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venerdì 22 dicembre 2017 - 16:55
di Massimo Barbero

1 sola vittoria nelle ultime 10 gare, nessun successo nelle 6 partite casalinghe giocate dopo il 2-1 al Frosinone di inizio ottobre. I numeri di questo Novara sono impietosi e certamente molto preoccupanti, soprattutto in prospettiva.

Eppure, limitandomi all’analisi della partita di ieri, devo dire che qualcosa di più e di meglio rispetto al grigiore delle sfide interne con Empoli e Cremonese si è visto. Intendiamoci, il Perugia ha ampiamente meritato il pareggio e nel finale sembrava aver decisamente più benzina e convinzione dei nostri. Però stavolta il Novara visto ieri (l’avevo detto nell’intervallo in diretta radio) dava almeno la speranza di poter sbloccare il risultato con un’azione manovrata, come in effetti è avvenuto in avvio di ripresa quando Chajia ha avvicendato un Da Cruz involuto e prevedibile.Corini ha provato a sorprendere gli avversari con un 3-4-3 che aveva una sua logica.

Il nostro mister ha scelto saggiamente di dare continuità alla difesa a tre che ci aveva garantito un po’ di solidità (soprattutto fuori casa) per riproporre davanti quel tridente sconfessato a fine settembre. Con la differenza però che adesso Maniero è il vero Maniero e con il modulo di ieri sera (avendo Dickmann e Calderoni alle loro spalle) Da Cruz e Di Mariano potevano agire molto più vicini alla nostra punta centrale. Una mossa che ha spazzato via nel contempo il “problema” del regista (chi scegliere tra un Orlandi affaticato ed il “solito” Ronaldo?) visto che Casarini e Moscati erano chiamati soprattutto ad agire da incontristi. La presenza di un giocatore efficacissimo sui palloni aerei là davanti ci permetteva di ricorrere spesso al lancio lungo, scavalcando così il centrocampo.Ed allora perché, dopo un avvio promettente, la cosa non ha funzionato visto che i pericoli maggiori del primo tempo li ha creati il Perugia?

Principalmente ritengo per la poca abitudine dei nostri a giocare con questo schema praticamente inedito (lo adottavamo con Toscano, soprattutto ad inizio campionato). Specialmente gli esterni non hanno reso alle altezza delle aspettative. Compresi un Dickmann stranamente timido ed impreciso ed un Calderoni ancora lontano dalla miglior condizione che ha sofferto via via la spinta di Del Prete. Non a caso i pochi pericoli creati dagli azzurri sono arrivati nelle rare occasioni (una a testa direi) in cui Di Mariano e Da Cruz si sono accesi nel corso del primo tempo. E soprattutto alla nostra squadra manca sempre qualcosa in termini di intensità, cattiveria, rabbia agonistica. L’impegno da 6 in pagella non è in discussione, quasi sempre ce l’hanno messo gli azzurri finora. Talvolta però non basta. Specialmente quand’è ora di scrollarsi di dosso i momenti più difficili bisogna aggiungerci qualcosa di più forte, di più intenso e questo “quid” ulteriore quasi sempre è mancato al Novara 2017-18. Tutt’altra musica, comunque, in avvio di ripresa con l’ingresso di Chajia che ha subito sorpreso la difesa del Perugia nella maniera più logica visto il nostro modo di giocare.

Finalmente siamo andati a segno in casa con una bella azione: sovrapposizione, cross ed inserimento del centravanti!In quel frangente onestamente credevo che ce l’avremmo finalmente fatta perché la sequenza ingresso di Chajia ad inizio secondo tempo-nostro gol del vantaggio mi ricordava tanto la bella serata con il Frosinone quando Moutir, dopo l’1-0, aveva fatto impazzire la difesa laziale.Invece il Perugia ha avuto una bella reazione. Onestamente i biancorossi mi hanno impressionato molto più di quanto non avessero fatto ad aprile quando pure avevano vinto con 2 soli tiri in porta (e gli omaggi del duo Illuzzi-assistenti). Finchè è stato 3-4-3 ce la siamo giocata colpo su colpo. Abbiamo rischiato di incassare il pari, ma siamo andati anche in due occasioni vicini al raddoppio con Di Mariano.

Poi Corini ha scelto di coprirsi con l’inserimento di Sciaudone. Tutto sommato una mossa logica (al massimo solo un po’ troppo prematura) anche se è difficile dire come sarebbe finita con il tridente ancora in campo. La decisione purtroppo non ha pagato perché abbiamo sprecato tante possibili situazioni utili per ripartire. E soprattutto perché Golubovic (impeccabile per tutto il primo tempo) e Mantovani hanno palesato incertezze insolite di fronte al pericoloso duo Di Carmine-Cerri.L’1-1 era nell’aria e non è bastato il sonoro campanello d’allarme su quel pallonetto di Di Carmine a fil di palo per scongiurarlo. Abbiamo finito in apnea, incapaci di tenere palla dopo l’uscita di Maniero. Dopo il pareggio il Perugia ha tirato altre due volte verso la nostra porta, senza dimenticare i due calci d’angoli pennellati da Terrani sotto la Nord.Arriviamo al Natale in affanno come non ci capitava da diverse stagioni. Nel complesso dopo 20 giornate abbiamo appena 1 punto in meno al confronto con l’era Boscaglia, ma il trend è esattamente l’opposto rispetto a 12 mesi fa quando a novembre-dicembre sembravamo esserci assestati e comunque avevamo la quasi certezza di essere in grado di sistemare la nostra classifica con le prestazioni casalinghe (appena 5 punti raccolti fuori casa in tutta l’andata).

La trasferta di Chiavari onestamente è quanto di peggio ci potrebbe capitare in questo momento (trattandosi di scontro diretto) perché su quel sintetico abbiamo sempre fatto molta fatica e la truppa di Aglietti mi ha suscitato davvero grossa impressione contro il Bari. Dobbiamo essere coscienti che sbagliando quella partita le probabilità di trascorrere un Capodanno in zona play out sono molto alte. Dobbiamo essere coscienti che andando avanti con il trend di questi ultimi due mesi, dal derby in poi intendo, finiremo davvero molto male. Qualunque sia il risultato in Liguria, la società dovrà fare riflessioni importanti, urgenti ed indifferibili, sul proseguo della stagione perché in un campionato così equilibrato (senza squadre materasso o società ultrapenalizzate come negli anni passati) il rischio è decisamente alto.

Una grande nota di merito spetta invece a tutti i presenti ieri sera. Non era facile preferire lo stadio al divano con una temperatura simile ed un filotto di delusioni interne sulle spalle e già questa è un’innegabile prova d’amore da parte di chi c’era. Il clima (sugli spalti intendo) tutto sommato era quello giusto: fischi all’uscita dal campo, ma anche il giusto incoraggiamento nei momenti più intensi della sfida. Ed anche quella contestazione vocale nel dopopartita, dopo tanto malcontento diffuso solo da tastiera, può servire a svegliare squadra, società ed ambiente da un pericolosissimo torpore.

Chiudo con gli Auguri di Natale. Il più sentito di tutti è per il leggendario “Ginone” nella convinzione che gli sia arrivato l’affetto che il popolo azzurro gli ha riservato anche in queste settimane. Lui sì che può ripetere forte ed a testa alta “La gente come me non molla mai…”.

L’altro è per Francesco “Ciccio” Specchia che dopo quasi 6 anni lascia il Novara per nuove ed ancor più gratificanti esperienze lavorative. Sono felice di avere accompagnato la sua crescita umana e professionale dividendo con lui la frequentazione di tantissimi stadi lungo l’Italia intera. Lo ringrazio per la costante collaborazione, ma soprattutto per quel Cuore Azzurro, acquisito ma autentico, che ha sempre messo nel lavoro malgrado arrivasse da altri lidi. Lo aspettiamo ancora con noi per gridare forte, nella buona e nella cattiva sorte…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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