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4 chiacchiere con... Nini Udovicich
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di Massimo Corsano

Giovanni “Nini” Udovicich (nella foto a sinistra, assieme a Corsano) nasce a Fiume il 1 gennaio 1940; cresce calcisticamente nelle giovanili del Novara. Inizia la sua carriera nel febbraio 1958 e per diciannove stagioni (un vero e proprio record) veste la maglia azzurra tra serie B e C, chiudendo la sua carriera nel 1976 e collezionando ben 517 presenze e 8 reti. Bandiera del Novara, stopper ruvido ma sempre leale e corretto, rappresenta un’icona dell’attaccamento ai colori della maglia, valore che nel calcio di oggi non esiste praticamente più. Attualmente vive a Novara.

Il Novara Calcio attuale e quello nel quale il “Nini” ricopriva il suo ruolo di giocatore chiave appaiono molto diversi; anche l’ambiente però si è decisamente modificato. “Dopo il trasferimento con la mia famiglia a Novara nel 1946 (N.d.R. da Fiume), trovammo alloggio nella caserma “Perrone”. All’inizio ambientarsi non fu facile, anche in considerazione del fatto che come profughi non eravamo ben visti; fortunatamente, però, dopo un breve periodo di tempo la situazione andò migliorando e le persone con le quali eravamo in contatto cominciarono ad avere stima di noi. Per me fu abbastanza facile superare questo impatto; quelli che soffrirono di più furono senza dubbio i miei genitori, che dovettero abbandonare la loro casa per evitare conseguenze spiacevoli”.

Sebbene ancora oggi il nome di Udovicich rappresenti “la difesa del Novara”, il suo esordio da giocatore non fu nel ruolo che lo rese famoso ed ammirato. “Sì, nel 1958 debuttai contro il Bari come centravanti… Perdemmo 3-0, una partita nella quale toccai a malapena tre palloni... quelli da rimettere in gioco dopo i goal subiti. A marcarmi c’era Seghedoni, che in seguito venne poi proprio a Novara; quando ci rivedemmo mi ricordò che non mi aveva fatto veder palla… gli risposi che io avevo 17 anni e lui una trentina… ci mettemmo a ridere”.

In diciannove campionati con la maglia azzurra, trovare il periodo più bello non è compito facile, dato che ve ne saranno stati parecchi. “Beh… con più soddisfazione ricordo ovviamente le promozioni raggiunte sul campo, invece con tanto rammarico quando ci spedirono in serie C per un “presunto” illecito, per il quale ancora oggi non sono mai state trovate prove concrete; gli anni della serie B sono stati fantastici”.

Un aneddoto curioso in così tante partite. “Un anno, a Catania… si avvicinarono in 7/8 persone e mi rubarono il portafoglio”.

Udovicich è testimone di un calcio dove, la vita di un giocatore, era decisamente più difficile rispetto a quella odierna. “Quando mi chiamarono per il servizio di leva feci il C.A.R. ad Orvieto e poi mi mandarono a Roma… Tornare a Novara due volte a settimana in treno era sfiancante, ricordo che un anno mi addormentai, risvegliandomi alla stazione di Torino… Presi il treno delle 5 per tornare a Novara, dove mi stavano aspettando per andare in trasferta”.

Nini Udovicich è ancora molto legato alla sua squadra, che riesce ancora ad emozionarlo come quando scendeva in campo per difenderne i colori. “A Novara la massima serie manca dal 1956, credo che questa dirigenza e questi giocatori possano farcela a riportare il Novara in serie A. Se lo meritano i suoi tifosi e la città intera, per la passione dimostrata in tutti questi anni”.

Ma qual è il giocatore del Novara di oggi che somiglia di più a Udovicich ? “Senza dubbio Andrea Lisuzzo. E’ un ragazzo molto bravo, so che lui ha molta stima di me e io di lui, ci somigliamo molto, non siamo gente con “i piedi di velluto” ma l'importante è fare bella figura contro gli avversari e non incassare reti”.

In passato vennero offerte a Udovicich cariche dirigenziali nel Novara Calcio, che però non furono da lui accettate. “Non si è mai trovato un accordo favorevole ad entrambi, avrei dovuto anticipare tutte le spese ed aspettare i relativi rimborsi in tempi decisamente diversi da quelli attuali (N.d.R. con le precedenti dirigenze); non ho mai chiesto grandi cifre, ma solo qualcosa che mi permettesse di mantenermi. Per me, che sono un tipo al quale non piace parlare molto, continuare a far parte del Novara Calcio mi avrebbe fatto un immenso piacere”.

Ancora oggi “Nini” Udovicich è nel cuore dei tifosi azzurri e considerato un vero e proprio idolo. “Credo che questa peculiarità sia dovuta alla mia disponibilità verso tutti; non sono un tipo altezzoso, parlavo e parlo ancora volentieri con chiunque, dai tifosi ai giornalisti, sino alla gente che ancora oggi, dopo avermi riconosciuto, mi ferma per strada”.

Tornando per un attimo al calcio vissuto da Udovicich, è innegabile che le differenze di preparazione con quello attuale siano abissali. “Adesso è quasi tutto incentrato sulla forza fisica, mentre ai miei tempi si prestava maggior attenzione alle qualità tecniche; in serie B c'erano più fuoriclasse e un difensore riusciva anche a giocare la palla impostando l'azione, perché non c'era quel pressing asfissiante come adesso”.

Inutile sottolineare che anche (e soprattutto) le strutture sono ben diverse da quelle di una volta. “Adesso un giocatore ha tutto quello che serve, a Novara in particolare: campi sempre in ottime condizioni, palestre con tutti i comfort. Inoltre oggi, un calciatore, può contare anche sulla pensione… un aspetto che ai miei tempi non c'era ed era nostro compito mettere da parte i soldi per garantirsi un futuro. E' vero che un giocatore guadagna molto, ma c'è anche da pensare che un impiegato o un operaio lavorano 35 anni, la carriera di un giocatore invece è mediamente di 10/15 anni”.

Nini Udovicich
conosce il sito forzanovara.net e vuole lasciare un messaggio ai suoi lettori. “Mando un saluto a tutti, soprattutto ai tifosi che ancora mi ricordano con affetto: mi riempie di gioia sapere che sono ancora nei loro pensieri. Invito tutti i tifosi azzurri a venire sempre più numerosi allo stadio per sostenere insieme il “nostro” Novara che, sono certo, ci regalerà ancora molte altre soddisfazioni”.

Massimo Corsano

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