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domenica 10 giugno 2018 - 09:57
di Massimo Barbero

I nati nel nuovo millennio, compresi quelli che nel luglio 2006 erano troppo piccoli per capire cosa stesse succedendo, in pratica non hanno mai vissuto l’adrenalina dell’Italia protagonista ai Mondiali. Da allora, nella competizione a squadre nazionali più importante, gli azzurri (con la a minuscola ovviamente) hanno raccolto appena due sofferti pareggi in rimonta con Paraguay e Nuova Zelanda ed un illusorio successo sull’Inghilterra prima di uscire, ancora al primo turno, per mano di Uruguay e Costa Rica. Stavolta non andremo neppure in Russia, ma in fondo non fa grande differenza rispetto al rapido (e mediocre) epilogo delle ultime due avventure iridate.

La cosa peggiore è che questi lunghi anni di digiuno di emozioni (a stento riempiti da qualche affermazione di prestigio agli Europei o in Champions) rischiano di provocare un vuoto generazionale di appassionati che il calcio italiano pagherà con gli interessi anche nei prossimi decenni. Van bene Fabio Scienza o Borgobello… ma quasi tutti siamo diventati tifosi di pallone… nei giorni del delirio collettivo per i gol di Paolo Rossi…. Schillaci o perfino Grosso e Materazzi. Ora invece è quasi fisiologico che i più giovani scelgano altre passioni, altri divertimenti, con un danno a cascata su tutto il movimento.

Tornavo da Terni la sera della vigilia di Italia-Svezia ed in auto ci siamo sorbiti un lungo “salotto-radio” aperto agli ascoltatori. In molti arrivavano ad augurarsi l’indomani un’eliminazione azzurra dai Mondiali per poter finalmente “ripartire da zero”. Belle parole, ma tremendamente vuote di significato. Cosa vuol dire ripartire da zero? Indurre alla resa Tavecchio per eleggere il suo predecessore Abete che si era dimesso in Brasile? Perché non siamo “ripartiti da zero” sin dalle caduta ad opera di Paraguay, Slovacchia o Costa Rica? Non erano quelli flop già abbastanza allarmanti per il nostro movimento…?

Ora che l’eliminazione per mano svedese è arrivata da ormai 7 mesi… nel frattempo cosa è davvero cambiato nel nostro calcio?Ah già… qualcosa è stato fatto… sono state introdotte le seconde squadre… Per la gioia dei tifosi delle “strisciate” che forse potranno accorrere anche a Novara, Vercelli o Monza… a vedere i colori più amati… addosso a quella promessa di cui si parla un gran bene.... Io credo che un’innovazione di tale portata imponesse, quantomeno, una riforma organica dei campionati. Invece del classico metodo all’italiana, praticato cavalcando l’onda emotiva del momento: uno spiffero ad opera di Costacurta (bel ragazzo dal viso pulito) amplificato dal solito quotidiano rosa che poi diventa magicamente una delibera federale con le Leghe (nemmeno interpellate prima?) che si incazzano, giustamente, quando forse è ormai troppo tardi… Io resto dell’idea che senza quella sciagurata autorete che ha portato una mediocre Svezia ai Mondiali al posto nostro… il progetto delle “seconde squadre” se ne sarebbe rimasto nei cassetti ancora per un po’.

Invece così si è data una prepotente accelerata alla cosa senza valutarne bene la portata e le conseguenze… Un po’ come quando Abodi pontificava sulla “serie B” a 20 squadre e si era convinto di realizzare il programma semplicemente… aspettando che saltassero 2 società destinate alla propria Lega e confidando che prima o poi sarebbe successo qualcosa del genere (come in effetti è puntualmente accaduto con Siena e Parma in rapida sequenza). Da qualche anno il calcio italiano sembra avere in testa una sola priorità… ridurre il numero di squadre… come se questo fosse il rimedio a tutti i mali. 

Ridurre il numero di squadre in serie C innanzitutto… con ripescaggi inaccessibili (per costi, paletti e preclusioni) anche a presidenti virtuosi… e possibilmente ridurre il numero di squadre di A e B (dove si incontra però la fiera opposizione delle Leghe che ovviamente non vogliono posti in meno). Si sta preparando un calcio ristretto a “poche elette” con le altre realtà confinate a mero dilettantismo per residui nostalgici? Ci vogliono far diventare tutti tifosi della Juve, dell’Inter o del Milan… eppoi della Juve (Inter o Milan) Femminile… e magari anche della Juve (Inter o Milan) B ed un giorno, perché no, della Juve  (Inter o Milan) C? Scusate il francesismo…. eccheppalle!!!Ed invece proprio le squadre di provincia hanno rappresentato storicamente la grande ricchezza del calcio italiano, la linfa da cui attingere giocatori destinati a diventare campioni per una Nazionale grande o almeno competitiva.

Mentre altrove le solite 2-3 grandi facevano regolarmente il vuoto… da noi la Juve dei Campioni del Mondo di Spagna poteva benissimo buscarle ad Ascoli (è capitato più volte) o accettare di buon grado un pari sofferto a Pisa o Avellino. Fino ad una buona serie C1 gli stadi erano quasi sempre stracolmi di gente ed entusiasmo, ad ogni latitudine. Nel 1982 per aver sbagliato la stagione del rilancio il Milan è retrocesso in serie B sul campo, tranquillamente preceduto da Cesena, Catanzaro Ascoli ed Avellino. Una decina di anni dopo la stessa cosa è capitata alla Fiorentina di Batistuta e Cecchi Gori. Oggi una caduta del genere sarebbe impensabile. Il nostro declino è cominciato a cavallo del nuovo millennio con l’era dei Moggi e compari (anche di altre società) che “colonizzavano” le compagini di provincia…

Lo “tsunami Calciopoli” ha portato solo ad avvicendare nomi di interpreti e protagonisti di allora, purtroppo non certo lo stato delle cose.Avere meno squadre in A, in B o in C… vorrebbe dire innanzitutto fruire di meno spazio per far giocare i giovani italiani… meno vivai da cui attingere, meno gente che va complessivamente allo stadio il fine settimana. A chi gioverebbe? Alle italiane qualificate in Champions che avrebbero più tempo per riposare o magari per fare tornei in Arabia Saudita? Non servono campionati forzatamente “dimagriti” nel format, ma campionati equilibrati. Con un equa divisione di risorse e proventi che garantiscano a tutti di poter essere competitivi. La Premier League vede regolarmente al via 20 squadre, proprio come la serie A italiana, ma OltreManica gli inevitabili sbadigli per un Chievo-Sassuolo alle 18 del sabato sono stati da tempo ormai banditi.Saremmo disposti persino a sorbirci per l’asta per i diritti tv (a costo anche di un tristissimo “spezzatino” domenicale) se servisse a ricavare una pioggia di milioni destinata ad essere reinvestita in maniera equa, equilibrata ed omogenea. Possibilmente per rendere più appetibili al pubblico stadi sempre più fatiscenti o per investire davvero in maniera seria sui settori giovanili.

La realtà attuale invece è esattamente agli antipodi. Facciamo un esempio concreto e dolorosamente vicino a noi. Il Novara ha speso per strutture e vivai, ha vinto il Campionato Primavera 2, ma ora si trova con le “ossa rotte” perché nel frattempo non è riuscito a mantenere il proprio posto in cadetteria. La Primavera dell’Avellino ha chiuso lo stesso campionato con 0 punti all’attivo, ma il presidente Taccone può tirare un bel sospiro di sollievo perché la salvezza conquistata dalla truppa di Foscarini grazie alle ultime due vittorie in campionato vale comunque gli introiti garantiti dalla serie B anche nella stagione 2018-19 e con essi una bella boccata d’ossigeno. La morale è che vigente l’attuale sistema il risultato della prima squadra è troppo importante e fa passare in secondo piano tutto il resto, anche e soprattutto nell’ottica di una serena e corretta gestione societaria.Torniamo  a bomba, alle seconde squadre. Una Juve B destinata a mischiarsi in classifica con la Giana o il Cuneo… servirebbe davvero alla crescita di ragazzi che non metterebbero comunque la testa fuori dall’oasi dorata (senza tensioni e pressioni) di Vinovo?

Non sarebbe meglio per loro vivere un’esperienza “reale”, per capire se possono diventare davvero calciatori giocandosi il posto con il Lisuzzo di turno o prendendosi la responsabilità di reggere un palcoscenico come l’Arena Garibaldi di Pisa? Per contro una Juve B pronta ad affrontare la serie C con ambizioni di alta classifica… potrebbe, almeno nel breve-medio periodo, sbaragliare la concorrenza… E lo stesso dicasi per Inter B, Milan B e via discorrendo… Ve lo immaginate, tra qualche anno, il fascino di un campionato cadetto con 4-5 “squadre B” al posto di “piazze reali” quali Ascoli, Cesena, Terni o Avellino? Nelle altre nazioni in cui sono state introdotte le “squadre B” quanti grossi centri navigano in categorie minori (dalla C in giù) come già adesso avviene in Italia?Per ora, per quanto ci riguarda, ahinoi… bentornati in C… Nella categoria dove ritroveremo padre e figlio Rosso… Quelli che ci facevano la morale (e che ancor oggi scrivono di una B tolta loro dai tribunali…) e di colpo chiuderanno baracca e burattini a Bassano per trasferire tutto (settore giovanile a parte) a Vicenza, magari con Bedin dg, senza rilevare il titolo sportivo dalla società fallita. Bentornati a Renate… pardon a Meda… perché la società del dg Massimo Crippa (che di recente ha messo in mezzo gratuitamente il Novara in una polemica arbitrale post gara) da diversi anni partecipa ad un campionato professionistico senza riuscire a giocare nel proprio paese…

Sono queste le fondamenta e gli esempi virtuosi su cui si regge il calcio italiano del cambiamento?Lo so, dell’unico argomento che ci interessa davvero non ne ho quasi parlato… Ma dopo un anno di tensioni e delusioni… era davvero il momento di prendersi una piccola pausa… aspettando almeno il nome del nuovo allenatore…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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