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19° puntata: 18 dicembre 2011 Juventus-Novara 2-0

C’era una volta Babbo Natale… Lui era capace di esaudire qualsiasi tuo desiderio… Anche quello di fare risultato sul campo di una Juve che si era mangiata una buona dose di occasioni da rete… Quantomeno per punire la supponenza di quel coro “Serie B” che ci ha accompagnato sin dall’ingresso delle squadre in campo. Ci ho sperato. Fino a quell’inzuccata di Quagliarella ci ho sperato. Ma il risultato finale rientra nella logica delle cose. E va accettato perché abbiamo perso sul campo di una squadra oggi obiettivamente fuori dalla nostra portata”.

Cominciava così l’editoriale della domenica sera. Scritto con addosso il mal di testa del “dopo”. Di quando ti accorgi che la festa è finita e sei costretto ad ammettere che non è stata bella come te l’aspettavi.

Un Juventus-Novara valido per una partita di campionato di serie A ha rappresentato per anni il sogno di qualsiasi tifoso azzurro. Anche di quelli non “doppiosciarpisti” come lo sono stato io… juventinissimo prima di scoprire la magia delle serpentine di Fabio Scienza. Onestamente anche dopo sono sempre rimasto juventino. Almeno fino a quel 18 dicembre 2011 quando la Juve è entrata di colpo nel novero delle rivali. Da sfidare, battere, invidiare e persino odiare se necessario. Come fosse un Ascoli o un Suzzara qualunque…Ancora un pezzo di quell’editoriale serale:“Oggi prima di entrare allo stadio mi è tornata in mente quell’ultima domenica al “Delle Alpi” a vedere uno Juve-Parma nel maggio 1997. Quella volta avevo detto agli amici bardati di bianconero e di un po’ di comprensibile sarcasmo… che in quel posto ci sarei tornato solo a vedere il Novara contro una delle formazioni torinesi…. 14 anni e due stadi dopo… a quell’appuntamento ci siamo arrivati davvero…”.“Ci saremo noi ad inaugurare il nuovo stadio della Juve…” si era lasciato scappare persino Pasquale Sensibile durante un pranzo prenatalizio con la stampa mentre eravamo ancora in C. Poi, dopo qualche secondo, riecco apparire almeno un po’ della sua immancabile cautela: “No, lo inaugurano nel 2011… è troppo presto per noi… Ci servirebbe almeno un altro anno per arrivare in serie A…” Invece la squadra di Tesser avrebbe bruciato le tappe, conquistando due promozioni consecutive sulle ali dell’entusiasmo. Un po’ d’entusiasmo l’aveva lasciato anche l’1-1 con il Napoli. E con esso la convinzione che avremmo potuto fare l’impresa persino sul campo della Juve imbattuta.

La vigilia scorre serena malgrado la vittoria del Chievo sul Cagliari che permette ai veneti di allontanarsi dalla zona calda ed il pareggio dell’Atalanta a Firenze che tiene la truppa di Colantuono (che ha annullato molto presto la penalizzazione) lontano dai bassifondi. Il sabato sera mentre ceno con i vecchi amici nello storico “Bar Bisu” di Sant’Agabio apprendiamo del successo del Milan sul Siena. I toscani (prima squadra virtualmente salva) restano avanti di sole 3 lunghezze quando noi in fondo dobbiamo ancora giocare.La domenica mattina partiamo verso le 11. L’equipaggio è quello consolidato: con me ci sono Paolo Molina, Danny Faranna ed un Jean Paul Bonomi che il giovedì sera in radio ha fatto irritare lo juventinissimo Alvise Cagnazzo (ospite telefonico) ironizzando su Luciano Moggi e le famigerate intercettazioni. Arriviamo in zona “ex Delle Alpi” (e per me soprattutto zona “prova scritta per diventare avvocato”) e prendiamo d’assalto un venditore di panini pensando che quello sarebbe stato il nostro pranzo. Panino con la salamella e via… si entra… in uno stadio che ha steward che si fanno notare per una gentilezza ben sopra la media nazionale.Peccato che il nostro pass stampa… contemplerebbe anche la possibilità di accedere liberamente al buffet (con primi, secondi e quant’altro a volontà…) gentilmente offerto dalla Juventus. Ce ne accorgiamo a pancia ormai piena… Prendo posto e constato che la connessione è eccellente con il cavo lan. E chi mi schioda più di lì? C’è la seconda manche del gigante della Val Badia da vedere. Nella prima Blardone (6° ma dopo essere partito con il numero 21) ha dato l’impressione di avere ritrovato d’incanto la forma degli anni più belli. Quando arriva al traguardo della prova conclusiva con il miglior tempo intuisco che nessuno potrà superarlo… e mi attacco allo schermo del computer mentre Danny e Simona Ragusa (oggi alla Spal) tentano invano di portarmi in giro per lo stadio ad ammirare loghi e glorie bianconere. Esulto per la vittoria dello sciatore di Pallanzeno che avevo conosciuto di persona a Novarello e mi concedo solo un caffè (offerto dalla Juve) mentre Renato Ambiel chiacchiera con Cerqueti della Rai.Entrano i tifosi azzurri allo “Stadium” e l’accoglienza è tutt’altro che benevola. Francamente non mi spiego cotanto astio nei confronti dei supporters di una squadra che nell’ultimo anno ha battuto Torino e Inter con la quale non ci sono precedenti (Coppa Italia a parte) da circa 55 anni. Mi tornano alla mente le parole che Daniele Martinetti mi aveva detto in diretta radio dopo una doppietta in un Juve-Arezzo; “La dedico ai tifosi del Novara. Per voi è un derby…” In quel frangente l’avevo guardato un po’ perplesso. Ora invece sento anch’io la sfida che dobbiamo giocare di lì a poco come un derby… e quegli juventini accanto al settore ospiti che ululano (molti di loro doppiosciarpisti da città rivali di Piemonte e Lombardia) mi stanno fortemente sul culo. Come anche un collega juventinologo che mi si rivolge con aria di finta compassione dicendo: “Eh vi manca Morimoto… Per voi è una grossa perdita”. Mi sento vagamente preso per i fondelli… e vorrei insegnargli ad usare il microfono in maniera differente dal solito… Non rinnego e non rinnegherò mai il mio tifo juventino, ma da quel giorno ho smesso di dispiacermi alle sconfitte bianconere… perché ogni volta penso alla faccia di questi signori e tutto sommato non mi spiace che abbiano da patire talvolta anche loro…

Al mio fianco, oltre all’inseparabile Paolo Molina, c’è un signore veneto (stavolta con la figlia) che a Bergamo tifava Novara quale grande amico di Tesser. Mi rivolgo a lui convinto di parlare ad uno che condivide le mie stesse speranze. Gli dico: “Lo 0-0 è un obiettivo impossibile. Prima o poi questi il gol lo fanno. L’unica possibilità di uscire con risultato… è illuderli che sia una passeggiata all’inizio per poi colpirli quando tirano un po’ il fiato”.Tragico errore. Il veneto “amico di Tesser” oggi è un “gobbo invasato”. E la figlia a fianco ancora più di lui. Al fischio d’inizio di Gervasoni cominciano ad urlare come pazzi. Ed almeno mi aiutano ad individuare i giocatori di Conte. Altrimenti, lo ammetto, sarei in grossa difficoltà. Per i numeri che non si vedono sulla maglia rosa. E per il ritmo dei padroni di casa che stordisce un radiocronista abituato a descrivere il giropalla del Cremapergo o del Portogruaro.Avete presente la Juve di Allegri? Ebbene la prima Juve di Conte era tutt’altra roba: molta meno qualità, ma anche un atteggiamento tremendamente aggressivo (specialmente) in casa sin dalle battute iniziali. Non c’è Vidal, ma poco importa. E’ sulle corsie esterne che i bianconeri sono imprendibili grazie alle sovrapposizioni dei terzini che fanno girare a vuoto anche la difesa a 5 riproposta, pari pari, da Tesser dopo i pochissimi spazi concessi al Napoli.  A pochi secondi dal via c’è già Marchisio davanti ad Ujkani che si salva con un po’ di fortuna.Il vantaggio arriva dopo nemmeno 4’ di gioco: De Ceglie affonda dalla sinistra e pesca sul lato opposto Pepe che precede Gemiti e fa 1-0. Siamo sotto subito. Come a San Siro in Coppa con il Milan, come all’Olimpico contro il Torino. Ma stavolta non sembra proprio esserci partita. Giaccherini parte dalla mediana per inserirsi costantemente, ma un Ujkani tornato in eccellenti condizioni di forma gli nega il gol in un paio di occasioni. L’unico anello debole della squadra degli Agnelli è rappresentato da Alex Del Piero che averte la scarsa fiducia nei suoi confronti e sbaglia ripetutamente in zona gol dove di solito non falliva un colpo.Esce Dellafiore per l’ennesimo guaio muscolare e non è del tutto una brutta notizia per noi perché entra Paci. Tesser avrebbe voluto preservarlo per il turno infrasettimanale con il Palermo, ma l’emergenza lo costringe ad affrettare il suo recupero. Il centrale marchigiano appare uno dei più convinti nel tentare l’impresa. Giocare sul campo della Juve non gli mette certo paura.

A gennaio 2011 ha vinto per 4-1 all’Olimpico bianconero procurando la decisiva espulsione di Felipe Melo in apertura. Stavolta andare sotto per 1-0 all’intervallo è quanto di meglio potessimo sperare. I due colpi di testa di Rigoni (un ex) nel finale di tempo non sono abbastanza per poter avere reali rimpianti.Ad inizio ripresa riecco la sinfonia juventina. Del Piero spreca subito malamente dalla sua “mattonella” a conferma di un declino ormai evidente. Poi è Paci a fermare un Giaccherini incontenibile. Deve uscire anche Marianini, pure lui acciaccato. Al suo posto entra Pippo Porcari che sfoga tutta l’adrenalina accumulata in panchina rubando palla a metà campo per un break azzurro, finalmente in superiorità numerica. La sfera arriva a Meggiorini (al rientro dalla squalifica) che calcia con l’uomo davanti beccandosi male parole da Rubino a conferma che le scorie di quella stupida espulsione a Marassi sono difficili da eliminare.E’ il momento decisivo della gara. Quagliarella s’invola in possibile fuorigioco e serve a Del Piero un pallone che chiede solo di essere spinto in fondo al sacco, ma anche stavolta Paci accorre ad anticipare Pinturicchio con un intervento che, per tempismo e pulizia, vale un gol segnato. Conte non ne può più e sostituisce l’ex compagno con Estigarribia. Sull’altro fronte Morganella pennella per la testa di Rubino che incorna pulito… Forse sarebbe gol… se in porta non ci fosse proprio Gigi Buffon che arriva a deviare con apparente sicurezza. In un’intervista di fine 2011 concessa a Sky il portiere della Nazionale rivelerà che quella è stata una delle parate più difficili dell’intero anno perché giunta in un pomeriggio in cui ha sempre fatto da spettatore. Ma determinante. Se la palla fosse entrata… quello sarebbe passato alla storia come il gol da ricordare di Rubino… In ogni caso e con qualsiasi risultato finale.La speranza del pari dura fino alla mezzora quando su azione d’angolo Quagliarella incorna il pallone del 2-0 precedendo proprio Ludi, attuale ds azzurro. La partita non ha più nulla da dire anche se la Juve va più volte vicina al tris. Entrano anche Matri, Pazienza e Mazzarani mentre Porcari sfiora il montante da buona posizione. Il mio morale precipita vedendo dal tabellone che il Lecce di Cosmi è in vantaggio per 3-1 a Parma. Lasceremo lo “Stadium” da ultimi in classifica, il sogno si sta trasformando in un incubo.Il tempo di sistemare l’attrezzatura e scopro che al “Tardini” invece è finita 3-3. Una piccola boccata d’ossigeno per le nostre speranze.Mi fiondo in sala stampa immaginando il “tutto esaurito” alla conferenza di Conte. Ed invece ci sono appena 3-4 persone, oltre a 3 giapponesi che vorrebbero sapere di Morimoto ed al sottoscritto. C’è più gente quando parla Albè della Giana Erminio… Tutti gli altri sono rimasti a guardare la Tv. Guai a bucare una dichiarazione rilasciata a Sky o Mediaset. Il resto è noia. O roba per vecchi nostalgici come me.Il tormentone è rappresentato dalla sostituzione di Del Piero. Gli juventinologi gli fanno notare che tutto lo stadio avrebbe voluto un suo gol: “Anch’io – risponde un Conte un po’ spazientito - Quantomeno per stare più tranquilli.

Battute a parte, mi avrebbe fatto piacere una sua rete. Vorrà dire che arriverà quando sarà determinante. Oggi abbiamo vinto lo stesso…”Tocca a me parlare. Ovviamente faccio una domanda sul Novara, chiedo a Conte un paragone con il Cesena che allo “Stadium” aveva tenuto lo 0-0 quasi fino alla fine. La risposta del tecnico bianconero è estremamente gentile, quasi accorata. Sembra quasi voler dire “ma cosa pretendete ancora?”: “Faccio grandi complimenti a Tesser ed al suo staff per il lavoro svolto. So bene da dove viene questa squadra e che ha molti giocatori provenienti dalla Lega Pro. Gli azzurri mi sono piaciuti. Sono venuti a giocarsela ed a momenti raggiungevano il pareggio. Li seguo con grande affetto ripensando al duello dell’anno scorso in B…”.Al “Piola” avevo intervistato Conte per “Radio Siena”, faccia a faccia, dopo il famigerato 2-2. Allora era stato simpatico (a microfoni spenti ovviamente) nel parlare del “fido” Stellini: “Si bullava con noi di essere il Facchetti di Novara… Invece nessuno l’ha riconosciuto. Si è preso un sacco di parole anche lui. Se vado alla Juve lo porto con me di sicuro…”. Stavolta il futuro Ct della Nazionale estende anche a me l’invito per l’aperitivo prenatalizio con i giornalisti al seguito della Juve “No grazie mister, lavoro a Novara”. Sbollita l’adrenalina da campo, Conte è anche questo: simpatico, semplice  gentile.Tesser ovviamente non può essere contento: “Nei primi minuti non riuscivamo a fare due passaggi di fila. Non uscivamo mai. Poi ho fatto qualche modifica. Ho alzato Gemiti per limitare il raggio d’azione di Lichtsteiner e bloccare un po’ Pirlo. Nel secondo tempo ce la siamo giocata. Abbiamo creato due-tre situazioni importanti per raggiungere il pareggio. In quel frangente ci abbiamo creduto e provato”.Al buon Attilio non è andata troppo giù l’ennesima uscita anticipata di Dellafiore: “E’ la terza volta che gli succede quest’anno. Evidentemente brucia anche energie nervose perché nelle altre circostanze l’ecografia non aveva evidenziato lesioni”.Mentre usciamo dallo stadio incrociamo un collega juventinologo che, malgrado i chili di sovrappeso, scatta per andare a scrivere il più velocemente possibile. E’ il giornalismo moderno: fretta terribile, a dispetto della qualità. Io invece completo gli articoli in auto mentre Paolo guida fino a casa. Nel mentre Jean Paul sentenzia e Danny spara contro i dirigenti azzurri che non sono venuti a parlare nemmeno stavolta. In fondo non è stato un sogno, ma una domenica da “pive nel sacco” come tante altre. Non c’è nulla da fare, le sconfitte fanno sempre male. A Moncalieri come allo “Juventus Stadium”…

Massimo Barbero

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