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domenica 07 gennaio 2018 - 10:41
di Massimo Barbero

La passione azzurra in città si sta, a poco a poco, spegnendo. E’ questo un aspetto non meno preoccupante, soprattutto in prospettiva, della già poco tranquillizzante classifica attuale.

Da innamorato del Novara il mio, sportivamente parlando, vuol suonare come un vero e proprio campanello d’allarme. Uso dei numeri per fare dei raffronti mirati con il recente passato. Il 29 dicembre di quattro anni fa quasi 6 mila persone erano accorse al “Piola” (2628 paganti) per assistere all’ultima esibizione in azzurro di Comi e Parravicini contro il Bari di Chiosa, Calderoni e Sciaudone che ce le aveva puntualmente suonate (ricordo al seguito degli ospiti poco più di un centinaio di persone, 200 al massimo, la piazza pugliese era in contestazione coi Matarrese). Non mi si venga a raccontare che quella squadra (la nostra intendo) fosse più esaltante, incoraggiante, generosa o spettacolare dell’attuale...

Allora però la passione azzurra, riesplosa con la doppia promozione, era ancora ben viva in città e covava sotto la cenere di delusioni contingenti… pronta a riaccendersi di nuovo al primo refolo di speranza. Più di 8 mila persone per volta circa 17 mila in tutto (ospiti compresi) avevano assistito alla crudele doppia sfida ravvicinata al “Piola” di maggio-giugno con il Varese. Nemmeno la tremenda mazzata della retrocessione aveva inferto un vero colpo di spugna a cotanto attaccamento… Lo dimostrano i 3140 abbonati in Lega Pro, i 1378 paganti per la partita con la Giana al termine della settimana più terribile per noi, i 1069 paganti della gara con la Cremonese a due settimane circa dal crollo dell’illusione di un ripescaggio che a metà agosto sembrava ormai certo. Più affascinante un Novara-Cremonese in terza serie con i grigiorossi a fare catenaccio o un Novara-Cremonese in B con Tesser avversario e gli ospiti gasati dall’alta classifica? La risposta anche qui mi pare scontata…Tiepidi segnali di disaffezione invero si erano già colti nel campionato targato Baroni. Ma all’epoca riguardavano quasi esclusivamente gli “occasionali” saliti sul fatidico carro all’epoca delle due promozioni consecutive… e puntualmente scesi nonappena Sky ha cominciato ad offrire agli abbonati al pacchetto “calcio” anche le partite di B. Soltanto una memorabile serie di 4-1 li aveva richiamati al freddo dello stadio… contro Cesena e Crotone. Ma questo davvero poco importa.

Lo zoccolo duro delle 3-4 mila persone c’era sempre. Anche nelle due serate “maledette” (dal punto di vista climatico) con il Pescara nella nebbia o sotto il diluvio. Una bella fetta di questa gente seguiva regolarmente la squadra pure in trasferta, quantomeno nei viaggi più accessibili per orario e distanza. Almeno un  pullman veniva organizzato anche per le partite da giocare nel centro Italia con una quindicina di ore di viaggio da completare in giornata.Il vero malessere, ahinoi per giunta crescente, è tutto concentrato nell’ultimo campionato e mezzo. In molti la scorsa primavera lo addebitavano al non gioco ed all’atteggiamento sbagliato dell’inviso Boscaglia.

Eppure via lui… è calato il numero degli abbonati. Per l’ultima panchina azzurra del tecnico di Gela contro l’Entella c’erano 1410 paganti…. Quasi un migliaio in più di coloro (502 per la precisione) che hanno accolto Corini a metà settembre contro il Cittadella in un caldo pomeriggio di sole dopo la salutare vittoria di Ascoli. Eppure non erano ancora cominciate le sconfitte casalinghe in serie ed il non gioco al “Piola”… (la battuta d’arresto con il Parma rimane una delle meno meritate del nostro cammino). Basti pensare che dopo le tre vittorie di fila di ottobre (Palermo compresa) c’erano appena un centinaio in più di paganti (campani esclusi) pur giocando in un mite martedì sera di ottobre contro la Salernitana.

Le delusioni, dal derby in poi, hanno fatto il resto, aggravando un fenomeno già percepibile prima, seppur in maniera più sfumata. Le ultime tre partite casalinghe sono state disertate anche da molti abbonati come raramente è accaduto nel recente passato quando nemmeno il gelo record di Novara-Figline spaventava i più. Probabilmente stiamo pagando l’effetto Gonzalez. Una cessione che dal punto di vista societario appariva logica e finanche doverosa (rinunciando all’elemento di gran lunga più caro della rosa siamo scivolati all’indietro di una sola posizione nella classifica del campionato successivo) si è rivelata invece un vero e proprio boomerang in termini di immagine e popolarità all’interno della cerchia dei potenziali di tifosi da stadio.

Rivedo, almeno in parte, la posizione che ho espresso con convinzione nell’estate 2016 perché in questo lasso di tempo effettivamente non abbiamo mai trovato degli attaccanti in grado di sostituire Pablo né dal punto di vista calcistico e né, tantomeno, sul piano affettivo. Ed alla luce di questo la sua partenza ha fatto più male di quanto non potesse sembrare un anno e mezzo fa (quando ad esempio credevo molto in Sansone).

Se per un Ganz che tra Verona e Pescara in una stagione e mezza ha segnato complessivamente 4 gol (tutti a Verona) si spende ora più di un milione e mezzo di euro… quanto varrebbe ancor oggi il quasi trentatreenne Pablo?Onestamente però non riesco ad andare oltre nello spiegarmi razionalmente cotanto disamore novarese. Si sostiene che gli appassionati non riescano più ad identificarsi in giocatori a Novara soltanto di passaggio, ma in tutte le rose di B non ricordo più di 2-3 elementi per squadra che abbiano una militanza pari o superiore alle 3-4 stagioni (da noi a tuttoggi ci sono Dickmann, Casarini, Mantovani, Troest e gli stessi… Montipò e Schiavi). Caracciolo a Brescia è l’eccezione, non la regola nel calcio attuale (purtroppo).

La nostra classifica, fino ad inizio dicembre, era in linea con le ambizioni e le potenzialità di una piazza come Novara. Fino al 3-1 di Venezia non stavamo esaltando, ma nemmeno deludendo in termini di piazzamento. Con onestà intellettuale non posso considerare un fallimento un nono posto in un campionato (quello passato) che ci aveva visto comunque precedere squadre del calibro di Bari, Salernitana, Ascoli, Avellino, Brescia, Pisa e Vicenza.

Fossi Massimo De Salvo oggi sarei altrettanto preoccupato per questo vuoto di passione che si è venuto a creare e mi metterei da subito a studiare qualcosa di nuovo e diverso (credo che in società il problema se lo siano già posto a diversi livelli) per cambiare le cose. D’accordo, i presidenti passano ed invece i tifosi restano… o dovrebbero restare… ma a maggio scorso in una conferenza stampa finalmente serena… il Presidente azzurro aveva espresso un concetto che gli faceva onore: il proposito di costruire un Novara capace di reggersi con le proprie forze in modo da prolungare questa storia oltre gli sforzi di finanziatori più o meno di passaggio. Già, ma un Novara senza lo zoccolo duro del seguito popolare cittadino che l’ha sempre contraddistinto, al di là delle categorie, che Novara sarebbe? E soprattutto che futuro avrebbe?

Mi si dirà… “il Presidente pensasse a rinforzare la squadra con giocatori all’altezza e con le vittorie anche la gente tornerà numerosa allo stadio…”. Vero, ora la priorità è rappresentata dalla salvezza e per questo obiettivo la rosa va rinforzata il prima possibile (ne parleremo settimana prossima in un’analisi specifica per non mischiare subito troppe cose). Ma anche nella beneaugurata ipotesi di sestultimo (o perfino nono) posto a maggio, il problema si riproporrebbe nella prossima stagione ai primi, quasi inevitabili, stenti.Eppoi c’è anche un discorso legato ai risultati sportivi del campionato in corso. Sarebbe un idiozia scrivere che questa squadra gioca male perché c’è poco pubblico a vederla.

Al massimo è vero l’esatto contrario. Però un pubblico ed un sostegno comunque diverso da parte dei presenti (bastano 2-3 mila persone belle toste)  ci aiuterebbero a cogliere anche qualcuna di quelle vittorie brutte e sporche e cattive che in una stagione così equilibrata potrebbero fare la differenza. Dopo il ritorno di Tesser in A il ritrovato entusiasmo pubblico del “Piola” ci ha fatto vincere sfide impossibili come quelle con Udinese (quella sera avremmo battuto anche il Real Madrid dalla carica che avevamo…) e Lazio. Nella maledetta stagione della caduta in Lega Pro ricordo bene come l’urlo dagli spalti avesse trascinato la squadra alle rimonte contro Cesena e Latina (le due finaliste play off). Recuperare subito almeno un po’ di quell’ambiente renderebbe oggettivamente la vita meno semplice ad avversari ed… arbitri.

Per deformazione professionale (di solito faccio l’avvocato difensore…) non sono abituato a redigere sentenze, né a cercare colpevoli. Preferisco ipotizzare delle soluzioni, più o meno praticabili. Non mi interessa chi abbia le colpe maggiori, quello che conta è uscire presto da questo impasse che, nel breve-medio periodo, rischia di trasformarsi in un fatale labirinto senza via d’uscita.Ed allora azzardo un nome, almeno per scuotere un silenzio che sta diventando assordante: Pasquale Sensibile. Gliel’ho scritto via sms dopo il suo addio all’Alessandria e lo ripeto oggi pubblicamente, a bocce ferme. Attenzione, non al posto di qualcuno, ma a fianco di una “squadra” da confermare. Non è tempo e non c’è tempo per le rivoluzioni, bisogna crescere nella continuità. Non smetto di pensare che Teti nelle sue prime tre stagioni in azzurro (sull’attuale campionato il mio giudizio è sospeso) abbia svolto un lavoro eccellente sia al mercato che nel fungere da parafulmine e collante a tecnico e squadra nei momenti più complicati. E Paolo Morganti è certamente un dirigente dalla preparazione e dalla scrupolosità ampiamente sopra la media: ha una conoscenza della materia che pochi “under 40” hanno, è una persona serissima e una bandiera azzurra esattamente come quel “Nini” a tuttoggi giustamente sventolato in curva.Però a Novarello da qualche anno manca qualcosa. La capacità di comunicare, parlare alla città, coinvolgere, assemblare, fare gruppo dentro e fuori dal campo.

Personaggi in grado di affiancare in questo un Presidente conteso da mille impegni professionali e magari inconsciamente ed umanamente un po’ “scaricato” da un’esperienza  ormai ultra decennale (anche se in un intervista appena pubblicata dalla Stampa Mds stesso ha dichiarato l’esatto contrario). Da un paio d’anni a questa parte dall’esterno sembra quasi che società e tifoseria giochino due “partite” diverse e per questo viaggino su due strade che alla lunga non s’incontrano mai.

Ed invece l’obiettivo da perseguire è comune: il bene del Novara Calcio, sotto qualunque aspetto (passione o semplice ritorno economico) lo si voglia vedere. Chi mi conosce sa che farei ad occhi chiusi il nome di Borgo (dopo averlo incontrato un venerdì pomeriggio a metà novembre… l’avrei trascinato in panchina l’indomani al “Piola” al fianco di mister Corini) ma forse sarebbe un salto davvero troppo grande. Perché con Sergione non ci sono mezze misure: o tutto o niente. Difficile immaginare la coesistenza con un ds abituato a stare in serie B o anche più in alto.Sensibile e Teti invece hanno già lavorato ripetutamente assieme (tra l’altro aggiustando una situazione complicatissima alla Sampdoria) si conoscono, si confrontano e si stimano da diversi anni.

E Morganti ha cominciato la sua esperienza dietro la scrivania nell’era Sensibile. Sarebbe un bel modo per riagganciare il filo con quella magica primavera 2011. Vie diversissime e contorte possono anche tornare a congiungersi ad un certo punto. D’accordo, la mia è’ solo un’idea forse irrealizzabile, una provocazione. Ma un segnale forte da parte della società in questo mese di gennaio ci vuole, qualunque esso sia. Non so se la “normalità” ( i Chiosa, i Lancini e i Cinelli scovati nelle panchine altrui negli ultimi giorni di mercato e rivelatisi molto preziosi) stavolta sarà sufficiente per arrivare alla salvezza. Temo però che in qualsiasi caso non basterà per riconquistare un pubblico che ahinoi, lo dico da cuore azzurro ferito, sta prendendo altre strade…. Attendiamo gli eventi ed ovviamente…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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