E’ triste finire così, già al 18 aprile... E’ brutto guardare la classifica e ritrovarsi al quindicesimo posto ad una giornata dal termine. La cosa che mi preoccupa di più è l’ inevitabile effetto “vuoto di passione” attorno ad un Novara che, serie D a parte, non riesce più ad essere protagonista dall’esaltante scalata targata Banchieri della strana estate 2020 (quando purtroppo la gente non poteva andare allo stadio).
I mesi che ci separano dal nuovo campionato saranno lunghi, lunghissimi, proprio come un anno fa. Un po’ come per la Nazionale che non va ai Mondiali dal 2014… qui il rischio concreto è che generazioni di giovani potenziali tifosi dirottino altrove i propri sguardi ed il proprio giovanile entusiasmo. Qualcuno adesso mi obietterà… e che dovrebbero dire quelli che seguono la Pro Patria o la Ternana o magari il Varese o il Pavia? Non sono d’accordo con chi guarda sempre in basso! Il bello di ogni competizione sportiva sta nel gusto di poterci provare, di cercare di migliorarsi, a dispetto del pronostico e dei valori assoluti.
Se no non sarebbe mai esistito il pomeriggio del “Sarrià” di Barcellona nel luglio 1982. O, per quanto ci riguarda, non sarebbero mai arrivati il 25 aprile 2010 ed il 12 giugno 2011. Se ci togliete anche la possibilità di sognare il meglio per la nostra Squadra del Cuore tutto crolla a cascata…
E’ pensare che era cominciata con quella bella serata contro l’Inter Under 23 che ci aveva restituito il piacere di tornare allo stadio dopo tanta attesa. Ci eravamo entusiasmati per una squadra giovane e propositiva che sembrava in grado di farci dimenticare il grigiore della primavera precedente, stavolta con gioco e risultati. A distanza di otto mesi scarsi quel lampo d’azzurro si è rivelato una mera illusione agostana naufragata negli errori individuali di un campionato certamente al di sotto delle aspettative.
Eppure anche nel giorno della resa e del rompete le righe resto convinto che mister Dossena abbia portato a questo gruppo una mentalità ed una cultura del lavoro che prima non c’erano. Contro il Cittadella nemmeno stavolta si sono visti i 15 punti di distacco in classifica.
I granata hanno cominciato meglio andando al tiro un paio di volte nei primi dieci minuti. Ma da quella occasione sprecata da Lanini su corridoio di Collodel è cominciata un’altra partita. Nella metàcampo veneta si è rivisto il Novara capace di far girare palla in velocità con scambi e fraseggi palla a terra ed inserimenti che aveva convinto tutti un mesetto fa contro l’Alcione. Tetri pensieri hanno affollato la mia testa in cabina accanto a Fabio sin da quel palo sfiorato da Da Graca.
Mi aspettavo che la squadra di Iori prima o poi avrebbe castigato tanti sprechi. E così purtroppo è stato con un tiro da fuori che si è trasformato in un assist involontario per il gol partita.
Il colpo dello 0-1 l’abbiamo accusato nel finale di primo tempo rischiando il crollo. Invece ad inizio ripresa siamo tornati ad occupare stabilmente i sedici metri ospiti buttando in mezzo una serie di palloni puntualmente non sfruttati. Da urlo l’opportunità fallita da Agyemang al decimo minuto, quando c’era ancora il tempo di ribaltare il risultato ed aggrapparci ad un’estrema speranziella matematica di decimo posto in vista della trasferta di Ospitaletto.
C’è stato solo e soltanto Novara, seppur a ritmi non elevati per il primo caldo, contro un Cittadella stanco, rinunciatario e stucchevole nelle perdite di tempo per difendere il vantaggio in una gara che non valeva certo una finale play off (tantomeno per loro). Brucia andare in vacanza già adesso, avendo una squadra che, per la benzina accumulata da gennaio in poi, avrebbe ancora tanto da dare, almeno dal punto di vista fisico.
A coloro che mettono in discussione l’operato di Dossena e non ne vorrebbero la riconferma chiedo… è colpa dell’allenatore (o del modulo) se gli attaccanti che dovrebbero fare la differenza falliscono gol del genere? E se difensori, anche d’esperienza, commettono gli errori grossolani che si sono visti nei momenti chiave delle partite con Lumezzane e Vicenza? Esiste uno schieramento ad hoc che scongiurerebbe tutto questo? O un maestro di calcio tanto bravo da correggere in pochi mesi i ripetuti errori dei singoli? Ammiro il Cittadella per come ha difeso la bandiera Iori anche nei momenti più complicati di una stagione sin qui non all’altezza delle aspettative. Le scelte e gli uomini simbolo di un club vanno rispettati e non messi in discussione al primo refolo di vento contrario.
Non vorrei che l’ennesimo cambio di mister (sarebbe il quarto in circa tredici mesi da quel pomeriggio poco primaverile di Chioggia) o la solita sbandierata rivoluzione di calciatori sia solo la foglia di fico per nascondere criticità che stanno altrove, più in alto. E non mi riferisco ad un discorso meramente tecnico, ma anche al modo in cui è strutturata questa società, a come si rapporta con la città e con i tifosi organizzati. La gestione di Lo Monaco e del povero Argurio ci aveva portato in un anno scarso dall’ultimo posto della C al sesto occupato dopo l’esaltante notte di Trento. Da allora abbiamo avuto una media punti soltanto di poco superiore ad una da zona play out. E’ solo colpa del rendimento dei Donadio di turno?
Abbiamo una proprietà solida, composta da persone serie ed appassionate. Una rarità nel malmesso calcio italiano nel quale, soprattutto in queste categorie, spopolano ormai personaggi discutibili. Non possiamo permetterci di sciupare questa occasione, rassegnandoci ad annate anonime che allontanano appassionati e sponsor e finiscono con lo scoraggiare anche gli investitori che hanno immesso tante sostanze per arrivare ancora dietro, per il quarto campionato consecutivo… all’Arzignano Valchiampo.
Ci sarà tempo e modo per analizzare gli errori di costruzione nella rosa 2025-26. Azzardarlo oggi sarebbe intempestivo anche perché si rischierebbe di farsi travolgere dall’umore comprensibilmente nero. Ed irrispettoso essendoci ancora una partita da giocare, per quanto inutile.
Però una scelta chiave mi sento già di sottolinearla. Ieri come ultimo cambio, dopo l’85’, Dossena ha mandato in campo Ranieri. Trattasi del Capitano, del regista a cui era stato rinnovato il contratto ad inizio aprile, più di due mesi prima di individuare l’allenatore. Salvo scoprire che Zanchetta non lo apprezzava calcisticamente sin dalla prima conferenza stampa postgara del 17 agosto. Salvo ritrovarlo in panchina nella sfida più sentita, contro la Pro Vercelli a settembre, per far posto ad un giovane (Malaspina) poi mai più utilizzato. Salvo metterlo fuori dall’undici titolare sin dai primi di ottobre e così con tutti e due i tecnici che si sono succeduti in panchina, fatta eccezione per brevi parentesi in cui l’abbiamo visto partire dall’inizio.
Ripeto stiamo parlando del Capitano, del regista, sull’architrave del nostro gioco e su quello che sarebbe dovuto essere, nei piani estivi, il leader, dentro e fuori dal campo… Forza Novara sempre!!!
Massimo Barbero
