A cura di Massimo Barbero
Che obiettivo ha il Novara? Da un paio d’anni anche noi che seguiamo con attenzione ogni mossa della società azzurra, che parliamo o scriviamo ad ogni ora del giorno della nostra grande passione… facciamo fatica a fornire una risposta precisa a questa domanda. Badate bene, non mi riferisco alla comunicazione esterna che è normale sia avvolta da un po' di comprensibile prudenza, ma dalla percezione concreta che si ha da fuori delle mosse che si susseguono e del loro significato sportivo.
Eppure il Novara più recente un obiettivo l’ha sempre avuto. Con l’oggi ripudiato Mds si partiva al via della serie C costantemente con l’intento di salire in categoria superiore. Eccezion fatta che nel 2019, quando era ormai altrettanto chiaro che si puntava a contenere i costi ed a valorizzare i giovani di un ricchissimo vivaio (molti di loro militano o hanno militato almeno in B) e per questo si era scelto il miglior allenatore possibile a tal fine, Simone Banchieri reduce da un trionfale Scudetto Under 16 da imbattuto. Anche Ferranti aveva un traguardo chiaro. Dapprima vincere la D, poi vincere la C ed infine dall'estate 2023 limitare gli esborsi ulteriori, cercando nel contempo di salvare la pelle sul campo ed introitando il più possibile dalla politica del minutaggio… per poi cedere il club alla prima occasione utile.
Ma dal 2024 ad oggi 7 giugno 2026… qual è diventato l’obiettivo? Da fuori, francamente, non si comprende in un mix tra discorsi sugli under, qualche ingaggio obiettivamente sopra la media per la categoria, scelte tecniche presto sconfessate. Per arrivare tredicesimi… con tutto il rispetto… potrebbe bastare il budget dell’Ospitaletto o appena qualcosa di più.
Prendete il discorso allenatore. Sin da metà febbraio i beneinformati sussurravano che non si sarebbe confermato Dossena per puntare con decisione sul grande ritorno di Foschi. Foschi non è arrivato (pare per ragioni personali) e dunque si è virato su Birindelli. Mi spiegate cos’hanno in comune Foschi e Birindelli? Al di là dei soli 7 anni di differenza… uno allena in C quasi ininterrottamente dal 2002, a seguito di una grande intuizione agostana di Borgo… l’altro da una sola stagione, per quanto indubbiamente molto felice per la Pianese. Con questo, badate bene, non voglio dire che Foschi sia meglio di Birindelli (che non conosco da allenatore e di cui i colleghi di Siena mi hanno parlato benissimo) e neppure l’esatto contrario. Mi limito solo a dire che sono profili diversissimi per trascorsi ed esperienza. E’ come se un club di vertice di A, incassato il no di Allegri, si dirigesse su Aquilani… Entrambi nomi di alto livello, ma dal passato ben differente.
La sensazione è che nel dopo Gattuso, nei lunghissimi casting primaverili di questi ultimi due anni, si sia cercato il nuovo Sarri di turno. Il talento in panchina che nessuno aveva fatto ancora emergere, a dispetto della carta d’identità. In effetti Sarri fu ingaggiato dall’Empoli nell’estate 2012 quando aveva già compiuto 53 anni ed era reduce da un esonero a Sorrento in C. Dopo tanta gavetta nelle serie minori toscane aveva vissuto sprazzi interessanti di carriera anche in B, ma rimaneva tutt’altro che una certezza al momento dell’approdo nel club reduce da una sofferta salvezza nei play out col Vicenza (club poi puntualmente riammesso). Ed invece soltanto tre anni dopo sarebbe passato ad un Napoli pronto a lottare per lo scudetto dall’alto di un calcio moderno e divertente, riproposto sia in Toscana che sotto il Vesuvio.
Ma tutto questo fu possibile perché il presidente dell’Empoli Fabrizio Corsi difese strenuamente e pubblicamente la scelta Sarri malgrado 9 giornate senza nemmeno una vittoria. Dopo lo 0-3 casalingo con l’Ascoli (poi retrocesso) di metà ottobre fu determinato nel ripetere davanti ai cronisti che sarebbe andato avanti con Sarri fino alla fine, a costo di scendere in C. Da noi ci sarebbe altrettanta ostinazione nel portare avanti una strada tecnica intrapresa? Il recente passato ci suggerirebbe una risposta differente…
Dunque benvenuto mister Birindelli e, di cuore davvero, buon lavoro mister Birindelli! Ma la cosa che più conta che quel contratto fino al 30 giugno 2028 sia il segnale concreto che su Birindelli il Novara crede davvero ed è pronto a difenderne l’operato fino al limite del sostenibile. A Meda, dopo 9 risultati utili consecutivi, ho sentito un dirigente che già metteva fortemente in discussione l’operato di Dossena alla prima sconfitta incassata col 3-4-2-1 adottato da inizio febbraio. Così, credetemi, non può funzionare…
Fissare un obiettivo nello sport, in un club, in una società è di fondamentale importanza. Poi le stagioni si possono comunque sbagliare, capita a tutti, anche ai migliori (ricordo un Milan di Berlusconi-Galliani-Capello chiudere decimo pur in un’annata senza coppe ed un Novara retrocedere col Pontedera dopo essere partito per vincere) m è fondamentale è sapere dove si va. O, meglio, dove si vorrebbe andare, almeno dal proprio interno.
Seguo il Novara con consapevole coscienza da circa 45 anni e ho imparato sulla nostra pelle che ogni qualvolta siamo rimasti a metà del guado… abbiamo finito col combinare dei mezzi disastri. Tra il 1981 ed il 1996 la C1 ha rappresentato a lungo una chimera, ma quando si puntava con decisione alla promozione… qualcosa di buono, quasi sempre, lo si realizzava. Il campionato 86-87 finì con una cocente delusione… ma quanto ci eravamo divertiti lungo il cammino? Lo Stadio di Viale Kennedy sempre con almeno 5 mila persone sugli spalti… tanto azzurro in tutte le trasferte, anche le più lontane, al Centro Italia o in Sardegna… il “Club Forza Azzurri” appena nato già con più di 1000 iscritti… Quanti diciottenni si sono innamorati per sempre del Novara grazie a quella stagione con gli abbonamenti fissati a 30 mila lire (per i ragazzi) per ogni ordine di posto? Secondo me ci ha regalato più tifosi per sempre “fedeli” quel terzo posto in C2 che il giro, per quanto benedetto, in serie A o la gita di Coppa a San Siro nel 2010. In mezzo abbiamo vissuto tante annate definite “di transizione”, di programmi pluriennali con esperimenti discutibili... scivolate via tra l’apatia generale e spesso concreti rischi di retrocessione… E, nel complesso, costate agli azionisti non tanto di meno rispetto ad esperienze nelle quali, tutti quanti, ci siamo davvero entusiasmati ed appassionati
Chi scrive si augura, davvero, che tra dieci anni la famiglia Boveri sia ancora al timone del Novara. Perché trattasi di una proprietà seria e solida, composta di gente genuinamente appassionata, imprenditori abituati da generazioni al successo nella propria attività. Onestamente non riesco ad immaginare di meglio nel nostro orizzonte. Ma scrivere oggi che tutto va bene, che quel che è successo nell’ultimo biennio rientra, nel complesso, nella norma… vorrebbe dire non fare il bene del Novara. Perché il grigiume di altri campionati anonimi (o peggio di ansia) rischia di trascinare in un terribile cortocircuito una tifoseria disamorata ed, a cascata, proprietari che vedono ripagati i propri sforzi da un ritorno sportivo ed economico (e di conseguenza da un consenso) non certo all’altezza dell’impegno profuso. Col pericolo di vedere il Novara precipitare, in caso di disimpegno dell’attuale società, in nuovo burrone dal quale stavolta sarebbe davvero difficile riemergere perché un “san Ferranti” alla porta non capita tutti i giorni… Forza Novara sempre!!!
Ps: sono particolarmente felice per il ritorno in panchina di “Jack” Gattuso, seppur alla guida di una nostra rivale. Perché dal lontano 1999 ho conosciuto in presa diretta un persona dai valori umani sopra la media. Ed i risultati colti nelle ultime esperienze in prima squadra, a Como ed a Novara, lo confermano certamente anche allenatore da categoria superiore.
