Arboscello: “Domenica dovremo stare attenti e concentrati…”
venerdì 23 gennaio 2026 - 10:39
Il centrocampista del Novara ha parlato ieri ad “Azzurri in Radio”
“Sabato a Trento all’uscita dal campo mi stavo strappando i capelli. Non vincere una gara terminata in undici contro dieci brucia. Anche perché eravamo riusciti a pareggiarla già al 70’…” In queste parole pronunciate ieri ad “Azzurri in radio” c’è tutta la personalità e la voglia di vincere di Riccardo Arboscello, un 2005 che ha già la tempra da leader.
Anche il tecnico Dossena ha sottolineato l’occasione mancata: “Ci ha fatto un discorso, ovviamente non posso riferirne il contenuto, ma si è raccomandato di essere più cinici sottoporta. Noi squadra ci siamo tirati su a vicenda, cerchiamo di creare un clima positivo. Ed in settimana stiamo lavorando parecchio anche per migliore in fase di finalizzazione…”. Nell’ultima trasferta la svolta è arrivata con i primi tre cambi effettuati ad inizio ripresa: “Il mister ci ha parlato nell’intervallo. Ci ha detto che con quell’atteggiamento non saremmo andati da nessuna parte. Già chi è sceso in campo in avvio di secondo tempo l’aveva fatto in maniera diversa. Poi noi che siamo subentrati dalla panchina siamo riusciti ad essere più lucidi per cambiare finalmente le cose…”.
Ma torniamo indietro. Alla scorsa estate quando Riccardo è stato lasciato libero dal Genoa dopo una crescita costante nel vivaio rossoblu: “Ovviamente mi è spiaciuto. Venivo dai Dilettanti e nel Genoa ho fatto il salto di qualità. Ha un settore giovanile tra i più rinomati, dove curano ogni dettaglio. Proverò sempre un grande amore per quei colori. Ma non posso certo lamentarmi. Molti mi invidiano per la chiamata del Novara. Per questo devo tanto al direttore Boveri. Ed anche a mister Zanchetta”.
Guarda caso una delle prime apparizioni in azzurro di Arboscello è arrivata nell’amichevole con la Sampdoria. Quel pomeriggio a Bogliasco è entrato in campo con una straordinaria voglia di vincere: “Le partite con la Doria per me hanno sempre fatto storia a sé. Ed ovviamente ci tenevo a far bella figura con i tifosi azzurri su un bel campo ed in un centro sportivo attrezzato…”.
A vent’anni appena compiuti Arboscello è grato a chi gli ha già fatto fare tanta strada. A partire dal Legino: “Provo stima nei confronti di tutti i mister che mi hanno dato fiducia durante il mio cammino cominciato tra i Dilettanti. In cima c’è Sbravati che mi ha dato la fascia di capitano nella Primavera rossoblu. Un riconoscimento che rappresenta un qualcosa in più. Eppoi c’è Gilardino che mi ha convocato in prima squadra. Non è da tutti poter correre sotto la Curva in uno stadio come l’Olimpico…”.
Da ragazzo anche l’ex genoano ha degli idoli: “Dico Ronaldinho anche se non c’entrava nulla con il mio ruolo. Eppoi sono rimasto incantato da Pirlo, aveva un piede che mi ha fatto innamorare. Tra i centrocampisti di oggi dico Barella, per la personalità”.
La sua scelta di indossare il numero 36 è particolarmente dolce: “Ho sempre avuto un legame speciale con i nonni. Ne è rimasta una sola, a Genova. Il 36 rappresenta l’anno di nascita che li accomuna”.
Cos’è cambiato nel gruppo dopo l’arrivo di Dossena? “Siamo sempre stati una squadra unita e lo eravamo anche con Zanchetta. Purtroppo abbiamo perso tanti punti nei minuti finali e per errori individuali. Uno l’ho commesso anch’io con l’Albinoleffe e ci è costato la partita. Dossena ci fa lavorare tanto. Stiamo al campo dalle 9 alle 14.30, ci ha inculcato nella testa che senza il lavoro non si va da nessuna parte. Ne parliamo all’interno del gruppo e siamo felici…”.
Gli allenamenti intensi stanno prendendo il sopravvento su tutto il resto: “La mia quotidianità è piuttosto monotona. Quando finiamo le sedute dopo le due, andiamo a mangiare qualcosa ed arriviamo a casa stanchi. Divido la casa con due compagni ed al rientro faccio dei lavori o mi metto addirittura a dormire. E quando c’è il doppio… si stacca verso le 17.30”.
Dunque è difficile raccontare cos’è per te Novara? “Ero abituato ad un clima ed ad una città diversi. Vengo dal mare. Novara però mi piace. Ho fatto qualche passeggiata nel centro storico e mi ha affascinato. Ovviamente è molto più grande di Bergeggi dove sono nato…”.
I numeri di Riccardo in Primavera (6 gol nello scorso campionato) ci dicono che lui è un centrocampista che ha confidenza con il gol: “Devo migliorare lavorando. Quello con le Dolomiti lo ritengo un gol mangiato. Sono convinto che le reti arriveranno, come è importante che arrivino le reti di tutta la squadra…”.
A Trento Arboscello è stato determinante da subentrato, come aveva immaginato mister Dossena alla vigilia. E’ successo così altre volte, ad esempio con l’Inter al “Piola”. Meglio dunque cominciare dalla panchina? “Dipende da ogni singola partita. Entrando in corsa sei più lucido e vedi meglio le cose rispetto a chi era già in campo. Però in dieci secondi devi già essere sul pezzo, senza aver toccato il pallone e qualche volta senza esserti nemmeno riscaldato. Non è semplice. Mister Dossena è esperto, sa bene quello che fa. Per questo non dico niente riguardo a questa scelta. E non avrei detto nulla nemmeno se non mi avesse proprio impiegato…”.
A proposito, che fine avevi fatto a novembre e dicembre quando sei stato impiegato pochissimo? “Ho avuto un problema alla schiena prima della gara con la Virtus Verona. L’ho superato due giorni dopo. Poi sono sempre stato bene, ma evidentemente il mister riteneva che non fossi in forma. Peraltro non c’è tantissima gente che sta giocando fissa in C dopo essere salita dalla Primavera. E’ uno step importante, di crescita, a vent’anni appena compiuti. Ovviamente voglio migliorare il mio score di assist e gol”.
Fin troppo facile dunque definire quand’è stato finora il momento più negativo finora della sua esperienza in azzurro: “E’ dura stare fuori un po’ senza giocare, senza non entrare nemmeno più. Finisci col perdere il ritmo che invece hai quando subentri anche solo per mezzora. I momenti più felici? Quando sono entrato con l’Inter ed al primo pallone ho sfornato subito l’assist per Da Graca. Per la gioia stavo per svenire… Eppoi ci metto la felicità per la vittoria sull’Arzignano al termine di una gara giocata per tutti i novanta minuti”.
Qual è l’obiettivo stagionale? “I play off. Se li raggiungeremo vorrà dire che avremo fatto bene, sia come squadra che come singoli. Personalmente vorrei dare una mano maggiore ai compagni, incidere di più in un campionato difficile, in cui ci sono avversari pronti ad entrare anche con cattiveria”.
Ed ora arriva la Pro Patria. Il pericolo è forse quello di deconcentrarsi visto il ruolino recente dei tigrotti? “E’ impossibile prenderla sottogamba. Sappiamo quanto è importante per noi la partita di domenica. A Vercelli penseremo dopo. Mister Dossena ci ha insegnato a guardare ad una gara alla volta. Per questo abbiamo studiato parecchio il prossimo avversario. E siamo coscienti quanto i nostri tifosi tengano a questo incontro…”.
Che partita ti aspetti? “Una gara fisica, una squadra che ci affronterà anche con cattiveria, pronta a sfruttare le seconde palle. Dovremo stare attenti e concentrati al cento per cento, per evitare tranelli. Le due espulsioni rimediate nella gara d’andata sono indicative del loro atteggiamento…”.
Riccardo, da innamorato del calcio, sogna per domenica quello che tutti quanti noi sogniamo… “E’ molto bello avere dei tifosi che ci sostengono sempre. Tanto più in un campionato in cui ci sono squadre che si presentano al “Piola” senza nemmeno un supporter al seguito. A Trento si sono fatti quattro ore di macchina o di pulmino per venire ad incitarci in un centinaio. E speravamo tanto di vincere per festeggiare con loro…”.
redazione forzanovara.net |