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di Simona Ragusa

Vedi Mondonico e ti commuovi. 
E’andata così dopo il triplice fischio: prima la parata di Ujkani sul tiro centrale di Pazzini, poi il fischio finale. Due momenti in cui il cuore di tutti i tifosi azzurri è stato messo a dura prova. Due attimi dopo i quali il sogno è diventato realtà: espugnare San Siro, costringere alla resa l’Inter, che al Novara, quest’anno, ha ceduto in tutto 6 punti. Come vorremmo tanto poterle dare la rivincita nella prossima stagione… Intanto concentriamoci su quella attuale. Altro che iniezione di fiducia.
Altro che consapevolezza dei propri mezzi. Dopo questa impresa, la missione si rileva tutt’altro che impossibile. E Mondonico lo sa eccome. Lui che alle “mission impossibile” è avvezzo e che è il primo a crederci, altrimenti non avrebbe accettato la panchina azzurra e con essa una sfida che pensava di aver perso in partenza.
La sua mentalità, il suo entusiasmo, la sua convinzione sembrano davvero aver influenzato la squadra. Lui, che ha appena debellato un brutto male e che, come ha dichiarato in un’intervista domenica sera, non si è accontentato di sopravvivere. Voleva vivere e ci è riuscito. Oggi, quindi, il Mondo non vuole solo partecipare, vuole vincere questa ennesima sfida.
La fiducia che la società ha riposto in lui, lui vuole ripagarla nel migliore dei modi.
Il Novara rappresenta per lui la vita, quella reale (oltre che quella calcistica) che, se vogliamo, gli sta dando un’altra possibilità. Apro una parentesi per una piccola confessione: nel vedere il neo tecnico in panchina durante la sfida serale (che ha segnato il suo ritorno ed esordio)  contro il Chievo, in una temperatura al di  sotto dello zero, ho pensato: “Ma tutto questo freddo, non gli farà male? Non rischia di ammalarsi?”. Di certo, dopo il male che ha vinto, non sarà il rischio di un’influenza a frenarlo.
Chapeau mister! E te lo dice una che ama il Novara, ma che prima ancora è tifosa juventina. 
Veniamo all’impresa compiuta a San Siro. Catenaccio e contropiede erano le uniche due parole d’ordine giunte in campo dalla panchina. E’ così è stato. Per favore non dite che l’Inter non ci ha provato. Perché la squadra di Ranieri ci ha provato eccome. Solo che noi siamo stati bravi a difenderci e a ripartire e anche un po’ fortunati, perché se Pazzini, al 93’ non avesse sparato contro Ujkani quel pallone, ora saremmo qui a commentare un risultato diverso. Il muro difensivo innalzato dagli azzurri è stato insormontabile, a centrocampo Porcari è stato inesauribile, Radovanovic una diga e Rigoni un piacere per gli occhi tanto in fase d’interdizione quanto in fase propositiva.
Anche Jeda, con l’arrivo di Mondonico, sembra aver trovato una sua collocazione e non ha fatto mancare il suo sopporto a centrocampo e al compagno più avanzato Caracciolo. Per l’airone potremmo spendere lodi infinite. Un gol decisivo e 90 minuti di sacrificio. 
E’ bello cullarsi nel mare del trionfo, peccato che il tempo sia tiranno e che sia già il momento di pensare al prossimo avversario, l’Atalanta, che dopo il successo casalingo contro l’Inter abbiamo incontrato con entusiasmo e determinazione, ma che ci ha negato, come tutti ricordiamo, la gioia del secondo successo consecutivo, che forse avrebbe dato una sterzata differente al nostro campionato. Domenica, al Piola, è tempo di rivalsa e l’occasione è ghiotta. Troppo ghiotta per lasciarsela scappare.

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