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di Massimo Barbero

Oggi “Forzanovara” si sposta dall’altra parte del mondo. Siamo andati in Bolivia a scovare Luis Liendo... Venne ingaggiato dal Novara, a furor di popolo, nell’estate 2004. I tifosi dopo averlo visto in precampionato in un amichevole “internazionale” a Borgomanero (quando era ancora in prova) ne erano entusiasti. Il campo non ha confermato appieno le attese, ma il seguito della carriera dell’ex nazionale ha dimostrato che i suoi sostenitori ci avevano visto giusto. A quasi 34 anni (li compirà sabato 25) è protagonista nel massimo campionato boliviano. Ha lasciato l’Italia nel 2007 con una laurea ed un ottimo bagaglio culturale, ulteriormente arricchito dall’esperienza nel nostro paese.

Ciao Luis, come stai? Dove giochi adesso? “Molto bene grazie. Ho  quasi 34 anni però sono ancora in forma e ho tanta voglia di continuare a giocare. Sono tornato in Sudamerica e milito nel Universitario di Sucre, squadra di serie A boliviana. Sono il capitano e negli ultimi due anni abbiamo giocatola Copa Sudamericamache per intenderci, equivale alla vostra Europa League”.

Hai giocato in Argentina (Boca Juniors), Stati Uniti, Spagna (Real Madrid B) ed ovviamente in Bolivia, nazionale compresa. E’ vero che il calcio italiano è il più difficile? “Sicuramente si. Sono 17 anni che faccio il nomade… in giro per il mondo e posso dire che per me il calcio italiano e quello più duro. Si fonda essenzialmente sulla tattica e sulla forza física. Ho fatto fatica ad adattarmi all’inizio…”

Sei arrivato a Novara circondato da grandi aspettative. Poi cosa è successo? “Fu un anno difficile per tutti. Avevamo davvero una bella squadra, c’erano tanti giocatori bravi, E’ mancata la continuità di rendimento ed i risultati non sono arrivati. Tanto che abbiamo dovuto rincorrere la salvezza, ai play out con il Como…”

Le chances maggiori le avevi avute con mister Venturini.  Secondo me la tua migliore partita in azzurro rimane quella in casa contro lo Spezia (3-3). Sei d’accordo? “Certo. Avevo aspettato con pazienza il mio momento. E ricordo bene quella gara contro lo Spezia al “Piola” giocata a ritmi altissimi. Acciuffammo il 3-3 allo scadere. Fu davvero emozionante”.

Con Jaconi hai avuto pochissimo spazio. Come mai? “Nella prima partita della sua gestione, vinta per 1-0 controla Pistoiese, ho riportato una frattura tripla dello zigomo sinistro. Sono tornato a disposizione due mesi dopo, ma il mister mi ha concesso solo pochi minuti in campo. Poi, per fortuna, Gattuso ci ha condotto alla salvezza…”

Quanto ha pesato, all’epoca, il fatto di non avere una società solida e stabile? “Direi tanto. Quanto è successo anni dopo quando è arrivata l’attuale proprietà lo conferma”.

A Novara vivevi a Sant’Agabio e frequentavi l’università. Calcio a parte, come ti sei trovato nella nostra città? “Molto bene. Fuori del calcio passavo molto tempo all’Università del Piemonte Orientale dove frequentavo la facoltà di Farmacia. Ho ancora tanti amici, dentro e fuori dal campo”.

Ti senti ancora con qualche compagno di squadra della tua esperienza in azzurro? “Sì: Rubino, Pinamonte, Leto Colombo e Doardo….Sono molto contento che Raffaele e Porcari siano ancora li, a difendere i colori del Novara nella massima serie”.

Dalla Bolivia hai seguito la scalata degli azzurri sino alla serie A? “Certo! Sono molto contento per quello è stato fatto nelle ultime stagioni. Lo merita tutta la città. So che il Novara lotterà fino alla fine per non perdere la categoria”.

Vuoi concludere con un messaggio ai tifosi azzurri “Mando un saluto a tutti i tifosi novaresi, vi ricordo sempre, FORZA NOVARA!”

Massimo Barbero

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