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lunedì 08 ottobre 2018 - 10:56
di Massimo Barbero

Mister Viali ha dato un senso concreto alle parole pronunciate dopo l’1-1 con la miniJuve che ci aveva fatto un po’ storcere il naso. Quell’analisi in chiave positiva nel postgara non era uno sterile esercizio fine a sé stesso, ma un “mantra” che avrebbe ripetuto ai suoi anche in settimana. Ha scelto di confermare quell’undici (con la sola eccezione “forzata” legata alla squalifica di Chiosa) per aggiungere autostima (e certezze) alla squadra che aveva finalmente iniziato il campionato, dopo un’attesa interminabile. Piuttosto che ripartire da zero, più saggio comunque ricominciare da uno. Da quell’1-1 portato a casa senza troppa gloria contro un avversario che si era rivelato molto meno malleabile di come l’avevamo immaginato.Mentre un po’ tutti noi invocavamo dei cambiamenti, specialmente in mezzo al campo, il tecnico azzurro ha imboccato la strada della continuità.

Ed i fatti gli hanno dato ampiamente ragione. Ho vissuto la partita di ieri come un test. Un po’ come la prima “vera” trasferta della stagione 2014-15. Ad Alessandria, dopo lo strano debutto sul campo del “finto” Monza di Armstrong. Quella sera al “Moccagatta” la truppa di Toscano aveva dimostrato di essere più forte dei grigi. Avremmo potuto vincere in scioltezza se Corazza non si fosse mangiato un paio di gol fatti a tu per tu con il portiere avversario. Avremmo potuto persino perdere dopo il severo doppio giallo a Miglietta. Ma nel complesso non sarebbe cambiato il mio giudizio complessivo. Avevamo dimostrato più qualità, più alternative, maggiore personalità della pur solida formazione di D’Angelo (che in primavera puntualmente crollò, nonappena schiacciata dal pronostico).Ecco, ieri il Novara ha dato la sensazione di essere complessivamente (almeno al momento) più competitivo di questo Piacenza che pure aveva cominciato il campionato alla grande: 3 vittorie nelle prime 3 gare con una media di 3 gol a partita con in mezzo l’incredibile rimonta nella tana dei Secondo (padre e figlio) e riprese terminate puntualmente in crescendo.
Stavolta l’impressione di chiara supremazia l’avevo avuta sin dal primo tempo, chiuso sullo 0-0, ancor prima che Cacia ed Eusepi concretizzassero un predominio che, superati i primi dieci minuti di sofferenza, si era fatto evidente.

Nell’intervista settimanale realizzata dal nostro Direttore Faranna, il giornalista di Giacomo Spotti di “Sportpiacenza” aveva osservato: “Credo la chiave di lettura potrà essere la sfida sulla corsia di sinistra tra Sestu e Visconti. Il Piacenza dipende tanto da Sestu nello sviluppo del gioco".Proprio così. Nei primi dieci minuti Sestu ha fatto il bello ed il cattivo tempo.  L’ex dell’Alessandria allargava il gioco, rientrava in mezzo al campo, portava fuori Visconti, crossava in mezzo palloni invitantissimi per i compagni. Poi i rapporti di forza si sono ribaltati. E’ stato il Nostro a salire con continuità, supportato da un Cattaneo onnipresente e da un Bianchi discretamente prezioso. Era Sestu a non trovare più punti di riferimento di fronte alla superiorità numerica ospite.

Sull’altro fronte Cinaglia non ha mai avuto problemi a domare un Fedato ancora lontano dai livelli di rendimento dei suoi esordi baresi.Quando affronti un avversario che adotta un 4-3-3 “puro” e riesci a mettere la museruola agli esterni altrui, di solito il più è fatto. Ronaldo in mezzo al campo ha avuto la libertà di impostare che l’aggressività dei giovani juventini gli aveva negato. Sciaudone fuori casa è quasi sempre un altro giocatore rispetto a quello, frenetico e pasticcione, che vediamo spesso al “Piola” dove sembra condizionato dal sintetico e dai brutti ricordi.

Lo 0-0 ha retto sino all’intervallo perché nei primi 45’ i difensori biancorossi sono riusciti a mettere la museruola a Cacia ed Eusepi. Appena i nostri attaccanti hanno avuto un pizzico di libertà il risultato ha assunto proporzioni vistose. Sin troppo vistose per un Piacenza che tra un gol e l’altro ha avuto comunque una reazione di carattere.

Sullo 0-2 Tartaglia ha compiuto un salvataggio determinante nella nostra area piccola. Nel complesso l’ex della Fidelis Andria ha riscattato il brutto debutto di un anno fa (da esterno di difesa) dimostrando di essere più che un’alternativa anche come centrale.Cacia ed Eusepi hanno segnato nella stessa porta della prodezza decisiva di Gonzalez e Bertani nel novembre 2010, nel momento più esaltante della nostra parabola calcistica.

E’ stato bello rivivere, almeno in parte, quegli istanti di autentica estasi pallonara a conferma che non tutto è finito. E non tutto è da buttare.Fin troppo scontato però concludere che l’equilibrio è fondamentale per analizzare i risultati di un girone A che in questo programma ultraspezzettato ha espresso sin qui verdetti contradditori. Guai a deprimersi oltremisura nelle giornate peggiori ed alla stessa maniera guai ad esaltarsi troppo anche all’indomani di una vittoria convincente come quella di ieri sera.Come sempre il campionato di serie C, ancor prima che dagli scontri diretti, verrà deciso dalle sfide “sporche, brutte e cattive”.

La differenza, al solito, la fanno i punti (presi o persi) in un Novara-Figline giocato al gelo polare di una domenica a -10 o a Pordenone, alla terzultima di campionato, contro un avversario ad un passo dalla retrocessione. Credo che questo Novara sia destinato di più a soffrire al cospetto di avversarie che ci affrontano consapevoli della loro inferiorità (teorica) piuttosto che in stadi dal sapore di serie B, con annesse legittime ambizioni, come rimane il “Garilli” di Piacenza.

Per questo reputo difficilissimo il confronto con una Carrarese appena riportata sulla terra dalla “suonata” di Vercelli. In una categoria in cui la carta d’identità sembra avere un valore relativo, il potenziale offensivo della squadra di Baldini non ha nulla da invidiare a quello di alcune compagini di B.

Già ma dove si giocherà? E quando? Certamente non è tutta colpa di Gravina… ma questo campionato con squadre non sanno in che stadio giocare, squadre che spariscono e riappaiono, squadre che vanno in campo “sub iudice” ad ottobre inoltrato, squadre ferme perché il girone assegnato non è di loro gradimento… rappresenta davvero un pessimo spot per quello che il 22 ottobre (salvo ulteriori sorprese) diventerà il nuovo Presidente Federale. Se il buongiorno si vede dal mattino… ci tocca rimpiangere persino i tempi di Oti Pobà…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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