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di Massimo Barbero

La passione viscerale per una squadra di calcio non nasce per forza a San Siro o all’Olimpico di Roma. Può sbocciare nella stessa maniera in un campo di periferia. Anche lì il cuore batte forte per la propria squadra. Come è successo a noi quarantenni… che abbiamo visto a lungo il Novara impantanato in campi e categorie non degne del suo blasone. Comincia oggi una nuova rubrica che vuole raccontare le partite che hanno cementato in maniera più radicata la nostra passione. Storie intense, non per forza gloriose, ma sempre emozionanti. E’ un racconto fatto anche per chi (spesso per ovvi limiti di gioventù…) non ha vissuto dal vivo quei giorni. Perché l’amore per il Novara Calcio è un testimone che si tramanda di generazione in generazione. Sempre con lo stesso entusiasmo, a prescindere dalla categoria. Ovviamente questa è una rubrica “aperta” nel senso che ciascuno di voi può contribuire raccontando alla propria maniera qualche partita del Novara  (ante duemila, ovviamente) che gli è rimasta particolarmente impressa. Buona lettura e buon divertimento.

5 maggio 1996  Tempio-Novara 0-1
Ho assistito ad un’infinita di partite del Novara dal vivo. Eppure voglio cominciare da una sfida che non ho mai visto, nemmeno in videocassetta. Ma che mi ha trasmesso una straordinaria emozione/gioia grazie alla voce di Paolo Molina.
Era la primavera del 1996 e la promozione in C1 era una chimera che inseguivamo da ben 15 anni. Avete capito cosa ho scritto? 15 campionati senza riuscire a vincere il campionato di C2… Ogni anno sembrava la volta buona ed invece… Anche stavolta eravamo partiti con i favori del pronostico grazie ad una straordinaria campagna acquisti. Ed invece a febbraio eravamo staccatissimi (mi pare 11 punti…) dal Lumezzane. Con Frosio era iniziata però una rimonta tanto imperiosa da riportarci in vetta ad aprile, a braccetto con i bresciani. A tre turni dalla fine avevamo gli stessi punti dei rossoblu, con scontri diretti alla pari ed una differenza reti leggermente migliore per noi. Non ci restava che vincere, vincere, soltanto vincere… Ad ogni mezzo passo falso (un solo pareggio ad Olbia compresso tra cinque vittorie) rispuntavamo i soliti fantasmi cittadini: “tanto non vogliono salire…”. Accentuati dal timore che un'altra mancata promozione avrebbe determinato l’abbandono del presidentissimo Armani (che poi in realtà se ne sarebbe andato lo stesso…). Per nulla al mondo mi sarei perso la trasferta di Tempio Pausania alla terzultima giornata. Purtroppo, però, i numerosi tentativi di allestire un charter erano stati vanificati da insormontabili difficoltà organizzative (un po’ come per Reggio Calabria l’anno scorso). E così soltanto pochi fortunati avevano potuto raggiungere il campetto sardo. Tra questi Paolo Molina, pronto, come sempre, a raccontare la gara ai novaresi sulle frequenze di “Azzurra”. Per condividere la sofferenza… con altri malati di tifo mi reco al “Fontana” in Corso Vercelli. Una radiolina ed una bottiglia di vino da dividere, tanto per allentare la tensione. Allora “Azzurra” alternava la diretta del Novara con interventi da altri campi. Bastano pochi minuti però per sentire il buon Paolo annunciare con comprensibile cautela il gol di Coti. Urlo terribile al bar… baci ed abbracci interrotti solo da una parolina inquietante proveniente ancora dai transistors: “fuorigioco”. Attimi di comprensibile gelo, poi il sollievo: Molina aveva semplicemente raccontato di un Coti scattato sul filo del fuorigioco… La gioia però è di breve durata. Arriva la notizia del vantaggio del Lumezzane a Varese grazie ad un rigore trasformato da Bertoni. Basta questo per farci cadere nelle immancabili dietrologie: “ecco, il solito rigore per loro…” “Lo sapevo, il Varese li lascia vincere…”. In effetti i biancorossi non avevano più grossi stimoli di classifica. Avevano disputato un bel campionato, con tanti giovani interessanti, ma ormai i play off erano fuori portata. Dimenticavamo che alla loro guida c’era Sergio Caligaris, un signore autentico, poco incline a regali, anche nelle ultime giornate. Ed in campo con la maglia numero 4 un certo Borghetti (ora responsabile del settore giovanile azzurro) a cui perdere piaceva davvero poco. Verso il finale di primo tempo accade l’incredibile. La voce di Molina comincia a farsi sempre più agitata nel chiedere allo studio aggiornamenti da Varese… In Sardegna è già arrivata la notizia che a Novara invece ancora nessuno immagina: gli uomini di Caligaris hanno ribaltato il risultato nel giro di un paio di minuti. Dapprima Barone ha fatto 1-1, poi Malaguti (un ex) ha trasformato il rigore del sorpasso. Ci sono ancora 45 minuti da giocare, ma al bar si urla più che per il gol di Coti. Sale la titolare a chiederci se siamo tutti impazziti a gridare in quella maniera. Un’altra bottiglia prego. Serve del salutare “doping” per allentare la tensione. L’alcool aiuta a superare lo stress di un secondo tempo che pare infinito. Il Tempio ha bisogno di punti salvezza e ci chiude nella nostra area. Pau (ve lo ricordate in azzurro?) popola di incubi il nostro pomeriggio primaverile. C’è anche l’espulsione di Casabianca, per fermare un avversario lanciato a rete, a rendere tutto più drammatico. Nei minuti di recupero Molina si inventa qualcosa che nessuno a quell’epoca aveva ancora fatto. Si mette a contare i secondi. Fino a qualche mese prima il recupero era lasciato alla discrezione dell’arbitro. Dal 45’ in poi ogni istante era buono per fischiare la fine. Le proteste di Gigi Simoni per un gol segnato dalla Juve a tempo abbondantemente scaduto avevano indotto il settore arbitrale alla grande riforma (ancora attuale) del tempo aggiuntivo comunicato preventivamente agli spettatori. E così Paolo alla radio ci tranquillizza indicandoci con precisione estrema il tempo che resta: “Mancano 40 secondi, ma considerato che Bini ce ne metterà almeno 20 per calciare dal fondo….” E’ la fine. L’apoteosi diventa totale quando arriva la conferma del risultato finale (2-1) di Varese. Il corrispondente bresciano parla con un filo di voce: “ora speriamo in qualche passo falso del Novara…” facendoci capire che stavolta è proprio fatta. Tre punti di vantaggio a due giornate dalla fine sono un bottino enorme al culmine di una rincorsa tanto bella. Ed allora comincia un carosello spontaneo per le vie della città dove tutti ci guardano increduli. Ci sono ragazzi che escono dalla discoteca che forse nemmeno sanno dove gioca il Novara. Non si esulta ancora, ma i colpi di clacson sono un primo messaggio ai “tiepidi”: “Domenica con l’Alzano tutti allo stadio!!!” Seguo in auto due personaggi carismatici del nostro tifo: Paolino, allora temporaneamente lontano dagli stadi per uno dei primi “daspo” della storia ed il non meno appassionato Cesare Colombino, seguito dalla inseparabile Luisa. Comincia la grande “adunata” che porterà a riempire lo stadio di Viale Kennedy sotto il diluvio per l’1-0 all’Alzano, targato Pellegrini. Già, l’Alzano… Al rientro a casa la sera chiamo a casa l’allenatore Piantoni (allora si usava così…) per la consueta intervista per “Forza Azzurri”. Mi risponde la figlia, gentilissima: “scusa, ma papà è fuori a festeggiare. Con la vittoria di oggi siamo matematicamente ai play off grazie agli scontri diretti…” . Non l’avevo considerato. Mi illumino di un sorriso ancora più sereno mentre chiudo la mia domenica calcistica guardando la differita di Varese-Lumezzane su Rete 55… 

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