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di Simona Ragusa

Juventus-Novara: il solo pronunciare i nomi delle due squadre, messe una di fronte all’altra, fa venire i brividi.  Ho avuto questa sensazione dal momento in cui Gemiti, Centurioni e a seguire tutti gli altri, hanno fatto ingresso allo Juventus Stadium, prima del riscaldamento, per tastare il terreno di gioco. Ero lì da un pezzo. Non mi sembrava vero. Non sembrava vero a me, appassionata principiante dei colori azzurri, figuriamoci l’emozione provata dai millecinquecento giunti a Torino da Novara, fedelissimi da sempre, da una vita. Mi sono chiesta quale potesse essere l’emozione di ognuno dei ragazzi scesi in campo, della panchina, del mister, del direttore sportivo e del presidente. Ciascuno di loro ha trovato dentro di sé stimoli e motivazioni differenti: per qualcuno ha rappresentato una vetrina importante, per altri una conquista e altri ancora una rivincita.
Quel gol, dopo soli quattro minuti, ha contribuito a rendere più gelido il clima e ha raggelato anche un po’ i nostri cuori. Il Novara non era giunto a Torino con la presunzione di portare a casa dei punti, ma con la speranza di ben figurare sì. L’1-0 siglato da Pepe in avvio sembrava il preludio di una pioggia di reti a favore dei bianconeri, ma così non è stato. La Juve ci ha messo del suo sbagliando 15 delle 17 occasioni create e gli azzurri hanno dato il massimo per onorare una sfida sicuramente sognata fin da bambini e per la quale valeva la pena battersi fino al novantesimo. E così è stato. Dopo una prima frazione che ha visto la squadra di Tesser barcollante e frastornata dalle falcate di Pepe, dai sussulti di De Ceglie e Giaccherini, dalle magie di Pirlo, dai sussulti di Marchisio e dalla morsa impenetrabile di Chiellini e Barzagli, nella ripresa Rubino e compagni hanno provato a rialzare la testa e ad affacciarsi dalle parti di Buffon con un po’ più di coraggio. Ai millecinquecento tifosi novaresi, prima Rigoni poi capitan Rubino, con le loro conclusioni, hanno regalato l’emozione della speranza. Sull’1-0 era lecito nutrire il desiderio di poter agguantare il pareggio, almeno finché i bianconeri non raddrizzavano la mira e non chiudevano la pratica.

L’1-1 non si è concretizzato perché troppo poche sono state le occasioni da rete create. Il pressing asfissiante dei bianconeri non ha permesso al Novara di ragionare ed impostare come sa e come avrebbe voluto fare. Lo sapevamo sin dall’inizio che sarebbe stata una missione impossibile. Lo sapeva soprattutto Tesser, che ha riproposto la difesa a cinque e che ha chiesto ai suoi ragazzi determinazione e sacrificio. Il 2-0 firmato da Quagliarella ha premiato giustamente gli uomini di Conte, che a fine gara non ha fatto mancare i suoi complimenti al Novara, al suo staff tecnico e ai dirigenti azzurri per la scalata e le imprese compiute. I complimenti, è vero, non aiutano a far lievitare i punti in classifica, ma visti i risultati delle dirette concorrenti per la salvezza, il Novara può archiviare col sorriso e con un pizzico di sollievo la trasferta di Torino, sconfitta compresa. Fra poche ore sarà la volta del Palermo, che per mostrare tutta la sua rabbia e la sua voglia di rivalsa ha cambiato tecnico con la speranza di cambiare marcia proprio partendo da mercoledì. Le motivazioni ai siciliani di certo non mancano, ma in quanto a stimoli, il Novara non è certamente da meno.

 

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