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di Massimo Barbero

L’indimenticabile Santino Tarantola sottolineava spesso che quando dopo giorni di sole si manifestano nubi cariche di pioggia proprio all’ora della partita casalinga domenicale… non è mai un bel segnale.

Sabato pomeriggio era quasi primavera a Novara, domenica al “Piola” è caduta acqua a catinelle come non ne vedevamo (allora molto di più in realtà) dai tempi d’oro dei play off con il Pescara.

Che ieri girasse tutto storto l’ho capito quando, dopo mille traversie per circumnavigare il “Piola” già allagato, carico di “Fedelissimi” e computer, son dovuto correre fuori dallo stadio a gara appena iniziata per spegnere le quattro frecce dell’auto (grazie a “Paolone da Gorgonzola” per la segnalazione) che avevo lasciato incautamente accese (dopo averle attivate per rendermi individuabile a chi mi cercava in un parcheggio ancora deserto).

Battute a parte, va riconosciuto che la sfortuna stavolta c’entra poco.

La Pianese non ha rubato nulla, il pari degli ospiti anzi sarebbe potuto arrivare molto prima di quel maledetto 94’. Ci sono diversi modi per prendere un gol decisivo negli ultimi secondi di recupero. Può capitare di incassarlo perché Brosco del Latina azzecca la prodezza della vita che mai più ripeterà in carriera. Può capitare di prenderlo perché arrivi all’ultima azione della contesa ormai stremato dalla lunghissima inferiorità numerica come è accaduto in occasione dell’1-1 del Pisa di “Ringhio” con Ujkani a spingere il pallone in porta in coabitazione con altri.

Oppure può capitare di prenderlo da pescioloni come è successo stavolta. Una beffa che mi ha ricordato l’altra colpevole beffa subita in occasione dell’1-1 in extremis che rivitalizzò la Salernitana di Menichini dopo che Galabinov si era appena mangiato un’occasione colossale, una delle tante.

Quel giorno in sala stampa Baroni disse che le vittorie sono un traguardo così difficile da raggiungere che è un peccato enorme buttarle via così.

Proprio vero. Stavolta non avevamo dominato, tutt’altro. Però a quel punto avevamo ormai in mano l’affermazione che ci avrebbe proiettato a 28 punti. Farsela sfuggire in questa maniera rimane una colpa imperdonabile.

Mai come stavolta quest’anno ho avuto l’impressione che la nostra squadra fosse slegata. I tre davanti a giocare la loro partita, a rendersi pericolosi sin dalle battute iniziali. Il resto degli uomini sempre più rintanati dietro, sin troppo passivi di fronte alle velleità di rimonta della Pianese.

Dopo il gol di Pablo siamo andati anche vicini al raddoppio in almeno un paio di occasioni. Ma nel finale di tempo gli ospiti hanno preso il sopravvento. Udoh si creato ed ha sprecato più volte l’opportunità del pareggio.Dopo l’intervallo abbiamo ritrovato equilibri e compattezza.

Ma abbiamo smesso di ripartire in maniera pericolosa tanto che l’assolo di Barbieri che ha liberato davanti al portiere Bortolussi rimane una gemma isolata in un contesto di moderata (ma continua) sofferenza.

A furia di stare lì, due-tre pericoli grossi per la nostra porta erano arrivati. Più per contrasti persi sulla tre-quarti, per rimpalli al limite dell’area che per una vera supremazia avversaria.I cambi di Banchieri avevano quasi messo a posto la situazione tanto che nell’ultima parte di ripresa, prima della beffa, eravamo andati decisamente più vicini al raddoppio che non al rischio del dispiacere dell’1-1.

Ma nel complesso questa squadra sembra aver perso per strada un po’ di quella umile solidità che ne rappresentava un indiscutibile punto di forza nello sprint di inizio stagione.

Ricordate la gara d’esordio con la Juve Under 23? Non avevate anche voi la sensazione che, malgrado la continua pressione bianconera, la palla non sarebbe mai passata? Oggi non è più così e la partita con la Pianese rappresenta un degno seguito di quanto avevamo già visto ad Arezzo.

Le statistiche vogliono sempre suggerire qualcosa: prima di Renate nessuno era mai riuscito a raggiungerci, una volta in vantaggio; da allora abbiamo già subito 4 rimonte nel breve volgere di una quarantina di giorni.

Eppure dopo una giornata del genere la cosa da fare, prima di ogni altra, è pensare positivo perché mi rendo conto che anch’io me la sono un po’ tirata addosso quando, rientrando da Arezzo, ripetevo a Danny Faranna: “Vedrai che domenica sarà dura…”.

In effetti è stata dura, ma più per colpa nostra, per qualche paura che comincia ad incunearsi nella testa dopo mesi al di sopra delle aspettative, che per meriti avversari.

Se c’è una cosa che deve lasciare questa partita con la Pianese è la convinzione che quello che è successo ai bianconeri potrà succedere anche a noi, quando ci troveremo di nuovo in svantaggio (o a caccia del gol vittoria) negli ultimi secondi di partita.

Forse accadrà a Busto, forse in un’altra occasione. L’importante è attaccare l’area avversaria sino all’ultimo pallone con la convinzione di arrivare per primi come hanno fatto i bianconeri di Piancastagnaio.Eppoi abbiamo finalmente ritrovato due protagonisti che ci mancavano tantissimo.

Sono molto contento di aver rivisto in campo Davide Bove che, dal punto di vista calcistico ed umano, più che una semplice promessa, è già una splendida realtà. E sono molto contento che Pablo abbia dimostrato ciò che son sempre stato convinto Pablo potesse ancora dare a ridosso dei sedici metri avversari.

Quelli come lui che hanno nel Dna la capacità di scovare la giocata risolutiva non perdono per strada questa qualità. L’importante è dosarne impiego e posizione nella maniera più opportuna.Ora abbiamo due uomini in più (e che uomini!) per far rifiatare qualcuno al termine di un girone d’andata impegnativo e comunque affrontato sempre ad alto ritmo da parte dei nostri.

Allo “Speroni” senza paura, di solito dopo le nubi torna a splendere l’azzurro…

Forza Novara sempre!!!

Massimo Barbero

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