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di Massimo Barbero

Vediamo di riuscire a perdere anche stasera…”

Il mio 7 novembre era cominciato così. Con questo saluto in centro di un signore tanto gentile quanto propenso a rivolgermi solo la parola solo quando fiuta aria di vera crisi azzurra… E con la connessione internet fuori uso in ufficio a farmi capire che forse, per una volta, sarebbe stato meglio non prendere nemmeno la via dello stadio… magari per mischiarmi col popolo dei milioni di telejuventini da divano prima entusiasti, poi sbeffeggiati da Mou…

A trascinarmi comunque al “Piola” ci hanno pensato il senso del dovere e la fede azzurra. E soprattutto la convinzione che nemmeno una giornata tanto sfigata ed un Novara così brutto (nelle precedenti 2 esibizioni interne intendo) avrebbero potuto determinare la “catastrofe sportiva” di una sconfitta interna con l’Albissola.

Il problema è proprio questo ed è innanzitutto un problema di mentalità che affligge tutti noi, a cominciare dalla squadra ovviamente. Dobbiamo toglierci dalla testa che l’Albissola o la Pro Patria siano degli “sparring partner” di turno per l’amichevole infrasettimanale. Sono avversarie della nostra stessa categoria che valgono quanto noi (e magari più) di noi perché questo è quello che ha decretato la legge del campo nella passata stagione. Ed è quello che sta dicendo questo campionato nel quale, tra un rinvio e l’altro, siamo già riusciti nell’impresa di perdere 3 gare su 7.Il cortocircuito mentale nasce proprio da lì.

Dalla convinzione che in casa contro Pro Patria o Albissola si debba essere già in vantaggio nel primo quarto d’ora e magari sul 3-0 prima dell’intervallo. Perché quando (puntualmente) non succede si va poi automaticamente in affanno. Si smarrisce anche quel pizzico di lucidità che ti permetterebbe di fare almeno le cose semplici che forse sarebbero già sufficienti per prevalere. O almeno per evitare pessime figure.Nella prima mezzora infatti l’Albissola aveva mostrato tutta la propria fragilità.

Persino un Novara lungo e malposizionato come quello dei primi 15 minuti era riuscito a procurarsi una nitida occasione con Eusepi, a tirare verso la porta da posizione favorevole con Bianchi ed a conquistare (udite, udite) un altro calcio di rigore.Purtroppo (o per fortuna) il calcio non è la pallavolo dove si viaggia a suon di 3-0 scontati con le ultime della classe ed, alla peggio, si concede un set ad avversari palesemente inferiori.

Nel calcio gli errori si pagano, quasi sempre salati, contro chiunque. Il “delitto” ovviamente non è rappresentato dal penalty tirato sul palo, ma dalla disattenzione successiva che ha permesso agli ospiti di infilarci con un contropiede incredibile (prima che Eusepi calciasse ho notato i nostri difensori esageratamente “distratti” nel colloquiare con la panchina).

La plateale reazione di Manconi alle continue provocazioni avversarie ha fatto il resto. Mi è sembrato di rivivere il pomeriggio della Befana 2015 quando, per colpa di un’assurda sequenza di errori, eravamo riusciti a prendere 3 gol in casa da un Lumezzane presto in 10 uomini. Fu quello l’unico vero “buco nero” dal punto di vista mentale del gruppo di Toscano che nel resto della stagione avrebbe dimostrato una forza caratteriale straordinaria.

Ricordo nella successiva partita interna con il Monza (autolesionistico 2-2 contro un avversario ad un passo dal fallimento) la gente in tribuna inferocita contro il mister reo di far giocar male la squadra e di ostinarsi a schierare il villipeso Miglietta.Ieri, passata la convulsa prima mezzora, squadra e pubblico parevano invece già rassegnati all’idea dell’ennesima sconfitta interna. Come se fosse ormai scontato il ripetersi di un mesto copione a cui abbiamo assistito un’infinità di volte (mi pare 15-16 in tutto) dal 1 aprile 2017 ad oggi.

Credo che nessuna squadra professionistica italiana abbia perso così tanto in casa in questo lasso di tempo. Ci hanno regalato qualche speranza solo le uscite a farfalla di un incerto Piccardo e le sgroppate da esterno offensivo di Cinaglia, l’unico dei nostri apparso in grado di creare superiorità numerica. Quando l’ex di Ascoli e Cremonese è retrocesso nella difesa a 3 d’inizio ripresa abbiamo perso ogni tipo di spinta propulsiva. Il nostro gioco si limitava ad una banale ricerca di esterni su cui gli avversari andavano puntualmente a raddoppiare, bloccando sul nascere qualsiasi velleità. Anche i 5 subentrati si sono presentati con le migliori intenzioni salvo farsi inghiottire presto dall’apatia generale (fatta eccezione ovviamente per Nardi che ha giocato pochissimo).

A furia di premere… qualche cosa in mischia o su palla inattiva l’abbiamo creata (e c’era un altro rigore solare su Eusepi) ma per linearità di gioco è stata l’Albissola ad andare più vicina al raddoppio che noi all’1-1.Da dove si riparte ora? Innanzitutto dalla consapevolezza dei nostri limiti attuali. In questo momento non valiamo certo le prime della classe di questo strano campionato di C e dovremo sudare per aver ragione anche delle varie Cuneo (in serie positiva da diverse settimane), Arzachena e Gozzano. Altrochè “partita da vincere a tutti i costi”… con l’Arezzo sarà dura, durissima. Se giocheremo con la sufficienza mostrata nelle ripartenze fatali incassate da Pro Patria o Albissola non occorre essere delle Cassandre per immaginare di venire puntualmente impallinati pure dai ben più pericolosi Cutolo e compagni. Se invece scenderemo in campo con la concentrazione tenuta a Piacenza e con la determinazione sfoggiata a Vercelli dalla mezzora in poi… allora potremo davvero mettere in difficoltà gli avversari…La seconda considerazione è di natura tattica.

Credo che in un momento di confusione come questo si debba ripartire dalle certezze del modulo provato per tutta l’estate. O in alternativa da quello che, in emergenza, ha fruttato i risultati di Pistoia e Vercelli. Cercare altre strade, ogni volta, pare davvero controproducente.L’ultima nota è di carattere ambientale. Le ripetute delusioni patite da un anno a questa parte hanno ormai determinato una selezione naturale. Sugli spalti non ci sono più quelli che venivano al “Piola” per fare passerella. E nemmeno i soliti pronti a godere nelle sconfitte beandosi nell’antico adagio del “velavevodettoio!!!”. Ad andare a vedere il Novara in casa sono rimasti soltanto i veri appassionati, quelli con il cuore foderato d’azzurro, che soffrono 7 giorni 7 per questa squadra. E che aspettano solo una scintilla da chi sta in campo per tornare a riaccendersi.

I giocatori devono sapere che la gente è dalla loro parte e sarebbe pronta ad acclamare anche una squadra capace di pareggiare con l’Arezzo però al termine di una prestazione tutto cuore, come in casa non se ne vedono da tempo immemorabile.Evidentemente non bastano le belle parole, ci vogliono segnali concreti. Questo Novara è uno studente disgraziato ed un po’ svogliato che attualmente da solo non è in grado di darci delle soddisfazioni. Proviamo ad aiutarlo, a spronarlo… magari applaudendo gli azzurri al loro ingresso in campo e persino al primo (e magari anche al secondo) passaggio sbagliato.

Anche perché se ci dovesse toccare di ripetere un’altra volta l’anno… a farlo saremo noi che abbiamo questa squadra nel cuore… e non loro “professionisti” che troveranno probabilmente altre sistemazioni… come è puntualmente successo a tutti gli “eroi” dell’ultima retrocessione.

Per fischiare c’è sempre tempo… e temo seriamente ce ne sarà tantissimo da qui alla fine di questo campionato visto l’andazzo… Per ora è il momento (anche) di pensieri positivi, quantomeno per cercare la luce che ci accompagni fuori dal buio profondo di questo tunnel nel quale ci siamo infilati. Nonostante tutto… Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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