E’ uno degli azzurri più in forma in questa prima parte del 2026. E domani si appresta ad affrontare la Giana Erminio, la squadra in cui ha militato nella seconda parte della scorsa stagione: “In realtà vi ho giocato poco – ha detto ieri ad “Azzurri in Radio” – perché subito dopo il mio arrivo mi sono fatto male e sono stato fuori due mesi e mezzo. Però ho potuto accorgermi che quella è una realtà nella quale non manca nulla per rendere al meglio. E non a caso anche quest’anno sta procedendo al meglio”.
La domanda è sempre attuale: perché hai preferito la Giana al Novara nel gennaio di un anno fa? “C’erano diverse opzioni ed assieme al mio procuratore abbiamo ritenuto fosse quella più adatta a me. Forse oggi farei una scelta diversa. In estate però il Direttore mi ha cercato ancora ed il fatto che mi volesse con tanta convinzione ha inciso parecchio nella decisione di venire qui”.
In settimana Nicolò e compagni hanno ricevuto una carica particolare. Prima dell’allenamento del mercoledì si sono recati a visitare la splendida “Casa del Novara”: “E’ stato un momento toccante. Abbiamo capito ancora una volta che Novara non è una squadra come le altre. Ha una storia importante. Da qui sono passati giocatori fortissimi tra cui spicca Bruno Fernandes, probabilmente il top”.
E’ un gran bel momento per l’ex juventino, la svolta è arrivata ad inizio gennaio: “Quello attuale è un modulo perfetto per me. Mi consente di partire dalla trequarti, attaccare al centro la difesa, puntare gli avversari, andare in porta. E sento le fiducia del mister sin dai primi giorni dal suo arrivo. Sono entrato a Monza, eppoi ho giocato titolare con le Dolomiti. Nell’esultanza dopo quel gol ho liberato tutto. Perché stavo giocando la mia partita più bella ed avevamo avuto diverse occasioni, compreso il sottoscritto”.
Nelle ultime due gare sei andato in crescendo nei secondi tempi: “E’ vero, sono un giocatore capace di fare autocritica, che pretende sempre tanto da sé stesso. A Trieste all’inizio ero un po’ in ombra, sui primi palloni risultavo bloccato. Nel secondo tempo però è stata tutta la squadra a crescere ed a crederci. Sono entrato maggiormente nel vivo del gioco. Ed il gol è arrivato su un calcio d’angolo battuto da me. La stessa cosa era capitata con l’Albinoleffe, una squadra che marca ad uomo in fase di non possesso. Avevamo fatto fatica, ma poi siamo riusciti a ribaltarla”.
La crescita alla distanza è ascrivibile anche al grande lavoro fisico che il gruppo sta svolgendo in settimana dopo il cambio di guida tecnica: “Mister Dossena ci ha inculcato il suo modo di lavorare. Svolgiamo sedute dure per essere pronti in partita, fino alla fine. E nelle ultime gare riusciamo a spingere anche nei minuti conclusivi”.
L’ormai prossimo ventiduenne Ledonne si presenta così: “Sono un ragazzo tranquillo, mi piace stare in casa magari a vedere un film. Tra gli altri sport mi piace il basket. Amo passare il tempo con la famiglia e gli amici. E spesso la poca distanza mi consente di tornare a Chivasso. A Novara vivo da solo, ma ho legato parecchio con Citi e Dell’Erba. Ci prendono in giro perché siamo sempre assieme. La vostra è una bella città, mi piace passeggiare in centro”.
La svolta della sua carriera è arrivata due stagioni fa, in serie D: “Quell’anno a Piancastagnaio mi ha formato, porterò quel posto sempre nel cuore. Era la prima volta che stavo lontano da casa e sul campo ho avuto le statistiche migliori (10 gol ed 11 assist ndr). Una stagione da incorniciare anche perché abbiamo raggiunto il sogno promozione. La Pianese è una gran bella società che si sta confermando anche in C”.
La sua stagione in azzurro è partita in salita per lo scarso minutaggio nel girone d’andata: “La prima parte è stata complicata perché non avevo continuità. Però sono rimasto sempre sul pezzo, non ho mai mollato. Se pensi di non farcela, allora sei destinato a sbagliare anche quando arriva il tuo momento. Invece io mi sono fatto trovare pronto sin dalla mia prima da titolare a Lumezzane”.
A Trieste domenica scorsa è andata in scena una vittoria un po’ particolare, la prima senza il supporto di chi nelle stagioni precedenti aveva colorato anche il settore ospiti del “Rocco”: “I nostri tifosi ci sono mancati. Li avevamo sempre avuti al nostro fianco, anche nelle trasferte più lunghe. Purtroppo abbiamo giocato in uno stadio vuoto anche negli altri settori. E’ un peccato perché a noi piace caricarci andando sotto la nostra Curva prima della partita, per sentirne il calore”.
Ovviamente sin qui non tutto è andato bene per un Novara complessivamente al di sotto delle aspettative: “le critiche ci stanno, sappiamo bene di averle meritate. Però le prestazioni ci sono sempre state. Ora speriamo che arrivino anche i risultati. Come a Trieste quando abbiamo centrato i tre punti al termine di una gara così così. Personalmente non ho dormito dopo il “tape in” fallito a Crema al 102’ sul punteggio di 2-2…”.
Quali obiettivi può cullare la squadra azzurra da qui alla fine della stagione? “Due settimane fa si parlava di salvezza, ora di play off. Meglio pensare partita per partita. Sperando gli episodi girino dalla nostra parte. E non si commettano più disattenzioni come quella che ci è costata il 2-2 col l’Albinoleffe”.
La Giana ha cambiato molto, allenatore compreso, rispetto allo scorso campionato: “Ma ritroverò Pinto e Marotta, i due veterani. Sono loro che tengono su la Giana ed insegnano ai giovani cosa rappresenti. Senza dimenticare l’esperienza di Ferri in difesa”.
redazione forzanovara.net