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• di Massimo Barbero
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domenica 18 agosto 2019 - 10:06
di Massimo Barbero

Tra un allenamento congiunto non visto (Verbania) ed il prossimo ancora da disputare (Ligorna) oggi avrei davvero poco da aggiungere su questo Novara che per il momento rimane tutto da scoprire...

Ed allora per non “macchiarmi” dell’ennesima settimana di buco… vi voglio parlare di un altro mio grande “Amore”, secondo solo a quello che provo per la nostra squadra del cuore, anzi assolutamente legato a doppio filo con la mia passione per i colori azzurri.

Mi riferisco al grande Amore per la Radio ed in particolare per le radiocronache sportive. Un “colpo di fulmine” che per me ha scolpita una data ben precisa: 8 dicembre 1981, freddo pomeriggio festivo dell’Immacolata.
Fino a quel giorno mi chiedevo cosa ci trovasse il nonno nell’ascoltare le partite di calcio alla radio nell’orto o in giardino. Mi pareva una sofferenza inutile stare per un paio d’ore aggrappato a sentire ciò che non si poteva comunque vedere.Quell’8 dicembre invece a rapirmi fu la voce di Gianni Milanesi dallo stadio di Viale Kennedy. Si giocava un Novara-Carrarese di Coppa Italia. Tutt’altro che una partita memorabile, insomma, vista l’importanza assolutamente marginale che da sempre ha la “coppetta” di serie C.

Eppure per me era diventata di colpo una finale di Coppa del Mondo con più di 6 mesi d’anticipo sulla memorabile notte di Madrid. Tale me l’aveva fatta diventare la voce di un radiocronista-tifoso (oltretutto vicino di casa) che mi faceva battere forte il cuore in quegli interminabili supplementari carichi di tensioni in campo ed adrenalina fuori.

Al 120’ ero cotto a puntino. Non vedevo l’ora che rientrasse papà per farmi raccontare dal vivo cosa fosse realmente successo (probabilmente molto meno di quello che avevo immaginato alla radio). Non vedevo l’ora di ascoltare un’altra radiocronaca del Novara. E non vedevo l’ora che arrivasse la primavera per poter finalmente andare allo stadio con papà. Cosa che in effetti poi ho sempre fatto da quella primavera 1982 ad oggi.Da quel giorno le cronache sportive in radio mi hanno sempre affascinato in maniera particolare. Per anni ho fatto costantemente girare la rotellina dei canali FM alla ricerca di una voce altrettanto concitata come quella del “nostro” Gianni Milanesi proveniente da qualsivoglia stadio. Erano i tempi dell’hockey “da favola” con i palazzetti sempre strapieni e le emittenti locali a far gara per diffondere cotante emozioni, talvolta persino dalla Spagna o dal Portogallo.

Il coltissimo e geniale Carlo Pellegatti, agevolato dalle gesta di un Milan straordinario, arrivò a sublimare quello che era un mestiere diffuso: da Trieste a Siracusa quasi tutte le squadre di pallone avevano una voce locale ed un radiocronista tifoso.In età più matura (ahimè) apprezzo ora tantissimo “Radio Rai”. Tra un “Tutto il calcio…” ed una “Diretta Gol” non ho remore a scegliere il primo. Le ultime Olimpiadi brasiliane me le sono godute in gran parte aggrappato alle voci dirette dall’abile Corsini, un prodotto radiofonico sempre curato, caratterizzato da un mix di competenza, chiarezza e semplicità.Per anni ho sognato che un giorno la linea passasse finalmente a me. E quel sogno si è realizzato nell’estate del Giubileo, quando correvo ormai a grandi passi verso la trentina… ed il Novara Calcio stava vivendo il momento più buio della sua lunga storia.

Cerco di limitare al minimo il mio “ego smisurato” in materia, ma, credetemi, aver accompagnato con la mia voce la scalata azzurra dal fondo della C2 alla serie A rimarrà, per sempre, un motivo d’orgoglio quasi inarrivabile per un “malato di Novara” come me. A volte mi dico… che avrei dovuto smettere quella sera in cui al “Piola” cadde l’Inter Campione del Mondo in carica… Il cronista che in casa aveva debuttato 11 prima raccontando un deludentissimo Novara-Fiorenzuola 1-2 (con gli ospiti capaci di ribaltare il risultato giocando in 10 per più di un ora) aveva ormai raggiunto sportivamente il massimo, anzi più del massimo umanamente sperabile…

Ma come si fa a rinunciare una passione nel pieno della propria gratificazione personale e dell’euforia collettiva? Alt, non voglio certo autopromuovermi… Anche perché negli anni successivi mi sono alternato al microfono con colleghi altrettanto appassionati, ma con ogni probabilità più brillanti ed intraprendenti del sottoscritto.

Il nocciolo della questione è un altro ed interessa davvero tutti i tifosi del Novara. La nostra squadra di calcio ha avuto la fortuna di godere di un seguito radiofonico ininterrotto. Dagli anni settanta fino ai giorni nostri passando per Armando Patrucchi, Luigi Falzoni, Gianfranco Sosic, Paolo Molina, Luciano Ponzio… ed altre voci che hanno comunque dato il loro prezioso contributo in oltre 40 anni di dirette tra Azzurra e Abc (poi Onda).

Mentre altrove sparivano le radio (molto prima dell’avvento della piattaforma streaming)il Novara ha sempre mantenuto il privilegio di avere la sua voce. Dai campi più lontani e sperduti della Sardegna o della Puglia per raggiungere anche chi, per mille ragioni, non voleva o non poteva più venire allo stadio. Un cuore pulsante capace di battere anche nelle case degli anziani, dei malati, dei lontani, dei daspati o dei semplici disamorati.

Nemmeno il benedetto (perché voleva dire serie B…) avvento di Sky ha mai fermato quelle che un collega locale della carta stampata definì, in maniera estremamente infelice, le “radiocronache al buio”. Gli impareggiabili video di “Depa” li preferite con il sottofondo delle nostre ugole in fiamme o con le voci estremamente professionali di Trevisani, Nucera, Onofri, etc???Una tradizione annacquata solo dallo scorso campionato quando ci siamo dovuti limitare al “diritto di cronaca” rinunciando alla consueta “diretta integrale”. Un grande sforzo chilometrico per un piccolo servizio radiofonico a danno di tifosi ed utenti. Colpa di una base da’asta (decisa dalla Lega) praticamente raddoppiata rispetto all’ultimo campionato azzurro di C (quello trionfale con Toscano in panchina) e dunque “fuori portata” per un emittente locale che intende rispettare le regole.

Chissà, forse non è un caso che il periodo di maggiore distacco tra il Novara Calcio e la città sia coinciso con un campionato di semi silenzio radiofonico. Certo, in maniera prevalente l’hanno determinato categoria, risultati deludenti e scelte societarie quantomeno contradditorie.

Ma, al di là di questo, è venuta meno anche quella voce carica di passione che, per 90 ininterrotti minuti, entrava nelle case anche dei più tiepidi a ricordare loro che il “vecchio cuore azzurro” batte sempre.

Ad Arzachena come a San Siro.Le due sfide play off (grazie al generoso contributo di amici sponsor) e la recente sfida di Tim Cup hanno rilanciato questa tradizione.

Tutti coloro che erano a Novarello alla ripresa degli allenamenti avevano ascoltato la voce di Danny Faranna da Francavilla Fontana. “Se volete le radiocronache anche in campionato dovete versare 100 euro a testa…” ho detto loro a mò di battuta.

Ovviamente non sono certo gli impareggiabili Giorgio e Renzo (o i tifosi azzurri in genere) a doverci rimettere di tasca loro…Però in attesa che la Lega pubblichi finalmente i nuovi bandi continuo ad augurarmi che possa accadere qualcosa di bello…

Chissà che il presidente Ghirelli, decisamente più attento alle esigenze dei tifosi rispetto ai suoi predecessori, non si adoperi anche in questo campo per riparametrare richieste ed introiti ad una realtà che, per mille ragioni, non è più quella di 15-20 anni fa.

Nel contempo sarebbe importante che sponsor più o meno vicini all’attuale proprietà (e magari anche chi ha scelto di allontanarsi da questa dirigenza) dessero un segnale ed un contributo per far riaccendere a tempo pieno la voce “Azzurra”.

Lo ripeto, parlo da doppio innamorato: sogno un gran bel regalo alla città, nel ricordo di quei pomeriggi attaccati al transistor che tutti quelli che hanno l’azzurro nel cuore hanno certamente trascorso, con l’adrenalina di eterni ragazzi …

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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