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di Massimo Barbero

La cosa che più mi fa inc… di questo Novara è che probabilmente siamo comunque più forti delle 5 formazioni che ancora ci stanno alle spalle in graduatoria e magari anche di un paio che ci sopravanzano.

Più forti intendo come qualità media della rosa, alternative, potenzialità. Una supremazia (rispetto ai valori del fondo classifica) che esprimiamo però soltanto sporadicamente, a tratti. Come nel primo tempo di ieri… nel quale, come d’incanto, abbiamo ritrovato intensità, convinzione, persino un po’ di gioco.Il rovescio della medaglia però è che siamo fragilissimi dal punto di vista caratteriale.

Forse nessun’altra squadra della serie B attuale è fragile come la nostra. Forse nemmeno le quasi condannate Pro Vercelli e Ternana lo sono in modo altrettanto marcato. La salvezza passa anche per una serie di 1-0 casalinghi da difendere con i denti e con le unghie, fino alla fine. Come quello che le bianche casacche hanno portato a casa con il Parma o come quello che il Cesena ha strappato al Frosinone non più tardi di una settimana fa.

Noi l’1-0 casalingo lo abbiamo preservato fino al 90’ solo in tre occasioni: contro il Cittadella quando Di Mariano ha segnato in pieno recupero, contro un Carpi ancora appesantito dal panettone natalizio ed infine contro il Cesena quando Maniero ha incornato il gol partita a meno di 10’ dal termine.

Per il resto, da inizio dicembre, ci siamo fatti rimontare al “Piola” da Empoli, Perugia, Ascoli (addirittura sconfitta), Spezia, Palermo (provvisorio 1-2  aggiustato in extremis), Venezia (addirittura sconfitta) ed appunto Pescara. Senza aggiungere tutte le volte che ci hanno raggiunto anche fuori casa, da Terni in poi. Sarebbe bastato portare a casa soltanto un paio di questi successi per essere ora quasi matematicamente salvi, magari al posto di quel Pescara che ieri esultava giustamente per lo scampato pericolo.Non solo ci facciamo riprendere ogni volta, ma ogni volta dopo essere stati raggiunti (fanno eccezione poche gare) usciamo dalla partita, andiamo nel pallone, commettiamo errori banali, rischiamo di sprofondare e spesso sprofondiamo davvero.

Capita a tutte le squadre del mondo di attraversare un periodo di difficoltà nel corso della singola gara, ma ieri il nostro momento di impasse è stato infinito. Siamo usciti dalla partita con l’inizio della ripresa e non vi siamo praticamente più rientrati.Dopo 16 partite della gestione Di Carlo dobbiamo delle sentite scuse a Corini: evidentemente non era lui il problema, forse stava solo cercando di mascherare le insicurezze di questo gruppo lavorando su una solidità difensiva che ci permettesse almeno di vincere le partite che avessimo la ventura, in qualche maniera, di sbloccare.

Ricordate il famoso “eravamo in controllo” che tanto ci infastidiva nei post gara d’autunno? Di Carlo ha portato indubbiamente qualcosa in più in fase propositiva, di approccio alla gara. Molto spesso abbiamo cominciato benino, qualche volta bene… ma quasi altrettanto regolarmente ci siamo persi cammin facendo… Forse  più che un allenatore sarebbe servito uno psicologo (con competenze specifiche) di quelli bravi. O forse sarebbero bastati, ma prendetela come una battuta, Borgo e Di Chiara, carichi come ai tempi della rimonta dal terzultimo posto al terzo della C2…

Posto che nemmeno Di Carlo (un tecnico tra i più affidabili in categoria) è riuscito in 16 partite a guarire questa squadra… non ci resta che affidare le nostre residue speranze di salvezza a San Gaudenzio… (anche questa prendetela come una battuta, non è giusto scomodare i Santi per il pur amato gioco del calcio). Pare averlo capito anche la gente che adesso si approccia a questo Novara con l’atteggiamento giusto, quasi con l’approccio affettuoso che ha un padre nei confronti di un figlio che a scuola proprio non ce la fa… Le abbiamo provate tutte, ahinoi non funzionano né il bastone né la carota…Che volete che vi dica della partita con il Pescara? Abbiamo assistito davvero a due gare diverse.

Nel primo tempo si è visto un Novara tra i migliori della stagione: una squadra convinta, aggressiva, capace di trascinare i tifosi con lo spirito che vorremmo sempre vedere. Sciaudone e Casarini facevano muro a centrocampo rubando palla in maniera sistematica di fronte ai narcisismi della mediana di Pillon. Maniero ha valorizzato la scelta (decisamente impopolare) del suo allenatore di rinunciare a Puscas per puntare su di lui regalandoci almeno 45 minuti di combattimento che hanno messo in grosso imbarazzo i centrali ospiti, aprendo varchi nei quali Sansone ha fatto il bello ed il cattivo tempo.

Piccinini ha graziato Perrotta non estraendo il secondo cartellino giallo che avrebbe potuto davvero indirizzare la gara (già sull’1-0 per noi, a pochi minuti dal riposo). L’ex tecnico dell’Alessandria ha ringraziato per il gentile omaggio… ed ha prontamente inserito Coda, senza nemmeno aspettare il 45’.La cosa più sbagliata da fare di fronte ad un avversario come il Pescara che ha tanta qualità dalla cintola in su… è quella di indietreggiare, di abbassarsi, rinunciando a portare un pressing alto. L’abbiamo fatto sin dal ritorno in campo dopo l’intervallo difendendo molli, poco convinti, impauriti.

Non può essere una questione di gambe… perché se avevamo corso sino al 47’… non saremo di certo scoppiati di colpo, sorseggiando il the caldo negli spogliatoi. Siamo usciti dalla gara e non vi siamo più rientrati malgrado il tifo di  un “Piola” più paziente del solito provasse a rianimare un Novara soltanto brutta copia sbiadita di quello che ci aveva illuso un’ora prima. Quando anche Sansone ha finito la benzina… sono terminate anche le speranze di tornare in vantaggio in qualche maniera. Perché Puscas è uomo che i gol li realizza, ma non li inventa o li propizia ed in quel frangente non avevamo più  lucidità o gambe per combinare qualcosa. E senza gente che corre al suo fianco nemmeno l’innesto di Ronaldo (mossa condivisibile) poteva servire a cambiare le cose. Sull’1-1 il Pescara in un paio di occasioni è andato vicinissimo al sorpasso senza che noi riuscissimo più a chiamare in causa il non irreprensibile Fiorillo.Per quanto riguarda i singoli… dobbiamo fare un piccolo monumento a Moscati… che in questa stagione, pur correndo più di tutti, ha trovato il modo di segnare 5 gol comunque pesanti e di sfornare altrettanti assist decisivi. Per contro, anche cambiando gli interpreti, non riusciamo più a ritrovare la solidità d’inizio stagione. E dunque… vista l’assenza di Troest… perché non rispolverare a Perugia un certo Mantovani che tra guai fisici, squalifiche e scelte tecniche non parte titolare da 8 partite consecutive?

In questi frangenti l’esperienza degli uomini che ne hanno viste ed affrontate tante in carriera può e deve essere determinante. E’ un discorso che facevo con chi criticava Montipò dopo Ternana e Venezia. Non si può pensare che a risultare decisivi nella rincorsa alla salvezza siano ragazzi del ’96 che in certi momenti sentono il peso della situazione più di tutti. Loro possono dare un contributo di freschezza ed entusiasmo, ma la spinta decisiva deve arrivare da altri. Dai veterani. E’ lo stesso impasse in cui sono caduti ieri Dickmann e Di Mariano, tra i meno efficaci di una squadra che avrebbe dovuto affondare soprattutto sulle corsie esterne per come era stata immaginata dal mister. La medesima cosa avvenne nel 2014 per Faragò, imbrigliato nel finale di campionato nei pensieri e nelle paure della Lega Pro. In certe situazioni meglio essere giovanissimi ed incoscienti, che ventenni con la testa sulle spalle che ben si rendono conto dei rischi, anche in prospettiva per la loro carriera.Ora attendiamo i risultati di Cesena e Cremonese. Da quello che faranno le due squadre che ci precedono (e che si sfideranno al “Manuzzi” la sera del 18 maggio) capiremo se potranno bastare 4 punti nelle ultime 2 giornate (comunque tanta roba per un Novara che non vince da 7 turni) o se invece ne serviranno addirittura 6 per tenerci 5 squadre alle spalle (considerato che l’Avellino può centrare l’en plein con Spezia e Ternana grazie alla regola non scritta dei classici “risultati di fine stagione”).

Fino alla gara con l’Entella ci resterà una speranza che arriva dal cuore più che dai numeri e dalla razionalità… ed allora aggrappiamoci a quella per continuare a crederci, a dispetto di tutto… In fondo prima di affrontare la penultima curva siamo ancora davanti…  Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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