di centrocampisti, mezzepunte ed attaccanti di valore.

Il gol di Maniero a recupero scaduto rappresenta l’ennesima beffa di un copione che si ripete, amaro e crudele. Anche contro Piacenza, Avellino e Salernitana avevamo trovato la porta avversaria soltanto quando non c’era ormai tempo per completare la rimonta. Mi avrebbe fatto arrabbiare di più soltanto un rigore concesso in pieno recupero sullo 0-2, a giochi ormai fatti, tanto per spezzare la serie nera arbitrale. Tra due settimane contro l’Empoli festeggeremo la ricorrenza di un anno quasi esatto dall’ultimo penalty fischiato a nostro favore al “Piola” contro il Vicenza il 3 dicembre 2016.
Nel complesso questa, al pari di quella all’esordio con il Parma (guarda caso le due capoliste attuali!) è la sconfitta casalinga meno meritata di una striscia casalinga da incubo. Dopo circa 9 mesi il Bari è tornato a vincere in trasferta al termine di una prova sofferta, nella quale soltanto a sprazzi ha mostrato le qualità di una rosa ricchissima di alternative a centrocampo ed in attacco.

Nelle ultime 8 giornate i “galletti” hanno viaggiato fortissimo, steccando solo l’anticipo di Brescia e vedendo sfumare le vittorie di Vercelli e Salerno anche per qualche svista arbitrale (sigh). Se il termine di paragone è questo… la prestazione azzurra non può essere considerata del tutto negativa contro una delle squadre più in forma del momento. Se avessimo giocato sui livelli di ieri anche contro la Pro Vercelli… probabilmente Marcone si sarebbe almeno sporcato i guanti.Al netto dei 3 gol “inutili” in zona recupero, il Novara ha segnato finora appena 4 reti (autogol del Frosinone compreso) in 7 gare casalinghe. Davvero una miseria… se consideriamo, per far un esempio alla nostra portata, che la Pro 5 gol in casa li ha realizzati in una sola partita.

La capacità azzurra di creare occasioni nitide, al “Piola” ed in trasferta, è estremamente modesta e non sempre può capitare di far centro al primo tentativo come è successo a Brescia, Palermo o Terni. Le partite del Novara quasi sempre restano a lungo appese ad un filo sottilissimo che può essere spezzato da un momento all’altro da un episodio. Il perdurare dello 0-0 di solito gratifica e fortifica chi è fuori casa e non ha la necessità assoluta di giocare per vincere mentre trasmette ansie a chi il gol dovrebbe segnarlo.Per fare un paragone con la stagione passata, nel 2016-17 al “Piola” eravamo rimasti a secco soltanto in 3 occasioni: contro la Spal quando mancavano Galabinov, Sansone, Viola e Casarini tutti assieme, contro il Perugia allorchè sullo 0-0 ci è stata annullata una rete di Lancini validissima e contro la Pro Vercelli in un derby molto particolare.

Qualcuno mi dirà: “beh, ma l’anno scorso c’era Galabinov…”. Vero, ma alla quattordicesima giornata del passato campionato il bulgaro dalla salute di ferro (ricordo solo un’influenza) aveva segnato 2 gol, gli stessi che ha messo a segno finora un Maniero quasi mai a disposizione.L’unico ed ultimo alibi credibile e spendibile per questo Novara è proprio rappresentato dalla prolungata assenza di Maniero e Sansone. Recuperati loro, è doveroso attendersi decisamente di più in termini di produzione e concretezza offensiva perché creando (e realizzando) così poco non si va davvero da nessuna parte… ed occorrerebbe intervenire col bisturi.A proposito, mi chiedo dove siano nascosti di questi tempi i sostenitori ad oltranza del 3-5-2 vincente che ad inizio ottobre erano convinti che bastasse cambiare modulo per ritrovare d’incanto solidità e risultati. Il 3-5-2 ha rappresentato una necessità ed una mossa saggia in un momento di confusione e scelte obbligate nel quale era indispensabile racimolare punti pesanti.

Ma non può e non dev’essere una filosofia calcistica ad oltranza. Di tanto in tanto bisogna azzardare qualcosa di diverso per ritrovare convinzione ed entusiasmo in campo e sorprendere gli avversari che nel frattempo hanno studiato le nostre vittorie (e sconfitte) quasi in fotocopia.Il margine di sogno di un mese fa sta diventando margine di autentica strizza. E non è detto sia per forza un male se ciò servirà a farci ritrovare umiltà, fame e rabbia agonistica che onestamente, pur tra innegabili difetti, si sono intraviste già ieri. Si può e deve fare di più perché dopo 5 giornate di quasi digiuno (appena 2 punti) il tesoretto di punti-tranquillità accumulato grazie alle 3 vittorie consecutive di inizio autunno l’abbiamo ormai dilapidato…

A Venezia nel 2014 cominciò davvero un’altra storia dopo un avvio in Lega Pro con più ombre che luci… Riproviamoci in uno stadio stavolta gremito ed entusiasta, ma che come sempre si colorerà d’azzurro per il fascino di una trasferta molto particolare…

Forza Novara sempre!!!



Massimo Barbero

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