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domenica 05 agosto 2018 - 07:54
di Massimo Barbero

Lo ammetto, ci sono cascato anche stavolta. Avevo promesso a me stesso di non farmi coinvolgere dalla battaglia per i ripescaggi perché attesa, illusione, rabbia e delusione mi avevano talmente segnato a cavallo di Ferragosto 2014… che qualche mese dopo mi capitava ancora in sogno di ritrovarmi davanti all’edicola di Alagna Valsesia ad aspettare l’arrivo del pacco dei giornali con annessa “Gazzetta” premonitrice.

Non deve ricapitare, mi ripetevo, dieci minuti dopo la bella “sorpresa” della prima sentenza favorevole del Tribunale Federale, appena smaltita l’euforia regalatami dal vocale di Faranna del 17 luglio.

Invece mercoledì scorso, dalle 14 alle 20 circa, ho bruciato una tale tensione che mi ci è voluto quasi un giorno intero per riprendermi. Perché ero davvero convinto che quella fosse la sfida decisiva, senza se e senza ma. O dentro o fuori, nel giro, al massimo, di 48 ore…Purtroppo mentre le partite di calcio terminano dopo i pochi minuti di recupero decretati dall’arbitro (e da quel momento il risultato rappresenta una certezza assoluta, al di là delle recriminazioni di parte), quelle davanti alle aule della giustizia sportiva non finiscono mai.

O meglio finiscono quando e come piace a qualcuno di non individuabile, che regge i fili dall’alto… e che decide quando è ora di abbandonare le toghe e riprendere finalmente a giocare a pallone.Chi sia quel “qualcuno” poco importa. Quello che non mi sta bene è che le regole non siano chiare, né tantomeno uguali per tutti. Per ragioni professionali, da ormai una ventina d’anni, sono abituato a convivere ogni giorno con il codice di procedura civile e con quello di procedura penale che determinano un iter processuale che non varia (almeno quello) a seconda delle sensazioni o dei gusti di chi è chiamato a giudicare.

Le sentenze possono esprimere un verdetto condivisibile o meno, possono risultare ben motivate o no, ma le conseguenze non mutano a seconda di come cambia il tempo. Nessuno si sognerebbe mai di mandare in carcere chi è stato condannato soltanto in primo grado senza nemmeno concedergli tempo di proporre appello. Per contro, di norma, le sentenze civili invece sono provvisoriamente esecutive, fatta salva ovviamente la facoltà per lo sconfitto di proporre impugnazione. L’iter è prestabilito, chiaro e conosciuto almeno dagli addetti ai lavori. Nessun appellante di nome Massimo Secondo, per fare un esempio concreto, avrebbe mai l’ardire di pubblicare una “nota ufficiale” per chiedere di accelerare il deposito di una sentenza penale di secondo grado perché i termini (del deposito) sono già indicati nel dispositivo, nel rispetto dei margini temporali (di solito da 15 a 90 giorni) consentiti dal codice.

Nel calcio italiano invece si naviga a vista. A seconda di umori, simpatie e convenienze dei “bananeros” e di chi gli ronza intorno. “Il 31 luglio comunicheremo l’elenco delle squadre ripescate!” “Ah no… siccome il Novara ha vinto in primo grado… aspettiamo l’esito dei ricorsi e comunicheremo l’elenco delle squadre ripescate il 3 agosto” “Il Novara ha vinto anche in secondo grado? Eh no, è bene aspettare pure il Collegio di Garanzia…”.Nel 2014 Abodi aveva dichiarato per settimane ai quattro venti che avrebbe atteso con fiducia la decisione del Coni sul ricorso del Novara rimettendosi ovviamente alle decisioni dell’organo supremo della giustizia sportiva italiana. Impeccabile! Peccato che una volta che il Coni ha poi dato effettivamente ragione alla società allora patrocinata dall’avvocato Di Cintio lui e gli altri componenti del Consiglio Federale dell’epoca se ne fossero guardati bene dal rispettare l’ordinanza… inventandosi una strada arzigogolata per mettercelo comunque nello stoppino.

“Abodi, a che gioco giochiamo?” titolai la sera del 13 agosto 2014 sempre dal fresco della Valsesia. Quattro anni dopo i protagonisti sono certamente diversi, ma l’andazzo rimane forse lo stesso: le sentenze si rispettano? Si, anzi forse, se e quando ne abbiamo voglia.Bisogna aspettare i tre gradi di giudizio per avere certezza di organici e stilare i calendari? Benissimo, ma allora questo principio deve valere per ogni processo sportivo in essere e non solo per il ricorso del Novara.

Dunque anche per la vicenda plusvalenze di Chievo e Cesena, per quella dei fondi neri del Foggia, per il tentato illecito contestato ad un tesserato del Parma, per la gestione calcio femminile e per la questione seconde squadre (pardon Juve Under 23).  Perché bisogna attendere che il Tar si pronunci sulla sospensiva presentata dall’Avellino ed un anno fa la stessa cautela non è stata usata nei confronti della Vibonese (a cui il Tar ha dato ragione a campionato ormai finito)?

Perché il deposito delle motivazioni della sentenza della Caf sul “ricorso Novara” sarebbe più “urgente” rispetto quelle a sostegno della sentenza di secondo grado sul Foggia del 19 luglio scorso che ancora non si trovano tra i comunicati ufficiali?

Quale corsia preferenziale avrebbero Pro Vercelli, Siena e Ternana rispetto all’Entella, al momento certamente danneggiata dalla mancata retrocessione dei pugliesi? Perché due gradi di giudizio sono stati  sufficienti per iniziare i campionati nel 2012 (calcio scommesse con ballottaggio fino all’ultimo tra Grosseto e Nocerina) ed ancora nel 2015 (retrocessione del Teramo per un illecito mai ammesso) ed ora non sarebbero abbastanza “garantisti” per provvedere a ripescaggi e calendari di B? Quanti tesserati hanno visto le proprie carriere compromesse da decisioni della Caf poi sconfessate in autunno, a mercato chiuso, dall’allora Tnas?

Non c’era fretta all’epoca di depositare le motivazioni per permettere ai condannati in secondo grado di impugnarle in tempo utile per non perdere il proprio lavoro? Io onestamente non credo che Figc o Lega ce l’abbiano con il Novara Calcio in quanto tale. E nemmeno con Massimo De Salvo. Penso invece che ai “bananeros” non piaccia troppo invece il modo di fare di una società pronta a eccepire nelle sedi opportune le troppe approssimazioni di un sistema che gestisce le cose ancora “un tanto al chilo”, nel quale quasi tutti sono preoccupati innanzitutto di mantenere la propria fetta di potere e visibilità in uno scambio di reciproci silenzi e relative compiacenze. Un Secondo o un Bandecchi che sbraitano davanti ai giornalisti amici danno molto meno fastidio di un silenzioso ricorso presentato (eppoi vinto) nelle sedi competenti. E’ questo il timore principale che mi trascino dalla sera del 17 luglio.Il modo in cui viene trattata la questione “blocco dei ripescaggi in B” è emblematico del modo di agire di chi regge il nostro calcio. Di fronte ad una richiesta tanto perentoria (ed inattuabile secondo le attuali norme dell’ordinamento federale) come quella avanzata dalla Lega B lo scorso 10 luglio (eppoi reiterata in altre due occasioni), la Figc aveva il dovere di esporsi e di pronunciarsi senza indugi. Invece la proposta è passata sotto un silenzio inquietante fino al teatrino di venerdì scorso tra Lega “non posso fare i calendari perché la Figc non mi ha detto qual è la squadra ripescata” e Federazione “non posso fare i ripescaggi perché la Lega non mi ha mandato i documenti che ha in mano da almeno una settimana”. Vi pare serio tutto questo?Fermate questo mondo, voglio scendere! Dovrei scrivere che pretendo la serie B perché abbiamo vinto in due gradi di giudizio senza se e senza ma (in gergo si dice doppia pronuncia conforme) e perché ce l’hanno già messo nello stoppino nel 2014, sempre dopo un ricorso che aveva avuto buon esito (ed un piccolo credito da allora nei confronti dei “bananeros” indubbiamente lo vantiamo…).

Non arrivo a tanto, anche perché so bene che il mio auspicio, certamente di parte, si perderebbe tra la superficialità e la faziosità che dilaga nel web (anche negli scritti di molti “colleghi”)  Pretendo solo che ci ridiate il pallone ci avete tolto. Che ci restituiate un po’ di quel calcio che aveva tempi, scadenze ed appuntamenti ben definiti. Che ad agosto era una melensa passerella di gol e di sogni che rappresentavano la colonna sonora degli ultimi “veri” giorni di caldo ed estate per noi appassionati. Nel 1993 subimmo uno dei tanti “scippi” della nostra lunga storia in termini di ripescaggio, ma fu… una parentesi di 2-3 giorni al massimo nell’oasi di serena pigrizia vacanziera… Il 29 luglio (o giù di lì) la Lega pubblicò le graduatorie che vedevano il Novara in testa alle ripescabili… e puntualmente il 31 la Figc, infischiandosene, ripescò il Matera terzo della lista (che venne poi retrocesso a tavolino per aver allegato documenti falsi). Un’incazzatura matarresiana… (“Novara e Rimini ricorreranno? Non possono farlo in nessuna sede” tuonò il Presidente Federale) durata qualche ora prima di tornare a calarsi nell’ennesimo campionato di C2 con ansie, speranze ed entusiasmo di sempre, come se nulla fosse successo.

Non un’attesa nell’attesa come questa, senza date (sicure) né certezze.Mi hanno colpito molto le riflessioni di Claudio Vannucci nel pezzo “la sala d’aspetto” pubblicato domenica scorsa ed arricchito dal contributo sul “muro” di “Over” di qualche ora dopo. Ed ho ripensato al mio amico Mario che alloggia a Pernate. Mi capita di incontrarlo settimanalmente da circa un anno e l’ho  visto sorridere poche volte. E’ accaduto quando abbiamo battuto il Cesena, quando mi raccontava di una felice trasferta a Cremona e quando gli ho detto che avrei incontrato Attilio Tesser. E nuovamente il giorno in cui si è aperta una possibilità di ripescaggio. Domenica scorsa mi chiedeva, ansioso, notizie e gli ho assicurato, perentorio: “Mercoledì è il giorno decisivo… Mercoledì sera sapremo”. Come faccio a spiegargli ora che… sì mercoledì abbiamo vinto… ma non è ancora detta l’ultima parola… e non si sa fino a quando vivremo nell’incertezza?

Quanti altri “Mario” ci sono, sparsi tra Novara e Catania, che mercoledì sera hanno esultato come fosse una loro vittoria personale, dimenticando per un attimo problemi e travagli più o meno grandi? E’ corretto prendersi gioco della loro passione dilatando a propria discrezione decisioni e scansioni temporali? Non si era detto che dopo la pronuncia della Caf (ed in base a quella) il commissario Fabbricini avrebbe provveduto l’indomani ai ripescaggi? E’ troppo pretendere ora che la Figc ci dica che diavolo intende davvero fare? Ripescare subito (come era trapelato prima della decisione della Caf e come lascerebbe intendere anche il comunicato federale di venerdì) o tirare la volata a Ternana, Pro e compagnia bella verso l’ennesimo ricorso? Che senso ha anticipare la fine del calciomercato se all’alba 6 agosto non abbiamo in vista né organici né calendari?Comunque vada, non invidio per nulla il mio amico Ludi. E di conseguenza nemmeno mister Viali. Perché, tra un grado di giudizio e l’altro, sta passando davvero troppo tempo per riuscire a formare una squadra attrezzata per la B. Ed anche per allestirne una (competitiva) di C. Quattro anni fa ai primi d’agosto la musica era diversa perché l’ossatura c’era già, i reduci dalla retrocessione da sbolognare se n’erano ormai andati quasi tutti…

La settimana della grande illusione ci aveva lasciato in eredità gli ingaggi di Miglietta (un flop) e Garofalo (determinante anche dal punto di vista del carisma). Dopo lo “schiaffo” federale… furono sufficienti gli innesti di Martinelli (in cambio di Perticone) e dello svincolato Freddi (Adorjan giocò solo 2 scampoli di partita e dunque non lo conto) per primeggiare in Lega Pro. Stavolta le operazioni da fare (in entrata ed uscita) sono molte di più e l’incertezza sulla categoria non consente per ora di finalizzare tutto il lavoro fatto in queste settimane.     

Martedì scorso, osservando in diretta le immagini di Castaldo e D’Angelo dell’Avellino in lacrime davanti ai propri tifosi alle porte del Collegio di Garanzia del Coni, ho pensato a quanti e quali giocatori del Novara (attuali o del recente passato) soffrirebbero alla stessa maniera in un momento altrettanto terribile, sportivamente parlando, per la nostra società.

E mi è cresciuta ulteriormente la voglia di ritrovare presto in maglia azzurra Pablo Gonzalez. Al di là della categoria e dei valori tecnici, il suo ritorno farebbe scattare in noi quella scintilla che la stagione scorsa ha fatalmente spento. Ed è questo il regalo che chiedo alla dirigenza nell’immediato per farci tornare, in qualunque caso, la voglia che cominci davvero, il prima possibile, il prossimo campionato.“In qualunque categoria” è un motto che i tifosi di ogni latitudine sbandierano regolarmente, specialmente nelle difficoltà. Mai come stavolta abbiamo l’occasione di dare concretezza alle parole rispondendo “SI” alla campagna abbonamenti del Novara Calcio a prescindere dalla prospettiva serie B. Sarebbe un bel segnale per ripartire compatti, ancora una volta, in ogni caso…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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